Il rischio idrogeologico – di Laura Alberico

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Gli
sconvolgimenti climatici sono diventati negli ultimi anni più improvvisi e
intensi. Le forze naturali, aria, acqua e fuoco non sono più personificazione
della divinità ma  nemici da combattere e
con cui convivere quotidianamente. Se tuttavia il rischio sismico è un evento
non prevedibile matematicamente il rischio idrogeologico rappresenta un aspetto
poco conosciuto e spesso ignorato dalla popolazione. La natura, amica per
definizione, è stata costretta per molti anni a subire gli interventi spesso
sconsiderati delle opere umane. L’evoluzione culturale e sociale dell’uomo ha
cambiato il suo rapporto con l’ambiente.

Anticamente l’uomo da nomade è
diventato stanziale e, coltivando i campi, ha stabilito uno stretto rapporto
con il territorio utilizzando i prodotti della terra e seguendo i ritmi
stagionali per sfruttare le sue risorse. Le tecniche impiegate per
l’agricoltura sono il risultato di esperienze e conoscenze spesso tramandate
dalla cultura popolare che insegnava i metodi migliori per  utilizzare il territorio senza danneggiarlo
come ad esempio le opere di terrazzamento per stabilizzare la tenuta del suolo.
Tuttavia sappiamo come il passaggio alla società industrializzata abbia
profondamente modificato il rapporto tra l’uomo e l’ambiente. L’abbandono delle
campagne verso le città ha determinato un cambiamento di vita dell’uomo che,
con il progresso tecnologico rapido e pressante, non è più riuscito a mantenere
il legame con la terra di origine. Le campagne si sono spopolate e il
“modellamento” operato dall’uomo sul territorio ha ceduto il posto alla
cementificazione spesso selvaggia e incontrollata in zone definite a rischio
ambientale. Sappiamo che il territorio italiano sottratto all’agricoltura e
urbanizzato corrisponde come estensione all’intera regione siciliana.  Ci sono zone in Italia che hanno un terreno
poco resistente e friabile, predisposto quindi ad alterazioni ambientali che
possono essere particolarmente rischiose quando si verificano condizioni
climatiche eccezionali come quelle a cui assistiamo in questi giorni.. I dati a
disposizione ci fanno riflettere e si configura quello che tutti chiamano un
disastro annunciato. Il 70% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico  e la mappatura del territorio nazionale avvenuta
dopo il disastro di Sarno ha messo in evidenza che molte aree geografiche della
nazione sono soggette al rischio idrogeologico cioè a conseguenze disastrose in
caso di frane, valanghe, erosioni del suolo e alluvioni. Le azioni dell’uomo
che favoriscono questi fenomeni sono numerose e vanno dal disboscamento alla
deviazione del corso naturale dei fiumi, dalla costruzione di opere pubbliche
come ponti e autostrade a quelle di case su terreni non adatti perchè troppo
vicini al mare, a corsi d’acqua o lungo l’asse di deflusso delle acque.
L’abusivismo inoltre rappresenta un fattore critico e poco controllato perché
si estende a macchia d’olio in territori fragili dal punto di vista
idrogeologico e in generale soggetti ai rischi naturali. In questi giorni la  pioggia caduta in poche ore  ha raggiunto un livello pari alla quantità di
precipitazioni che si possono  registrare
nell’arco di un anno intero, un evento eccezionale ma ormai ricorrente nel
tempo  a cui tuttavia oggi dobbiamo
essere in qualche modo preparati perché i cambiamenti climatici sono diventati
più forti e imprevedibili e interessano, purtroppo, diverse regioni italiane.
Ciò che tuttavia si può fare è risvegliare quella coscienza ecologica un po’
assopita e forse addormentata o narcotizzata dalla smania di realizzare il
massimo per una vita dove si consuma tutto e più di tutto. La natura, come
dicono gli esperti ambientalisti, ha una sua memoria e si riappropria di ciò
che le è stato tolto e lo fa spesso con la forza istintiva  e brutale che la caratterizza. Conoscere per
prevenire significa utilizzare tutti gli strumenti che l’uomo ha attualmente a
disposizione per ristabilire o in qualche modo riequilibrare il rapporto con la
natura, mettendo da parte l’egoismo dell’uomo tecnologico e riappropriandosi
della sua vera origine cioè quella  di “homo sapiens”. Solo in questa
prospettiva la memoria dell’uomo e della natura potranno avvicinarsi e
convivere senza dichiararsi guerra.

Laura
Alberico
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