Il rogo di Berlino

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Helga Schneider

AUTORE:       Helga Schneider ha esordito nel mondo letterario nel 1995 con Il rogo di Berlino che fu un autentico caso editoriale. Ci aveva raccontato la storia della sua infanzia trascorsa a Berlino negli anni bui del nazismo. Nel 1941, quando aveva 4 anni e il suo fratellino neppure 2, la madre che aveva il marito al fronte li abbandonò per diventare prima ausiliaria delle SS e poi guardiana al campo femminile di Ravensbruck e successivamente di Auschwitz-Bierkenau.
La descrizione dei mesi passati nelle cantine del palazzo dove viveva a Berlino, una città completamente distrutta dalle bombe, la visita nel bunker di Hitler dovuto alla zia, collaboratrice di Goebbels (il quale ne faceva un’operazione propagandistica) e la caotica fine della guerra, sono un esempio di alta letteratura libera da ogni autocompiacimento e di qualsiasi forma di retorica. Quello che Helga vive, è vissuto anche dal lettore: la guerra, la distruzione, la morte, ma anche la voglia, la necessità, nonostante tutto, di esserci e di sopravvivere, per raccontarlo. Nel 1963 si stabilisce a Bologna dove vive a lavora, essendo diventata cittadina Italiana. Nel 1971 scopre che la sua vera madre è ancora viva e decide di andarla a trovare. Seppe che viveva a Vienna, ma quell’incontro durò solo mezz’ora. La madre la portò in una stanza dove conservava l’uniforme, la divisa nazista che indossava il giorno in cui venne arrestata ad Auschwitz. A distanza di tanti anni era ancora fiera di quel passato. Tentò anche di farla indossare ad Helga e di regalarle una manciata d’oro, forse come risarcimento della sua latitanza materna durata 30 anni. Inorridita, Helga scappa e torna a Bologna con un gran peso nel cuore. Nel 1998 decide su invito di un amica di andare a rivedere la madre anzianissima per l’ultima volta; ma questo incontro la sgomenta, la fa stare male fisicamente. Helga vuole sapere, vuole capire come può un essere umano abbandonare due figli piccoli per inseguire un sogno di morte. Come si può assistere agli orrori che si svolgono quotidianamente sotto i propri occhi senza alcun turbamento? Insomma vuole capire a tutti i costi, se è in grado di tagliare definitivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tutto. Da questo incontro traumatizzante e lacerante nasce il libro Lasciami andare, madre (vedi la copertina sopra) uscito in Italia nel 2001; stampato anche in Olanda, in Francia e nel ottobre del 2002 anche in Germania. In aprile 2002 è uscito il suo ultimo libro, per ragazzi, dal titolo Stelle di cannella. Tra gli altri suoi libri si ricordano Il piccolo Adolf non aveva le ciglia e Porta di Brandeburgo.

 

RIASSUNTO: il libro si apre con uno stralcio di un discorso pronunciato da Hindenberg nel 1931, che viene così citato: Adolf Hitler è solo un bohèmien vanitoso che viene dalla strada. Che alcuni lo temano, ecco una cosa che veramente va al di là della mia comprensione”. 
Subito dopo inizia li racconto autobiografico,che si apre con una data e una città: Vienna, primavera 1971 qui Helga cerca di riappacificarsi con la madre dopo che quest’ultima l’aveva abbandonata preferendo a lei una carriera militare nelle SS. Torna dunque con suo figlio ma la madre piena dorgoglio e fiera del servizio compiuto sotto la guida di Hitler, le mostra la divisa delle SS e in quel momento Helga fugge per sempre portando con sé il figlio Renzo. Alla fine di questo breve racconto si apre un lungo flashback in cui Helga ci racconta progressivamente l annientamento” della città di Berlino tra il 1941 e il 1945.  Ritorna dunque indietro alla sua infanzia, precisamente all’età di 4 anni, in cui viene abbandonata dalla madre fermamente nazista, la quale si giustifica esclamando che ritiene più onorevole servire il Fuhrer che allevare i propri figli. In questo libro Helga racconta la sua storia ma allo stesso tempo le atrocità e le condizioni di vita durante la guerra viste dagli occhi di un bambino. Emergono infatti notizie su come la gente lottava” per riuscire ad accaparrarsi un po di cibo e addirittura un po d’acqua, oltre che alla squallida vita nel terrore e nella miseria di gente che si rifugiava in luoghi squallidi, maleodoranti e affollati come i bunker e gli scantinati oscuri. Vi sono inoltre notizie su come i soldati trattavano i civili, i quali dovevano subire le loro prepotenze come ad esempio nel brano in cui i sovietici entrano nel bunker di Helga terrorizzando i rifugiati e violentando Erika e Gudrun, due ragazze del bunker.  Il romanzo si conclude con la fine della guerra dove Helga e il fratello ricominciano a vivere uno stile di vita abbastanza simile al normale, incominciano difatti la scuola (anche se senza libri e con poche insegnanti) finché non giunge una lettera del padre nella quale c’è scritto che è riuscito a trovare lavoro fisso, ritrovarsi con i suoi genitori e che quindi li aspetta al più presto. La matrigna di Helga vende dunque tutto ciò che può e parte con Helga e il fratello per lAustria a bordo di un cacciabombardiere insieme ad altre dieci persone nel quale si può percepire che vivono ancora in stato di tensione. Qui Helga saluta Berlino lasciandosi alle spalle le atrocità e sofferenze osservate e subite. In questa parte del romanzo si intuisce che il cuore e la mente di Helga sono divisi, infatti lei è felice di lasciare Berlino per lasciarsi alle spalle lorribile vicenda accaduta, ma allo stesso tempo è triste per dover abbandonare Opa e quella che fino ad allora era stata la sua città.

PERSONAGGI

Helga: narratore e protagonista della vicenda non viene citata con questo nome ma si capisce dato che questo dato che è un racconto autobiografico

Peter: fratello di Helga, la quale dovrà prendersene cura, possiede un orsacchiotto di nome Teddy, alla fine del libro incomincia la prime elementare.

Erika e Gudrun: sono le ragazze compagne” di bunker di Helga, verranno violentate dai soldati sovietici e non riusciranno a sopravvivere fino alla fine della guerra.

 

Opa: padre della matrigna di Helga, che lo considera come un nonno a tutti gli effetti, è infatti molto affezionata a lui tanto che durante la partenza per laustria piange perché è costretta ad abbandonarlo

 

SPAZIO: il romanzo è ambientato interamente a Berlino, con un alternarsi di spazi chiusi come ad esempio il bunker e alcuni spazzi aperti appartenenti alla città di Berlino.

 

TEMPO: il racconto si svolge dallautunno 1941 alla primavera del 194, è ambientata dunque negli anni della seconda guerra mondiale. È presente inoltre un flashback lungo tutto il racconto subito all’inizio del testo, infatti inizialmente ci si trova nel 1971.

 

STILE: il linguaggio utilizzato dall’autore è molto semplice e crudo, infatti è molto comprensibile sono presenti però alcuni termini e frasi in russo e tedesco, che nella maggior parte dei casi non vengono spiegati. Prevale inoltre nel racconto il discorso diretto anche se sono presenti brevi tracce di discorso indiretto.

 

TECNICHE e NARRATORE: il narratore essendo il protagonista, è interno alla vicenda ed è dunque possibile capire e sentire i suoi sentimenti, i suoi dubbi e le sue frustrazioni.

 

TEMATICHE: questo libro fa riflettere molto su i sentimenti, le speranze e le ambizioni di uomini costretti a subire tutte le ostilità di persone senza scrupoli. Vi sono oltretutto scene di orrore, di odio e di terrore, che fanno ricordare ciò che è stata la guerra, queste pagine infatti rimettono insieme lo scenario del male che è capace di compiere l’uomo e la sofferenza ingiusta di poveri innocenti che non possono far altro che subire ingiustamente. Dovrebbe quindi aiutare come tutte le fonti su questo indelebile episodio a far si che la gente ragioni sullaccaduto impedendo di commettere lirrimediabile errore di ripetere la storia.

COMMENTO: questo libro mi è molto piaciuto, perché ha saputo attrarmi nella sua lettura e soprattutto far riflettere su lincredibile sofferenza e terrore che l’uomo è in grado di provocare a discapito dell’intera umanità, trovo dunque che sia un libro molto bello, perché lautrice è stata in grado grazie alla sua storia di trasmettermi informazioni molto importanti che per la vita dei giorni nostri all insegna del benessere sembrano quasi essere episodi di fantascienza. Ha saputo dunque in qualche modo farmi capire ed entrare nella mentalità delle persone che hanno vissuto sulla propria pelle la guerra.

ZANGARI DAVIDE – 2^F

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