Il rogo di Berlino

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Helga Schneider

IL ROGO DI BERLINO 
di Helga Schneider

Relazione di De Ciechi Marco  2 F – 11/03/2007

 Romanzo autobiografico

 

Autore:

Helga Schneider è nata in Polonia nel 1937. Ha vissuto in Germania, in Austria e ora vive in Italia a Bologna dal 1963.
Helga Schneider ha esordito nel mondo letterario nel 1995 con “Il rogo di Berlino” che fu un autentico caso editoriale. Ci aveva raccontato la storia della sua infanzia trascorsa a Berlino negli anni bui del nazismo.

Nel 1941, quando aveva quattro anni e il suo fratellino neppure due, la madre che aveva il marito al fronte li abbandonò per diventare prima ausiliaria delle SS e poi guardiana al campo femminile di Ravensbruck e successivamente di Auschwitz-Bierkenau.
La descrizione dei mesi passati nelle cantine del palazzo dove viveva a Berlino, una città completamente distrutta dalle bombe, la visita nel bunker di Hitler dovuto alla zia, collaboratrice di Goebbels (il quale ne faceva un’operazione propagandistica) e la caotica fine della guerra, sono un esempio di alta letteratura libera da ogni autocompiacimento e di qualsiasi forma di retorica. Quello che Helga vive, è vissuto anche dal lettore: la guerra, la distruzione, la morte, ma anche la voglia, la necessità, nonostante tutto, di esserci e di sopravvivere, per raccontarlo.
Nel 1963 si stabilisce a Bologna dove vive a lavora, essendo diventata cittadina Italiana. Nel 1971 scopre che la sua vera madre è ancora viva e decide di andarla a trovare. Seppe che viveva a Vienna, ma quell’incontro durò solo mezz’ora. La madre la portò in una stanza dove conservava l’uniforme, la divisa nazista che indossava il giorno in cui venne arrestata ad Auschwitz. A distanza di tanti anni era ancora fiera di quel passato. Tentò anche di farla indossare ad Helga e di regalarle una manciata d’oro, forse come risarcimento della sua latitanza materna durata 30 anni. Inorridita, Helga scappa e torna a Bologna con un gran peso nel cuore. Nel 1998 decide su invito di un amica di andare a rivedere la madre anzianissima per l’ultima volta; ma questo incontro la sgomenta, la fa stare male fisicamente. Helga vuole sapere, vuole capire come può un essere umano abbandonare due figli piccoli per inseguire un sogno di morte. Come si può assistere agli orrori che si svolgono quotidianamente sotto i propri occhi senza alcun turbamento? Insomma vuole capire a tutti i costi, se è in grado di tagliare definitivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tutto. Da questo incontro traumatizzante e lacerante nasce il libro “Lasciami andare, madre” uscito in Italia nel 2001; stampato anche in Olanda, in Francia e nel ottobre del 2002 anche in Germania. In aprile 2002 è uscito il suo ultimo libro, per ragazzi, dal titolo “Stelle di cannella”.

 

Riassunto:

 

Vienna 1971, in un appartamento nel cuore della città una giovane donna, Helga, sta per incontrare sua madre. Non si vedono da trent’anni. Helga era bambina quando, in una Berlino già sventrata dalle bombe, la madre l’aveva abbandonata per inseguire il più atroce dei deliri nazisti: lasciati marito ed il figlio Peter, era entrata volontaria fra le SS.

Ora, dopo pochi formali abbracci, la madre, la conduce verso un armadio, dentro al quale è riposta una perfetta uniforme nazista. La donna, sempre più convinta delle sue idee, anzi, nostalgica del periodo in cui faceva la guardiana nel campo di concentramento di Birkenau. A questa visione, Helga scappa, corre per le scale, si allontana per sempre da lei e da quella feroce e implacabile fedeltà.

In questo libro, Helga, ci fa rivivere i momenti più tragici della guerra e del Nazismo dal punto di vista di una piccola bambina. Racconta, a cinquant’anni di distanza, l’infanzia passata nella guerra la solitudine dei collegi, le angherie di una matrigna, la paura dei bombardamenti, la voce del Führer che echeggia nel bunker della Cancelleria, privata dell’affetto dei genitori e piena solamente di fame, freddo e paura.

Col trasferimento nell’appartamento della matrigna Ursula nella Friedrichsruher Strasse, Helga diventa disubbidiente e dispettosa. Si sente sola e indesiderata tanto da tentare invano la fuga.

La matrigna, credendola malata, la fa rinchiudere prima in un istituto poi in un collegio. La bambina cresce priva degli affetti familiari e, quando Ursula la viene a riprendere la porterà in un luogo peggiore: uno scantinato a morire di fame con altre persone. Tornata dalle “case di correzione” il suo carattere si tranquillizza, ma è comunque costretta a subire “soprusi” da parte della matrigna che nutre un sentimento di gelosia misto a invidia verso il fratello Peter, viziato e molto attaccato alla matrigna.

Ursula, la matrigna, usa, con Helga e Peter, con due “pesi” e due “misure” diversi: quando sbaglia lui, trova sempre una scusante; quando a sbagliare è la bambina la ricopre di insulti, punendola sempre.

La matrigna critica spesso il metodo educativo precedente (quello della nonna di Helga e Peter), giudicandolo troppo permissivo. Questo porterà Helga a provare il desiderio del suicidio.

Solamente il nonno Opa, protegge la bambina, facendole vivere i giorni dell’assedio come un’avventura e l’ossessionata ricerca del cibo e dell’acqua come se fossero un gioco. Opa, rappresenta l’unica fonte di calore che Helga ha a disposizione in questo freddo mondo.

La sua storia narrata nel romanzo, contemporanea a quella della Germania devastata dalla guerra e dal nazismo, si affianca a quella del Terzo Reich, fino ad arrivarne faccia a faccia; infatti Helga ha l’occasione di incontrare Hitler nel suo bunker. 

All’arrivo dei russi la situazione peggiora: la città rasa al suolo dalle atrocità dei conflitti, una vita a brandelli e un futuro ignoto.

Helga racconta la sua infanzia passata, sofferta, come un’esperienza da adulta ma con gli occhi da bambina.

 

Personaggi:

I personaggi principali sono: Helga, Peter, Opa e la matrigna Ursula.

Helga, la protagonista, è una bambina di quattro anni che trascorre i primi anni di vita in Germania, durante la Seconda guerra Mondiale.

Durante l’infanzia trascorsa con la nonna, la bambina è piuttosto bugiarda e scherzosa ma, negli anni successivi alla convivenza con Ursula, il suo carattere si modifica, diventando più tranquillo e serio.

Helga trova conforto nel nonno Opa che la gratifica ogni giorno che passa sempre di più.

E’ l’unico personaggio che prova amore per la bambina.

Opa è un uomo alto e distinto con gli occhi chiari, buoni e intelligenti, i capelli grigi.

È molto affettuoso, gentile e disponibile con Helga, critica invece il comportamento di Peter incolpando la matrigna di averlo viziato troppo. Il rapporto tra Helga e il nonno si rafforza sempre di più.

Peter, fratello di Helga, è un bambino terribile, prepotente e indisciplinato: una vera peste.

Tra Peter e la matrigna si instaura subito un bellissimo rapporto. Ciò lo porterà a diventare viziato e fastidioso.

Quando Peter incontra Helga, tra loro si instaura un rapporto abbastanza conflittuale: lui, più piccolo e viziato, vorrebbe la matrigna tutta per sé. La lunga assenza di Helga l’ha divisa dal fratello, ha cancellato nel bambino ogni istintivo affetto.

Ursola, è la matrigna di Helga è peter.

Nella cantina dell’appartamento della zia Hilde, Ursola, soffre spesso di coliche biliari e tira avanti fasciandosi il ventre con scialli di lana e cercando conforto nei massaggi che le pratica Frau Köhler, la portinaia dell’edificio.

Ha sempre delle “grandi” preferenze per Peter e ha sempre l’abitudine di punire pesantemente gli errori di Elga.

 

I personaggi secondari sono: la nonna Stefan, il padre di Helga, zia Margarete, Eva, figlia di zia Margarete, zia Hilde (che lavora al ministero della propaganda), Erika (una quattordicenne malata di tubercolosi), la madre di Erika (gentile e coraggiosa), Herr Hammer, Frau Fichtner (una signora molto devota), Frau Köhler e il figlio Rudolf, i coniugi Heinze, Frau Bittner e i rispettivi figli Gudrun e Egon, Herr e Frau Mannheim, Kurt ed il vecchio Herr Spitzber.

 

Spazio:

Fame, sete, freddo, terrore, insonnia, sporcizia, debolezza, apatia, senso di abbandono e di impotenza regnano sullo spazio circostante.

Berlino, appare spoglia e devastata dalla guerra, rasa al suolo dai bombardamenti nemici.

La condizione dei personaggi è evidente, in un clima di guerra non ci sono né cibo né acqua: la gente muore stremata.

 

Tempo:

La vicenda nell’arco di molti anni ed è datata in ordine cronologico, fatta eccezione per l’inizio del romanzo che fa riferimento all’incontro tra Helga e sua madre avvenuto nella primavera del 1971.

Il racconto dell’infanzia della protagonista inizia nell’autunno del 1941 fino alla primavera del 1947.

 

Stile:

Il linguaggio è sempre abbastanza semplice e la lettura è scorrevole.

Non molto raramente, presenti delle espressioni in tedesco e in russo che complicano in parte la lettura del romanzo.

 

Tecniche:

Fabula e intreccio non coincidono poiché spesso vi sono delle analessi o delle prolessi. Prevale soprattutto il discorso diretto ma durante la lettura si può incontrare pure il discorso indiretto.

Vi sono spesso dei monologhi interiori in cui Helga riflette sulle ingiustizie della guerra e sulla condizione della sua vita.

 

Narratore:

Il narratore è interno e onnisciente e il punto di vista è quindi a focalizzazione zero, in quanto il narratore è il protagonista del romanzo: Helga.

 

Tematiche:

Durante la lettura del romanzo appare sempre il tema della guerra e le condizioni sociali di chi la vissuta.

Inoltre, nelle righe di questo libro, si può trovare il tema dell’importanza della famiglia; infatti si può notare in Helga il disperato bisogno di una vera famiglia.

 

Commento:

Questo libro ci fa rivivere sugli anni peggiori del XXI secolo: il Nazismo e la Seconda guerra Mondiale.

Le pagine del romanzo, rimettono insieme lo scenario del male che è capace di compiere l’uomo e la sofferenza ingiusta di poveri innocenti nel corso di anni durissimi.

Uno dei tratti che mi ha più colpito è quello in cui la protagonista, con molto ottimismo, realizza che la guerra aveva distrutto tutto, non solo gli edifici, ma anche i sentimenti, le speranze e le ambizioni di uomini costretti a subire tutte le ostilità di persone senza scrupoli.

Lo scrittore Andrea Casalegno ha dichiarato: “…Questa narrazione indimenticabile è la denuncia più efficace del nazismo che sia mai uscita dalla penna di un adulto e dai ricordi di un bambino.”

È un libro che talvolta sconcerta per la sua durezza, ma è ugualmente appassionante.

Il messaggio più profondo è un enorme grido alla pace.

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