IMMANUEL KANT – Introduzione e Dissertazione del 1770 – appunti

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INTRODUZIONE A KANT
Influenza profondamente la storia della filosofia e del pensiero. Si approfondisce quella istanza della ragione come autonoma, capace da sola di essere sicura in ambito conoscitivo morale ed estetico.
Ha una vita molto tranquilla, e molto metodico. Si immischiò con la rivoluzione americana e francese.
Fu importante anche per la politica. Nel primo periodo Kant interviene sul terremoto di Lisbona con ottimismo: Dio ha scelto il migliore dei mondi possibili.
Secondo periodo fa scritti filosofici cercando di conciliare metafisica con la matematica. Applica il metodo matematico alla filosofia, nonostante ci siano differenze profonde perché la matematica parte dalla definizione degli oggetti mentre la filosofia parte dall’esperienza comune per arrivare ad una concezione filosofica.
La svolta è segnata dall’avvicinamento all’empirismo inglese, che lo porta ad indagare sotto una nuova luce la metafisica, che diventa qualcosa di illusorio, un sogno. Il suo tentativo è di rifondare il concetto di metafisica a partire dalla tradizione empiristica inglese, ridefinirne il significato.
Empirismo = non posso conoscere ciò di cui non faccio esperienza. La realtà non ha significati tranne che quelli dettati dai sensi ed esperienza.
Passaggio dall’empirismo è segnato da una precisa scelta di criticismo, che va a stabilire quali sono i limiti e il campo d’azione della conoscenza o di un’esperienza umana. Risultato di Kant: la ragione umana ha poteri solo su ciò di cui fa esperienza, non può andare oltre, altrimenti crea qualcosa di non fondato filosoficamente, paragonabile ad un sogno. È inutile e vano ritenere che la conoscenza, la saggezza è fondata su metafisica. L’uomo non può spingersi oltre il campo dell’esperienza. Il cosiddetto risveglio dogmatico è avvenuto nell’incontro con l’empirismo che gli fa capire che la metafisica è un’illusione.
La metafisica che incontra Kant è qualcosa di fossilizzato, dogmatico, autoritario, non quella vivace di Tommaso d’Aquino. Kant dà il colpo di grazia ad una disciplina che non aveva più niente da dire di
originale. La sollecitazione scientifica che gli arriva, lo porta ad elaborare qualcosa di diverso.
La metafisica diventa la scienza dei limiti della ragione umana. Non nega che ci sia qualcosa oltre l’esperienza, ma semplicemente non la posso conoscere con la ragione.
Dissertazione del 1770: porta alla luce l’indirizzo criticista della sua filosofia. Si pone come tema la soluzione critica del problema dello spazio e del tempo. Abbozza elementi della sua filosofia.
Distingue due tipi di conoscenza, quella sensibile(recettivo ma non totalmente passivo, ciò che appare a me, il fenomeno che è l’oggetto della conoscenza sensibile, il modo con cui l’oggetto si presenta a me) e quella intellegibile (l’oggetto e il noumeno)
Il fenomeno è ciò che appare a me; questo lo approfondisce nella Critica della ragion pura.
La conoscenza intellegibile è legata a come la cosa realmente è.
La Critica della ragion pura si fonda sul fenomeno, che è ciò di cui faccio esperienza (conoscenza sensibile ha come oggetto la modificazione degli organi di senso, la sensazione), e il noumeno (che e la cosa in sé).
La forma in cui ci sono sensazione sono due: spazio e tempo. Tutte le sensazioni si svolgono in questi termini. Non sono concetti che derivano da sensibilità, ma sono concetti primi, sono necessari con cui la mente umana coordina le sensazioni. Sono le modalità con cui la nostra mente coordina necessariamente le sensazioni. La sensazione non è del tutto passiva perché il mio intelletto coordina tutte le sensazioni unificandole in un fenomeno, la modalità con cui faccio questo, l’imbuto in cui si incanalano tutte le sensazioni sono spazio e tempo.
Tempo e spazio sono oggettivi, perché non mi arrivano dall’esperienza, per questo sono universali, perché sono comuni in tutti gli uomini, necessariperché sono le condizioni necessarie per fare un’esperienza di qualcosa.
È possibile per l’intelletto umano capire come le cose sono realmente. Dice che le cose così come sono devo presupporre che ci siano ma non posso conoscerle. L’apparenza è il flusso delle sensazioni e l’esperienza è questo flusso coordinato e unificato.
Nel 1870 lascia aperta l’ipotesi che sia possibile conoscere le cose cosi come sono oltre all’esperienza.
Criticismo di Hume è scettico: la ragione non può conoscere. In Kant c’è il riconoscimento del limite costituisce un fondamento. Traccia le linee di campo di gioco entro cui la conoscenza può attuarsi pienamente. L’esito della sua indagine critica e il riconoscimento dei limiti entro cui la conoscenza è valida pienamente. Se mi tengo entro questi limiti, sono certo che la conoscenza sarà sicura.

Rapporto kant-illuminismo: condivide lo forzo di illuminare, ma illuminismo tende a ignorare i limiti della ragione, mentre Kant li individua (grazie all’empirismo scozzese).
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