Importanza dello studio delle lingue classiche – di Cristina Rocchetto

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 Ultimamente è stato fatto notare su questo blog in alcuni post ed articoli (importanza dello studio delle lingue classiche; articolo di un giovane archeologo; articolo sugli studi ad orientamento umanistico) l’importanza di un certo tipo di formazione. Traggo spunto dalla loro lettura per questa riflessione volante.
In particolare, qui vorrei ampliare il ragionamento fatto in relazione all’importanza dello studio delle lingue classiche. Io sottolineerei quanto tale importanza risieda nel rafforzamento della padronanza della grammatica e dei meccanismi linguistici delle lingue moderne (italiana e non), in una non banale preparazione al ragionamento etimologico ed in un’abitudine mentale (impagabile) alla capacità di rendere il pensiero e le emozioni umane da una lingua ad un’altra.

Questa stessa abitudine acquisita con fatica grazie alle innumerevoli traduzioni/versioni, se presentata bene dagli insegnanti, può aiutare lo studente a comprendere il relativismo culturale in senso storico (diacronico), riflettendo e collegandolo con l’esperienza del relativismo culturale in senso sincronico, ovvero cosciente dell’esistenza  di altre visioni del mondo e dei valori esistenti in altri luoghi del mondo; consentendogli/le la formazione di una profonda flessibilità mentale aperta alla tolleranza.

Tale almeno la lezione degli Umanisti. Tutto dipende, ovviamente, dall’impostazione da cui partono gli insegnanti… Ma se il Liceo Classico dovesse essere presentato come luogo di studi privilegiati frequentato da una popolazione scolastica “d’élite”, tutte queste potenzialità di dare un significato più ampio a questo tipo di formazione non sarebbero del tutto sfruttate… E mi spiace dover sottolineare che, in effetti, questo è ciò che sembra accadere nella stragrande maggioranza di casi.

Cristina Rocchetto

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