Insegnare attraverso i modelli – di Laura Alberico

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Secondo l’epistemologia
costruttivista la conoscenza si sviluppa attraverso una soggettiva costruzione
di significato che fornisce una rappresentazione della realtà mediante gli
strumenti culturali che ognuno possiede.

Il “modello” è una
rappresentazione della realtà che non è possibile osservare direttamente perché
la sua struttura non è percepibile dall’occhio umano. Nel gioco i bambini
utilizzano quasi sempre oggetti e cose che riproducono quelli del mondo reale e
con essi giocano a fare i grandi. La funzione istruttiva del gioco è
fondamentale nello sviluppo cognitivo ed affettivo, esso rappresenta  un momento di conoscenza che fornisce non
solo informazioni sulla realtà ma consente l’attivazione mentale di processi
logici che saranno la base dell’evoluzione del pensiero critico. In ambito
scolastico l’elaborazione del modello si rivela molto utile perché unisce
l’operatività e l’ideazione
  allo
sviluppo del pensiero astratto. Sappiamo come l’encefalo sia formato dalla
parte destra e sinistra che hanno funzioni specifiche e complementari.
L’emisfero destro è in grado di percepire la realtà nel suo complesso
attraverso stimoli visivi e spaziali, ha una sua funzione immaginativa ed
emotiva mentre all’emisfero sinistro sono riservati i processi cognitivi
logico-sequenziali e comunicativi ( linguaggio). L’apprendimento procede
seguendo determinati stadi evolutivi ognuno dei quali rappresenta l’anello di
una catena, fasi della crescita in cui le conoscenze si strutturano
gradualmente e si trasformano nel corso di tutta la vita. L’insegnamento della
chimica si presta particolarmente all’insegnamento attraverso i modelli.
Atomi,
  mol’ecole, composti, legami e
reazioni chimiche sono “visibili” se rappresentati da semplici materiali come
plastilina colorata, stuzzicadenti, tessere “lego”. Risulterà facile far capire
agli alunni come gli atomi si uniscono o si allontanano rompendo il loro legame
specifico e formandone altri quando intervengono forze esterne come l’aumento o
la diminuzione della temperatura.
  Il
linguaggio simbolico, generico e astratto della chimica
  diventa reale e molto vicino  se ad esso gli si conferisce concretezza,
colore e forma. L’uso dei modelli è un importante metodo di indagine
scientifica. Il modello rappresenta un tentativo di dare una spiegazione
  ad  una
ipotesi. Nel caso ad esempio dei cristalli si può osservare come
dall’evaporazione di
  una certa quantità
di acqua di mare si formano strutture cristalline. Secondo l’ipotesi
  il fenomeno è dovuto al regolare e geometrico
accumularsi di particelle unitarie l’una sull’altra. Per spiegare la formazione
e la crescita dei cristalli si può inventare un modello che lo rappresenti e lo
renda visibilmente macroscopico ( palline da ping pong).
  Il modello è stato un tentativo di
spiegazione del fenomeno per verificare l’ipotesi. Questo procedimento si basa
sul metodo ipotetico-deduttivo sviluppato da Galileo. Non sempre un modello si
traduce in un disegno o in un plastico come ad esempio la teoria della
selezione artificiale di Darwin. I modelli sono tanto più necessari quando più
ci allontaniamo dalle dimensioni percepibili dall’uomo ( modello geocentrico o
eliocentrico, modello della struttura del DNA).
 
Una stessa realtà può essere “modellizzata” facendo uso di strumenti
differenti. Si
  utilizzano modelli di
tipo iconico quando le proprietà vengono rappresentate attraverso immagini (
foto, disegni, modello in scala), si usano modelli di tipo analogico quando una
caratteristica viene modificata in modo proporzionale al variare delle
proprietà rappresentate ( diagrammi);
 
nei modelli di tipo simbolico si fa uso di valori quantitativi adatti ad
esprimere rapporti e variazioni ( formule matematiche). Il processo di
modellizzazione avviene attraverso tre fasi:
 
scomposizione del sistema nelle sue entità di base, identificazione
delle parti essenziali e dei loro legami, ricostruzione della versione
semplificata ( modello).

Laura Alberico 
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