Io voglio del ver la mia donna laudare

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di Guido Guinizzelli

Analisi del testo, con svolgimento del prof. Luca Manzoni

Guido Guinizzelli, Io voglio del ver la mia donna laudare

Io voglio del ver la mia donna laudare
ed assemblarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’ è lassù bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro e l’âre
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’ abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede;

e no-lle pò apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior virtute:
null’om pò mal pensar fin che la vede

1. Comprensione complessiva

Esegui la parafrasi della poesia.

2. Analisi del testo e interpretazione

2.1 Analizza la poesia rispondendo ai seguenti quesiti.

·         Che tipo di componimento metrico è? Qual è il sistema delle rime?

·         Qual è il tema dominante della poesia? Come è disposto nelle varie strofe?

·         A livello sintattico, quali funzioni logiche all’interno della frase svolge la donna? Quando è soggetto e quando è complemento oggetto?

·         Qual è il significato dei due aggettivi “adorna” e “gentile”? Possono essere considerati sinonimi?

·         Qual è il significato del sostantivo “salute”?

2.2  Quali topoi della tradizione trobadorica sono riconoscibili nel testo? E quali invece sono innovativi e costituiranno, a loro volta, topoi della poesia stilnovistica? In quali parti del testo sono concentrati gli uni e in quali gli altri?

3. Approfondimento

A partire dall’opposizione tra le due parole in rima “gentile” e “vile”, esponi la nuova concezione della nobiltà espressa dallo Stilnovo.

SVOLGIMENTO

1. Comprensione complessiva: parafrasi della poesia

Voglio lodare la mia donna (la mia signora, la mia padrona), così come è veramente, e paragonare a lei la rosa e il giglio (per i colori del suo volto): ella appare più splendente della stella del mattino e paragono a lei quanto c’è di bello nel cielo. Paragono a lei una verde campagna, l’aria e tutti i colori dei fiori, giallo, rosso, oro e azzurri lapislazzuli e gioielli degni di essere donati: Amore stesso per opera sua diviene più perfetto.

Ella passa lungo la via adorna (di tali qualità) e così nobile che piega l’orgoglio a  colui (lo rende più umile) al quale porge il saluto e se questi non è credente lo rende cristiano, convertendolo alla nostra fede; e non le si può avvicinare chi non sia nobile (sia ignobile); anzi dirò che ella ha un potere ancora più grande: nessuno può avere cattivi pensieri fintanto che la vede.

2. Analisi del testo e interpretazione

2.1

·         La poesia di Guinizzelli è un sonetto, cioè un componimento di quattordici versi endecasillabi divisi in due quartine e due terzine, la cui invenzione è tradizionalmente attribuita ai Siciliani e in particolare a Iacopo da Lentini. In questo testo le rime sono alterne nelle quartine e replicate nelle terzine secondo lo schema ABAB ABAB CDE CDE.

·         Il tema dominante è la lode della donna, che avrà grande importanza nella poesia stilnovistica e in Dante, espressa attraverso l’associazione di lodi alla bellezza fisica (nelle quartine) e alla interiorità e spiritualità della donna (nelle terzine). Attraverso questa soluzione strutturale della poesia, Guinizzelli attribuisce alla donna una funzione di equilibrio e di mediazione tra il mondo naturale (rappresentato nelle sue manifestazioni più belle) e il mondo interiore, psichico e morale.

·         Nelle quartine la donna assume la funzione sintattica di complemento (oggetto nella prima quartina e indiretto nella seconda), mentre il soggetto è costituito dall’io del poeta. Nelle terzine, invece, la donna passa a svolgere la funzione di soggetto, attivo e in movimento che incide sulla realtà circostante.

·         L’aggettivo “adorna” esprime le qualità di bellezza esteriore della donna, di decoro, mentre l’aggettivo “gentile” ne indica la nobiltà interiore, analogamente ai due aggettivi “onesta” e “gentile” dell’incipit del celebre sonetto dantesco Tanto gentile e tanto onesta pare.

·         La parola “salute” ha in questa poesia (come in molte altre poesie stilnovistiche) un significato ambiguo, in quanto indica non solo l’atto del salutare da parte della donna mentre passa per via, come gesto di cortesia e segno della sua benevolenza, ma anche esprime il potere della donna di “donare salute”, cioè “salvezza” (secondo il significato dell’espressione latina dare salutem) in senso spirituale e religioso. L’ambivalenza di significato di questa parola esprime la profonda trasformazione del concetto d’amore, attuata dallo Stilnovo, da desiderio erotico ed esperienza mondana a strumento di elevazione spirituale.

2.2 Nelle quartine sono contenuti alcuni elementi tematici della tradizione trobadorica: l’esaltazione della bellezza della donna amata, il paragone con la stella, l’idea che persino Amore può migliorare grazie a lei. Di origine provenzale è anche la cosiddetta tecnica del plazer, cioè l’elencazione di cose piacevoli (come i fiori, i gioielli ecc.). Nelle terzine, invece, sono concentrati gli elementi più innovativi del testo, che diverranno topoi, cioè “luoghi comuni”,  della tradizione stilnovistica: in particolare la lode delle qualità spirituali della donna, sublimata in donna-angelo. Anche l’immagine della donna che passa per via e la cui manifestazione provoca un processo di rigenerazione morale è innovativa e si colloca nel contesto urbano in cui matura l’esperienza stilnovistica (diverso da quello delle corti feudali in cui agisce la donna della poesia cortese).

3. Approfondimento

La contrapposizione tra i due aggettivi “gentile” e “vile” suggerisce la nuova concezione di nobiltà, caratteristica di tutta la poesia stilnovistica, e la sua relazione con l’amore. Secondo tale concezione, teorizzata dallo stesso Guinizzelli nella canzone-manifesto Al cor gentil rempaira sempre Amore, al posto della tradizionale idea di nobiltà, di origine feudale, basata sulla trasmissione ereditaria (“Gentil per sclatta torno”), si impone una “gentilezza” di cuore (non dé dar om fé/ che gentilezza sia fòr di coraggio), fondata sulla spiritualità e l’intelligenza, espressione dell’affermarsi in ambiente comunale, di una nuova élite culturale in sostituzione della vecchia classe dirigente aristocratica.

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