J.J. Rousseau

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Prof.ssa Giovanna Megna

Opera principale di Rousseau è il Contratto sociale, scritto nel 1762 e divenuto uno dei principali testi di dottrina politica della storia del pensiero moderno. Nella prima parte dell’opera, Rousseau descrive le condizioni dell’uomo nello stato di natura: “l’uomo naturale è un animale meno forte di alcuni, meno agile di altri, ma nell’insieme organizzato più vantaggiosamente di tutti” in quanto ha bisogni modesti, passioni elementari e timori limitati. Progettualità ed immaginazione sono assai limitate poiché vi è una vita in simbiosi con la natura. Vivendo isolato l’uomo naturale non può essere né buono né cattivo. Esistono invece tendenze naturali quali l’autoconservazione (amor di sé) e la pietà per gli altri intesa come naturale ripugnanza al dolore ed alla violenza. L’uomo naturale è capace di perfezionarsi, sviluppando le proprie facoltà e le proprie capacità giungendo ad avere una propria storia: in ciò si distingue dagli animali. Tale perfezionabilità è tragicamente ambivalente: infatti in essa convivono progresso e corruzione intesi come sviluppo delle potenzialità umane unitariamente alla rottura totale dell’equilibrio naturale ed originario dell’uomo. La seconda parte dell’opera descrive lo sviluppo delle potenzialità dell’uomo attraverso le principali attività della civilizzazione (agricoltura, artigianato, industria, commerci, ecc). tali attività hanno trasformato l’uomo aumentandone i bisogni fino a trasformare l’amore di sé in amor proprio (egoistico) tanto che con l’introduzione della proprietà privata ha provocato la disuguaglianza tra ricchi e poveri, tra possidenti e nullatenenti. Si può dire quindi che la disuguaglianza è un frutto della storia e della “civilizzazione” e non della natura. Il contratto è il momento in cui gli individua giungono consapevolmente e liberamente a costruire la società attraverso un patto di associazione e non di sottomissione. L’atto costitutivo della comunità avviene sul piano di un’assoluta uguaglianza. In tale società ogni singolo individuo cede la sua particolare volontà alla volontà generale che è la volontà dei cittadini visti come corpo comune. Seguendo la volontà generale si riesce a governare la politica attraverso la sovranità che trova espressione nella legge. C’è un esplicito rifiuto del principio di delega. Si propende invece, ritenendo impossibile una reale democrazia diretta, per un modello di tipo aristocratico elettivo sul modello della repubblica ginevrina in cui i governanti sono pochi, ma eletti dai cittadini i quali possono esautorarli dal potere quando lo ritengano opportuno. Con il Contratto sociale, Rousseau descrive, quindi, un ipotetico stato etico in cui impegna la volontà generale ed in cui il contratto sociale è un patto dei cittadini con loro stessi per giungere alla fondazione di una società di liberi ed eguali.

Relativamente alla pena di morte, qui di seguito viene riportato il capitolo tratto da “Il contratto sociale”. È da evidenziare che la sicurezza e la libertà sono gli elementi costitutivi della nuova realtà immaginata dal filosofo ginevrino: il loro perseguimento e la loro conservazione sono gli obiettivi dell’uomo e della comunità.

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