La casa del giovane di Pavia

 

Relazione sull’uscita didattica

Luned’ 19 maggio con il prof. Gaudio e la prof.ssa Lombardi siamo andati a Pavia, in una comunità di recupero chiamata Casa del Giovane”.
Arrivati, il signor Vincenzo Andraous ci ha accolti in un salone e, dopo averci fatto vedere il video del fondatore di questa comunità, Don Enzo Boschetti, ci ha spiegato come si sarebbe svolta la nostra giornata: prima un giro nelle varie sale di lavoro, poi avremmo potuto parlare con i ragazzi ed infine avremmo provato a fare il loro lavoro.
La prima sala-lavoro visitata è stata la sala stampa. Vincenzo ci ha spiegato che ogni ragazzo ( che si trovava l’ per tornare sulla via giusta” ) doveva lavorare accanto ad un professionista in modo da poter imparare il lavoro da lui. Tutti le stampe sarebbero poi state vendute ed il ricavato sarebbe rimasto alla comunità.
Poi siamo passati alla sala carpenteria dove i ragazzi, lavorando il ferro facevano finestre, cancelli, porte, utilizzati poi negli edifici della comunità.
Infine siamo andati nella sala falegnameria. Qui ci siamo fermati a parlare con alcuni di loro. Un ragazzo ci ha spiegato un po i motivi per i quali era in comunità.
Si trovava l’ da sei mesi perché faceva uso di cocaina; poteva vedere i genitori solo e soltanto durante le feste e la sua ragazza una volta all’anno.
Tornati nel salone Vincenzo ha continuato a spiegarci la vita all’interno della comunità, con tutte le sue regole da rispettare; mentre ci spostavamo nel cortile dove dei ragazzi ci aspettavano per lavorare con loro.
Ci hanno dato dei guanti e ci hanno spiegato che avremmo dovuto smontare delle panchine e dei tavoli per poterli chiudere e portarli in magazzino.
Noi tutti siamo rimasti sorpresi perché non ci aspettavamo questo tipo di lavoro ed alcuni di noi si sono astenuti dal farlo, ma la maggior parte l’ha fatto per provare a svolgere il lavoro di chi sta in comunità.
Terminato, siamo tornati al salone per mangiare i nostri panini.
Vincenzo, nel pomeriggio ci ha raccontato la sua storia: fin da bambino creava diversi problemi, si comportava da bullo era violento, i suoi compagni di scuola avevano paura di lui. All’età di quattordici anni è entrato per la prima volta in carcere per aver rubato unauto, averla guidata ed essere finito contro un albero. Dopo quella prima volta ce ne sono state molte altre, tanto da raccontare di aver girato purtroppo quasi tutti i carceri minorili. Adesso si trovava in comunità per essere stato condannato allergastolo, e col passare degli anni gli hanno tramutato la pena in semilibertà, infatti alla sera ritorna in carcere per poi riuscire al mattino per tornare in comunità.
Questa uscita ci dovrebbe far capire che basta poco per finire in guai seri e rovinarsi la vita. La fortuna di queste persone è che esistono diverse comunità che danno loro la possibilità di tornare sulla giusta strada.
Un grazie a Vincenzo per averci raccontato un po’ la sua storia con l’intento di aiutarci a non fare errori simili a quelli fatti da lui e dai ragazzi; ma soprattutto ringrazio il professor. Gaudio per aver organizzato un’uscita didattica cos’ interessante: non mi era mai capitato di vedere dei ragazzi in una comunità. Quest’uscita mi ha fatto riflettere molto sulla superficialità che molti ragazzi mettono nel fare le cose, senza pensare alle conseguenze che potrebbero derivare de ciò che fanno.
Mi piacerebbe molto che, dopo quest’uscita, ne seguissero altre altrettanto interessanti.