La città vecchia

 

Homo Faber – Omaggio a Fabrizio De André

Recital didattico di Luigi Gaudio

Città vecchia (1965)

C’è una singolare affinità fra la Trieste che ha ispirato Umberto Saba, nella poesia Città vecchia, e la Genova di De André, dell’omonima canzone, Leggiamo la poesia “Città vecchia” di Saba.

Città vecchia di Saba

Spesso, per ritornare alla mia casa

 prendo un’oscura via di città vecchia.

 Giallo in qualche pozzanghera si specchia

 qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va                     5

 dall’osteria alla casa o al lupanare,

 dove son merci ed uomini il detrito

 di un gran porto di mare,

 io ritrovo, passando, l’infinito

nell’umiltà.                                                         10

 Qui prostituta e marinaio, il vecchio

 che bestemmia, la femmina che bega,

 il dragone che siede alla bottega

 del friggitore,

la tumultuante giovane impazzita                     15

 d’amore,

 sono tutte creature della vita

 e del dolore;

 sagita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia                  20

 il mio pensiero farsi

 più puro dove più turpe è la via.

Lispirazione per questa canzone arriva a De Andrè però soprattutto dalla canzone Bistrot di Brassens, chansonnier anarchico francese. Infatti  rispetto alla omonima poesia di Umberto Saba, la prospettiva è rovesciata poiché Saba afferma di incontrare qui Dio, invece De Andrè, quasi traducendo letteralmente Jacques Prévert, all’inizio della canzone dice che qui il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” perché ha già troppi impegni per scaldare gente d’altri paraggi”:

Scrive De André su questa canzone: “Questa è una canzone che risale al 1962, dove dimostro di avere sempre avuto, sia da giovane che da anziano, pochissime idee ma in compenso fisse. Nel senso che in questa canzone esprimo quello che ho sempre pensato: che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore. Anche perché non sono ancora riuscito a capire bene, malgrado i miei cinquantotto anni, cosa esattamente sia la virtù e cosa esattamente sia l’errore, perché basta spostarci di latitudine e vediamo come i valori diventano disvalori e viceversa. Non parliamo poi dello spostarci nel tempo: c’erano morali, nel Medioevo, nel Rinascimento, che oggi non sono più assolutamente riconosciute. Oggi noi ci lamentiamo: vedo che c’è un gran tormento sulla perdita dei valori. Bisogna aspettare di storicizzarli. Io penso che non è che i giovani d’oggi non abbiano valori; hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri”.

“Città vecchia” di De André

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l’esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d’esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l’ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”.

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.