La cultura del primo novecento

Le tensioni sempre più aspre create dalla politica imperialistica e coloniale tra le grandi potenze europee; le contraddizioni insite nel sistema capitalistico, fonti di conflitti sociali spesso accesi e violenti; il successo dell’ideologia marxista che favorisce la maturazione nel proletariato di una coscienza di classe sempre più solida, il clima politico e sociale nell’insieme fanno s’ che si vada approfondendo, soprattutto tra le giovani generazioni, una crescente insoddisfazione per la cultura positivista, che giunge al rifiuto consapevole di ogni forma di razionalismo.

Viene meno lottimismo positivista, la fiducia nel progresso inarrestabile dell’umanità e subentra per contro un pessimismo che sfocia spesso nell’attesa di qualche imminente catastrofe o sciagura (pessimismo per altro accentuato dalle due guerre mondiali), di cui si trova traccia nelle principali opere dell’epoca.

Arte e filosofia convergono i loro interessi ora sull’uomo, sulla centralità dell’uomo come soggetto, insorgendo contro laccentuata trasformazione tecnologica e il dominio conoscitivo della scienza.

Tornano in primo piano i problemi dell’interiorità, del destino, della funzione dell’uomo nel mondo, mondo in cui l’uomo si muove spinto da recondite sollecitazioni che sfuggono a ogni regolamentazione: si passa in sintesi dal razionalismo allirrazionalismo, fenomeno che concerne in generale tutta la cultura del primo Novecento e che si concretizza in quella vasta corrente denominata Decadentismo” e che aveva inoltre trovato precedenti nelle correnti filosofiche dell’irrazionale sorte negli ultimi decenni dell’Ottocento (intuizionismo di Bergson, superomismo di Nietzsche per citarne solo alcuni).

In realtà il sopravvento dellirrazionalismo è in stretta relazione con la crisi di quegli ideali che avevano costituito il vanto dell’espansione e del primato della borghesia, la quale ormai cominciava a perdere slancio e fiducia nei propri miti anche per le ragioni su esposte.

Nella società industriale gli scrittori si sentono emarginati, il contrasto tra uomo e società, in particolare intellettuale e società si inasprisce sempre di più; allora il poeta invano ricerca la propria funzione, un nuovo rapporto con il pubblico; anziché adoperarsi per offrire soluzioni alle contraddizioni socio-culturali del tempo gli scrittori si sottraggono all’impegno rifugiandosi nellirrazionalismo e nell’attivismo (D’Annunzio e Futuristi), ora invece si schierano con la borghesia meno evoluta nella ricerca di soluzioni autoritarie, infine arrivano a riaffermare il valore redentorio della guerra igiene del mondo”, bagno di sangue” purificatore (Papini e le riviste fiorentine del primo Novecento, da Hermes” a Il Regno”, a Il Leonardo” a Lacerba”).

Il Decadentismo finisce per riprendere il soggettivismo romantico esasperandolo; scopre la presenza dell’inconscio nell’uomo; ricerca, al di là dell’apparenza delle cose, una più profonda  realtà che sfugge alla ragione e alla quale ci si può accostare solo attraverso l’intuizione artistica: la poesia è intesa pertanto come immediata illuminazione dell’inconscio, rivelazione di una realtà noumenica che si contrappone a quella fenomenica, tanto  che la poesia stessa si libera da ogni vincolo logico, metrico e stilistico. Il poeta diviene veggente” e per esprimere la più profonda realtà delle cose si affida a parole-musica”, simboli, sinestesie.

Nato da un’età di profonda crisi spirituale il Decadentismo esprime la consapevolezza della precarietà della condizione umana con la susseguente scoperta della solitudine dell’uomo che ha di fronte una società ostile ed incomprensibile, che ha difficoltà a comunicare con altri uomini per il polisensismo della parola e l’impossibilità di fissare una volta per tutte la propria identità e quella degli altri. Nasce cos’ l’angoscia esistenziale che poi sfocerà nella corrente filosofica esistenzialista.

Tuttavia il poeta decadente, capace di crearsi un suo mondo grazie all’arte, si sente padrone della sua sorte ed avverte che il suo compito è quello di svelare l’ignoto, da qui i vari atteggiamenti quali il mito del superuomo” o l’estetismo. Divenendo l’arte pure atto di vita” e non potendo la vita realizzarsi in tuta la sua essenza che nell’arte, i confini delle due si trasfondono (D’Annunzio, Wilde):

Nelleterogeneità di atteggiamenti che caratterizza il Decadentismo, incluso quello italiano troviamo un rifugio nella fede con la figura del santo” per Fogazzaro cos’ come la celebrazione delleroismo in D’Annunzio con il suo mito del superuomo; il ritorno alla natura rivista con gli occhi ingenui del fanciullino” per Pascoli; la rinuncia alla fede e ad ogni altro mito consolatorio e inalzano a protagonista del loro tempo l”inetto”, l’uomo senza qualità” ponendosi agli antipodi del superuomo dannunziano.

Esprimendo le aspirazioni della media e piccola borghesia italiana del tempo, borghesia abbandonata a sogni di grandezza e spinta ad un attivismo di tipo irrazionalistico per non affrontare concretamente e consapevolmente i problemi del tempo, D’Annunzio raccoglie maggiori consensi tra tutti.

Non a caso gli ideali dannunziani ispirano Papini e Prezzolini, fondatori delle riviste fiorentine Il Leonardo”,”La voce”, Lacerba”, sulle cui pagine oltre a trovare espressione tali ideali si accende un dibattito significativo ai fini stessi dell’intervento italiano nella prima guerra mondiale. Si ricordi che Lacerba”, rivista futurista (e il Futurismo rappresenta la prosecuzione per molti versi degli ideali dannunziani) si scioglie appena dichiarato l’intervento da parte del nostro paese, ritenendo assolto il suo compito primario.

Si può pertanto concludere affermando che il trionfo degli ideali dannunziani favorisce in primis la partecipazione dell’Italia alla Guerra del 1914-18, per poi condurre alla vittoria del fascismo propiziata dal poeta stesso.