La donna nell’opera di GiacomoLeopardi 

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…il poeta che, negando la vita, più d’ogni altro insegnò ad amarla…          

 

In uno dei canti, l’Ultimo canto di Saffo, viene evidenziata la teoria secondo la quale la donna vale solo se è bella, altrimenti meglio per lei suicidarsi. In questo canto il poeta narra la leggenda secondo la quale la grande poetessa greca Saffo sarebbe stata bruttissima e, respinta per questo dal giovane Faone da lei appassionatamente amato, si sarebbe uccisa gettandosi in mare dalla rupe di Leucade.

Il canto è, appunto, il desolato monologo della fanciulla prima di morire, un’accusa mesta alla natura e al destino che sembra alla fine spegnersi in un soffio, come si spegne nel nulla la sua giovane vita.

E’ una lirica intimamente autobiografica: il poeta dice di avervi voluto rappresentare

“l’infelicità di un animo delicato, tenero, sensitivo, nobile e caldo, posto in un corpo brutto e giovane”,

impossibilitato, per questo, a trovare nel mondo corrispondenza d’amore. E’ quindi un canto delle illusioni che crollano, di una giovinezza delusa.

Ma l’ispirazione poetica più profonda è un’altra. Saffo che effonde inascoltata la sua pena nella notte tranquilla che invano si protende verso la divina dolcissima bellezza del mondo, esprime un motivo tipico della più grande poesia leopardiana: il desiderio di comunione con l’infinita bellezza della natura e il tormento di sentirsene fatalmente esclusi, il doloroso senso del limite umano, reso ancor più angoscioso dal fatto che sembra inesplicabile la ragione del nostro vivere e del nostro soffrire, e che l’apparente invito della bella natura cela dietro di sé il nulla. Una tragica assenza.

Saffo vede crollare la sublime illusione dell’amore ed espia con il suicidio la crudeltà della natura che ci ha creato soltanto per soffrire.

di Alice Fusè

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