La musica pop e il senso religioso

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recital musicale didattico del prof. Gaudio

Anzitutto occorre stabilire di cosa stiamo parlando. Vorremmo parlare di senso religioso nella musica pop. Ma cos’è il senso religioso? Esso consiste in quella serie di domande esistenziali sullo scopo della nostra della nostra vita, quelle domande che non trovano risposta né nelle scienze né in qualunque ragionamento filosofico. Questo sentimento non è caratteristico di un singolo uomo o di una nazione, è costitutivo dell’umano, testimoniato in ogni epoca della storia e ad ogni latitudine. In quanto tale, e poiché la musica pop è un’espressione artistica umana, è logico che anche in essa si trovino espressioni di questo senso religioso e anche della parola Dio. Alcuni dicono “anche troppo”, nel senso che sembra che in alcune canzoni la parola Dio sia entrata solo per motivazioni commerciali, perché di sicuro impatto sul pubblico, piuttosto che per motivi sinceri. Ma, a proposito, che cosa significa “musica pop”? Alcuni usano questo termine in un significato più ristretto, come un genere particolare, caratterizzato da un certo tipo di accompagnamento strumentale. Noi preferiamo utilizzarlo come abbreviazione di “musica popolare contemporanea”, cioè come l’insieme di espressioni musicali che si sono sviluppate in questo secolo a prescindere dalla musica colta o classica che dir si voglia. Non ci piace il termine “musica leggera”, anche perché per definizione vogliamo trattare un argomento che tanto “leggero” non è. Occorre tenere presente che non è nostra intenzione considerare i cantautori come dei maestri saggi, poeti ispirati o santi del nostro tempo. Essi sono uomini come noi, solo un po più bravi a comporre e interpretare canzoni, e semplici testimoni di ciò che si dice e si pensa al giorno d’oggi, anche sul tema religioso.

Un’ultima importante premessa consiste nei ringraziamenti a Giampaolo Mattei, che con l’uscita del libro “Anima mia” (ed.PIEMME) ha sostanzialmente ispirato questo lavoro.

FRANCO BATTIATO

Questo musicista ha sempre avuto il coraggio di fare scelte personali , anche sull’argomento in questione. Egli afferma “Non sono cattolico, ma non sono neppure buddhista o induista. Non mi piacciono le etichette e poi le religioni non sono in competizione tra loro. Ho una mia spiritualità, una mia ricerca dell’ascesi. Sono un uomo religioso. Non ho una parrocchia, sono religioso e basta. Rispetto tutte le religioni, ma se qualcuna è violenta capisco allora che c’è qualcosa che non va. Ad esempio, preferisco l’Islam dei mistici sufi all’integralismo”. Una testimonianza della ricerca umana di Battiato si ha nella canzone “Un’altra vita”, in cui emerge anche un giudizio molto negativo sulla società moderna, che cerca di imbrigliare nelle sue maglie il desiderio dell’uomo di realizzarsi incontrando il mistero. Dice ancora Battiato in un altro punto della stessa intervista: “Oggi si impiegano molte più energie nelle faccende effimere che in quelle serie. Ci si sottopone a sforzi incredibili per ottenere ciò che si pensa sia il divertimento: code in autostrada per andare fuori per il fine settimana, lotte per entrare in discoteca, battaglie per conquistare un pezzo di spiaggia in estate. Fatiche che nessuno impiegherebbe mai per cercare un po di silenzio per guardarsi dentro, per pensare alla propria vita e a quello che significa” “Un’altra vita” di F.Battiato

  

MOGOL BATTISTI

Proprio il duo compositivo più celebre della canzone italiana degli ultimi decenni per le canzoni d’amore non ha ignorato il tema del mistero che è presente in ogni azione dell’uomo. La felicità, per esempio, ha sempre in sé qualcosa di indefinibile, e anche il rapporto d’amore non è totalmente appagante, come si afferma in questa bellissima, anche se poco conosciuta canzone. “L’aquila” di Mogol-Battisti

  

ANGELO BRANDUARDI

È l’esempio più lampante di come la tradizione popolare europea, e italiana in particolare, sia intrisa di cristianesimo, per cui uno che si accosti ad essa, anche solo per trarne ispirazione, ne eredita inconsapevolmente alcuni tratti. Sentite cosa dice Branduardi a proposito di un suo componimento: ” Ho scritto una canzone che si chiama Il dono del cervo. Racconta la storia di un cervo che incontra un cacciatore e gli dice: <<Aspetta, non tirare, perché io sto per morire e ti regalo nove pezzi del mio corpo, così per nove volte rivivrò>>. Lho scritta perché da qualche parte, non ricordo dove, avevo letto una novella simile che mi era piaciuta. Una sera ero a suonare a LAquila, lo rammento benissimo perché rimasi stupito, e mi accorsi che al concerto erano presenti molti religiosi. Lo avevo notato anche le sere precedenti. Al termine dello spettacolo una suora mi disse: <<Complimenti per la canzone sulla risurrezione>>. La guardai meravigliato e le risposi che forse stava sbagliando cantante. Invece lei mi citò la canzone del cervo. Lì per lì, sono sincero, la considerai un po…matta. Poi ci ho riflettuto e mi sono accorto che la sua era una forma di lettura assolutamente corretta e veritiera”. “Il dono del cervo” di Angelo Branduardi

BOB DYLAN

Del menestrello americano e della sua conversione testimoniata dagli album “Saved” e “Slow train coming” forse sappiamo tutto. Da quest’ultimo album è tratta una bellissima canzone che dice, tra l’altro,: “A te può piacere bere whisky, a me può piacere bere il latte, ma tu devi sempre servire qualcuno, potrebbe essere il diavolo o il Signore, ma tu devi sempre servire qualcuno”, affermando quindi limportante concetto che l’autonomia e l’indipendenza assoluta dell’individuo sono illusioni, buone solo per il potere, che riesce in tal modo a imporsi facendoci credere che le nostre scelte sono dettate da una presunta libertà. “Gotta serve somebody” di Bob Dylan

  

LUCIANO LIGABUE

Da un ambiente come quello emiliano, dotato di una storia tutta particolare sono venuti e vengono tuttora molti cantanti e autori particolarmente significativi, anche per l’impatto notevole presso il pubblico giovanile, e tra questi Luciano Ligabue. A proposito della canzone “Hai un momento, Dio?” egli afferma: “Purtroppo non riesco ad avere una certezza spirituale, anche se in me sento un grande bisogno di credere. La mia canzone è una piccolissima, umile, modesta esortazione a Dio a manifestarsi, a darmi qualche risposta a domande che non credo di porre solo io. […] Credo di essermi fatto interprete, come al solito, di tante voci. C’è bisogno di un Dio con il quale colloquiare senza aver paura”. “Hai un momento, Dio?” di Ligabue

  • qui un altro video del prof. Gaudio su Luciano Ligabue

I NOMADI

Questo complesso ha espresso in modo più coerente di altri uninteressante visione della musica come servizio, e ancora oggi parte del ricavato dei loro concerti va a sostenere opere di volontariato. Recentemente I Nomadi hanno composto canzoni sulla povertà delle favelas o di altri luoghi di emarginazione e sofferenza. Nel passato ci hanno regalato canzoni come “Io vagabondo” in cui emerge più chiaramente la consapevolezza che laddove l’uomo sperimenti la solitudine più radicale, c’è sempre una presenza più grande che lo accompagna per le strade della vita, con un’interpretazione originale, tutta italiana e poetica, del modello “on the road”, simbolo della beat generation. “Io vagabondo” dei Nomadi

  

RON

Rosalino Cellamare, oltre ad essere uno dei cantanti più ispirati e romantici del panorama musicale italiano. è uno che ci crede fino in fondo. In unintervista afferma, però: “Non vorrei che si pensasse che ho scritto certe cose solo per far colpo. La fede non è la mia bandiera artistica. La mia vuol essere solo una testimonianza di un povero uomo che Dio, con il suo amore infinito, chiama figlio. Per me credere in Dio vuol dire credere anche nella Chiesa, che è la sua casa.” A questo proposito Ron ha scritto una canzone di successo sugli angeli, affermando “Se tutti noi ricordassimo più spesso di averne uno le cose andrebbero senz’altro meglio. Credo da sempre agli Angeli Custodi. Solo che ora sono venuto allo scoperto! A spingermi a rivelarmi è stata probabilmente la morte di mia nonna Emilia. Era una donna molto religiosa” “Tutti quanti abbiamo un angelo” di Ron

 

ENRICO RUGGERI

È uno dei cantautori più riflessivi e profondi, spesso esprime una ricerca sofferta di verità, come appunto nella sua “Canzone della verità”. Ha affermato “Avendo preso contatto con la sofferenza, non posso pensare che la vita terrena sia inutile, deve rispondere per forza di cose a una logica, perché altrimenti sarebbe tutto troppo delegato al caso[…] una logica che in questa esistenza terrena ci sfugge, non possiamo comprendere pienamente”. “La canzone della verità” di Enrico Ruggeri

  

FRANCESCO GUCCINI

In una canzone in modo particolare, “La canzone della bambina portoghese”, Guccini esprime la possibilità che il mistero possa rivelarsi, anche se il finale pessimista e disperato fa emergere in modo quasi leopardiano la formazione decisamente materialista dell’autore, come quando nell’altra bellissima canzone “Incontri” diceva: “Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno”. “La canzone della bambina portoghese” di Francesco Guccini

  • qui un altro video del prof. Gaudio su Francesco Guccini

U2

Ascoltate cosa dicono gli U2 nella canzone “I still havent found what Im looking for”: “Ho scalato questi muri della città, mi sono arrampicato sulle montagne più alte solo per essere con te, ma non ho ancora trovato quello che cerco. Io credo nella venuta del Regno, quando poi tutti i colori si riuniranno in uno solo, ma non ho ancora trovato quello che cerco”. “I still havent found” degli U2

 

PAUL SIMON

Questo autore e compositore, famoso per le interpretazioni delle sue canzoni insieme con l’amico Art Garfunkel, è stato uno dei primi ad inserire la parola Cristo in una canzone. “Signora Robinson, Gesù ti ama più di quanto tu creda”. “Mrs. Robinson” di Simon & Garfunkel

 

FABRIZIO DE ANDRÈ

Sempre affascinato dalla figura del Cristo, ma del Cristo in croce, maltrattato emarginato, in cui vedeva un simbolo di quegli sfortunati a cui ha dedicato molte canzoni, De Andrè è anche autore di una canzone in cui afferma “quale sarà la mano che accende le stelle?”. “Ho visto Nina volare” di Fabrizio De Andrè

  • qui un altro video del prof. Gaudio su Fabrizio De André

 

LUCIO DALLA

Seriamente impegnato a rendere con immagini anche molto forti il suo vitalismo, talvolta si pone domande esistenziali molto esplicite, come in questa canzone. “Cosa sarà” di Lucio Dalla

  • qui un altro video del prof. Gaudio su Lucio Dalla

EUGENIO MONTALE

Sembrerebbe non centrare niente, a questo punto, la citazione di un poeta nell’ambito di un’analisi che è più musicale che letteraria, ma centra perché ho provato a musicare alcuni versi di una poesia molto significativa per il tema che stiamo trattando. “Lagave sullo scoglio” di Eugenio Montale

 PIÙ IN LÀ

liberamente ispirata dalla poesia “L’agave sullo scoglio” di Eugenio Montale

Sotto l’azzurro fitto del cielo

qualche uccello di mare se ne va

Né sosta mai perché tutte le immagini

portano scritto più in là

Più in là, più in là, più in là

Più in là, più in là, più in là

Perché anche l’amore non ti dà una continua felicità?

Perché quella montagna è grande

ma dopo una cima un’altra è là?

Più in là, più in là, più in là

Più in là, più in là, più in là

Perché questa canzone è bella

ma la sua bellezza una fine ha?

Perché questa musica da sola si fa?

Perché non so guidarla? Chi lo sa?

Più in là, più in là, più in là

Più in là, più in là, più in là

 

CANZONI SULLA COMPAGNIA

Talvolta capita, come viene testimoniato in queste canzoni, che di fronte alla disperazione e alla solitudine in cui l’uomo si perde, ci sia la mano tesa di un altro uomo, una compagnia, non una compagnia banale, ma una compagnia che risponde al desiderio di infinito, un desiderio che non può essere colmato neppure dall’amore di una donna, come si dice in queste canzoni, che chiederei di cantare insieme per concludere questo incontro.

“Hey man” di Zucchero, “Ho bisogno di voi” degli Stadio, “La compagnia” di Mogol-Battisti e “In questo mondo di ladri” di Antonello Venditti.

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