La peste in Tucidide

Anche nella descrizione della peste di Atene, che colp’ la città nel 430-429 a.C. Tucidide si rivela acuto e attento osservatore della realtà. Egli enumera i sintomi e gli effetti sul corpo con la precisione di un referto medico, per poi allargarsi alle ripercussioni sull’ anima. La solitudine, lo scoraggiamento, la minaccia alle norme della convivenza umana, la sfrenatezza dei costumi, cos’ come le ha descritte Tucidide, diverranno materia di ispirazione diretta non solo per Lucrezio, ma anche per Boccaccio, Manzoni e Camus.

“Io, per conto mio, dirò come si è manifestato il morbo, e con quali sintomi; cos’ che, se un giorno dovesse di nuovo tornare a infierire, ognuno stia attento, conoscendone prima le caratteristiche, abbia modo di sapere di che si tratta”.

Queste parole sono state pronunciate nello stesso periodo e nella stessa città in cui il poeta tragico Sofocle metteva in scena la punizione di un uomo, Edipo re di Tebe, reo di aver contagiato di peste una città per l’ empietà di una colpa, oltretutto voluta dagli dei; ma ci sembrano partire da una prospettiva ideologica completamente differente.

  • indice dell’ipertesto: La peste in Manzoni…e non solo ipertesto realizzato dalla classe IIE liceo Bramante di Magenta, a.s.1997/98