La peste vista da Boccaccio e da Lucrezio

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La peste in Lucrezio

Nell’ultimo libro del De rerum natura si conclude la cosmologia lucreziana e prosegue l’intento di spiegare razionalmente fenomeni anticamente legati a credenze superstiziose. Dopo la rassegna dei fenomeni atmosferici si passa a quella dei fenomeni terrestri, fra cui le epidemie, che vengono spiegate come concentrazione di germi nocivi che si raccolgono nell’aria, nell’acqua e nei cibi, portando morte e distruzione. Lucrezio porta come esempio di epidemia proprio la peste di Atene.

 Secondo Lucrezio la peste sarebbe arrivata alle porte della città infettando la popolazione rurale, la quale, dopo, aver visto i propri capi di bestiame morire a causa della malattia, si rifugiò nella città trasmettendo il contagio (… ve la portarono nuvoli di contadini languenti …). Gli scenari descritti in quest’ opera possono sembrare simili alle altre epidemie ma un fatto la differenzia profondamente: la peste di Atene non è vista come una punizione divina (… né più si dava ormai peso alla fede e alla santa divinità …), ma come una forza della natura; proprio per questo nel brano si tenta di dare una spiegazione scientifica all’ esistenza della malattia.

 

La peste in Boccaccio

 

Boccaccio apre il suo Decameron con l’infuriare di un’epidemia (Introduzione alla prima giornata). La peste, secondo Boccaccio cancella ogni ordine sociale e civile, annulla i freni morali e abbatte l’autorità delle leggi umane e divine, e la descrizione mescola tratti realistici a suggestioni letterarie. Sarà infatti lo sconvolgimento del mondo circostante ad avvicinare i giovani protagonisti del racconto e a spingerli a solidarizzare fra di loro.

Il manoscritto infatti , oltre a descrivere scrupolosamente i fatti realmente accaduti, racconta di sette giovani donne “savie ciascuna e di sangue nobile e di bella forma e ornate di costumi e di leggiadra onestà”, e tre “discreti e valorosi” giovani che decidono, dopo aver valutato la situazione della città, di rifugiarsi in una delle loro numerose ville di campagna, dove passeranno il loro tempo raccontandosi storie. Le novelle vengono narrate non dalla voce dell’ autore, ma da quella dei personaggi; l’autore in persona invece coordina e collega le novelle fra loro attraverso la cornice, cioè la descrizione delle giornate trascorse in villa dai personaggi novellatori.

L’ introduzione del “Decameron” è tutta incentrata sulla diffusione del morbo in Firenze e sulla degradazione fisica e morale ad esso conseguente.

Dice Boccaccio “nel vero, se io potuto avessi onestamente per altra parte menarvi l’avria volentier fatto” rivelando così che nel suo romanzo la peste è solamente un polo negativo che serve a dar risalto e valore al polo positivo che seguirà.

di Simone

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