La rosa bianca

di Luigi gaudio

Introduzione

Tra l’estate del 1942 e il febbraio del 1943 alcuni studenti della facoltà di Medicina di Monaco di Baviera distribuiscono sei volantini nei quali denunciano l’assurdità della guerra e le contraddizioni del regime nazista. I primi volantini furono distribuiti per posta, agli indirizzi resi dall’elenco telefonico, gli ultimi direttamente in università. Proprio nel corso della distribuzione del sesto volantino i nazisti intervennero, avvisati da un bidello, e arrestano i giovani dissidenti. Alcuni di essi furono giustiziati dopo pochi giorni, poche ore dopo un processo sommario. Essi non erano e non volevano essere dei martiri. Amavano la vita, amavano tutte le manifestazioni dello spirito umano. Si ritrovavano per ascoltare musica, per leggere i sonetti di Michelangelo nella traduzione di Rilke, per parlare della filosofia di Pascal, di letteratura, ecc…

Un gruppo di amici

Non erano un gruppo politico, ma un gruppo di amici. Il loro intento principale non era quello di opporsi al nazismo, ma si trovavano a giudicare tutto, e non potevano fare a meno di giudicare quello che stava avvenendo. Erano legati alla patria tedesca, erano nazionalisti, anzi, all’inizio, affascinati anche dal pensiero di Hitler. Lo abbandonarono non perché non amavano la Germania. Lo abbandonarono proprio perché amavano molto la Germania, e non sopportavano che la Germania si disonorasse con un’impresa bellica destinata alla sconfitta, contaminando i grandi ideali della cultura occidentale. Non a caso il centro della Rosa Bianca fu a Monaco, nella cattolica Baviera di Ratzingher.

Uomini appassionati ricercatori di Dio

Gli amici della Rosa Bianca non erano appassionati di politica, ma di letteratura e teologia. La politica fu una conseguenza della loro capacità di giudizio. Essi avevano ben chiaro anzitutto che la mancanza più grave dell’uomo moderno è il senso religioso. Un uomo religioso, nel senso più profondo del termine, come erano tutti i rappresentanti della Rosa Bianca, non può concepire o giustificare le aberrazioni hitleriane. Questo scrisse Inge Scholl, sorella di Hans e Sophie: “possibile che non si spaventino mai, che non chiedano :”Perché?” Da dove arriva questa inquietudine interiore, questa sottile tensione? |…| Coprono questa piccola voce interiore con un sacco di cose, invece di fermarsi e chiedersi semplicemente: “Perché?”