La scrittura braille

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di Alissa Peron

Caratteristiche

Il braille è un modo di scrivere che presuppone non solo l’uso di un alfabeto speciale, di un codice, ma anche di una particolare tecnica nella disposizione delle parole sulla pagina, in modo che esse acquistano un senso logico sotto l’esplorazione della mano.  La mano legge in modo analitico, una parola dopo l’altra, sempre in due sensi soltanto, verticale e orizzontale, e non può avere una visione di insieme della pagina proposta, come consente di fare la vista.

A differenza dei codici più usati, non si rivolge all’occhio o all’orecchio, ma al tatto. Gli elementi essenziali sono il puntino in altorilievo e lo spazio non punteggiato, ossia la distanza tra un puntino e l’altro. Il puntino in altorilievo ha forma e dimensioni particolari, in funzione delle possibilità percettive del polpastrello.

Disponendo in tutti i possibili modi i sei puntini si possono ottenere 64 combinazioni, che sono appunto i 64 segni del sistema braille.

Storia

Risale al Cinquecento l’idea del filosofo italiano G. Cardano di rendere possibili per i non vedenti la scrittura e la lettura attraverso l’uso di caratteri mobili in rilievo.

Bisogna però attendere la seconda metà del Settecento per assistere ai primi tentativi sistematici. In particolare il primo esperimento si deve al filantropo francese Valentin Hauy; quest’ultimo costatando che le persone non vedenti erano capaci di decifrare le monete con il tatto, pensò che, avrebbero potuto distinguere le varie lettere dell’alfabeto.  Le lettere venivano impresse su fogli di carta, frequentemente di pergamena. Il risultato erano libri spessissimi, di circa 6 o 7 kg. l’uno, lunghi circa 60 cm.

La Costituente Francese si interessò alla scoperta e nel 1791 fondò a Parigi l’Istituto dei Giovani Ciechi.

Pochi anni più tardi, a Vienna, un altro umanista, Wilhelm Klein, scoprì che la lettura del tratto continuo stimolava meno il tatto ed adottò un sistema puntinato.

Alla metà dell’Ottocento il francese Louis Braille inventò un funzionale sistema di scrittura in rilievo che porta il suo nome e che ha una maggiore aderenza alle esigenze del tatto. Braille, divenuto accidentalmente cieco all’età di tre anni, si dedicò per tutta la vita alla ricerca di un sistema di scrittura e di lettura alla portata dei non vedenti.

Il metodo che da lui prende nome prevede l’incisione di una serie di puntini, da 1 a 6 diversamente combinati per rappresentare le lettere dell’alfabeto, i segni ortografici, le cifre… Scorrendo con i polpastrelli delle dita le righe dei puntini che risultano in rilievo, il cieco legge.

La scrittura braille, pur rappresentando una scoperta eccezionale, non fu subito accettata a livello internazionale, Solo in tempi recenti il braille è stato riconosciuto come unico sistema di scrittura e lettura per ciechi diffuso in tutto il mondo. Attualmente l’U.N.E.S.C.O. ha un comitato con il compito di adattarlo alle diverse lingue. In cinese, per esempio, i segni Braille non corrispondono agli ideogrammi, ma ai suoni che rappresentano.

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