La seconda guerra punica: 218-201 a.C.

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La seconda guerra punica: 218-201 a.C.

dalla Storia romana

di Carlo Zacco

Il valico delle Alpi. L’idea di Annibale era quella di avvicinare a sé tutte le popolazioni in precedenza sottomesse dai latini, diffondendo velleitarie idee di autonomia e spingendole alla ribellione. Per questo, essendo sprovvisto di navi, decise di raggiungere l’Italia via terra. Si mise in cammino dalla Spagna con un esercito di 60.000 uomini e una trentina di elefanti. Attraversò le Alpi, cogliendo di sorpresa le truppe romane.

 

• Prima fase: l’avanzata di Annibale

Prime vittorie di Annibale. Una volta arrivati in Italia Annibale conseguì le prime vittorie contro le truppe romane guidate da Publ’io Cornelio Scipione:

1)      nel 218 a.C. vinse due battaglie, una sul Ticino e l’altra sul Trebbia. Poi si assicurò la collaborazione dei Galli, e iniziò la discesa verso sud;

2)      giunse in Italia centrale attraverso gli Appennini, e nel 217 a.C. sconfisse di nuovo l’esercito romano guidato da Caio Flaminio presso il lago Trasimeno (PG). Dopo questa vittoria, Annibale non puntò verso Roma, poiché era sprovvisto dei mezzi necessari per un lungo e complicato assedio della città, e decise di puntare verso la Puglia;

3)      una volta giunto là, si fermò a svernare nel territorio ricco di grano e foraggio, e nel frattempo cercò di stringere alleanze con le popolazioni italiche locali. Oltre ad essere Annibale ottenne anche l’appoggio di Filippo V di Macedonia, che si unì a lui in un’altra battaglia vittoriosa contro i romani, che può essere considerata come la prima guerra macedonica (215-205 a.C.)

Il Temporeggiatore. La situazione sembrava precipitare. Venne nominato dittatore Quinto Fabio Massimo, che venne ricordato come il Temporeggiatore (cunctator) per la linea strategica intrapresa: al posto di affrontare i cartaginesi in campo aperto, preferì logorarli tramite una guerriglia fatta di piccoli attacchi ed imboscate che ebbe il risultato di tenerli lontani da Roma infliggendo contemporaneamente loro ingenti perdite. Intanto Scipione si era recato in Spagna, ed aveva occupato la foce del fiume Ebro, in modo da tenere occupato Asdrubale impedendogli di mandare truppe in aiuto al fratello.

 

Canne. Allo scadere dei sei mesi della dittatura di Quinto Fabio Massimo, il potere passò nuovamente ai consoli, e a Roma si aprì un dibattito su come continuare la guerra:

1)     da un lato c’era chi voleva proseguire con la tattica, fin ora buona, ma non risolutiva, del Temporeggiatore;

2)     dall’altro chi proponeva di affrontare Annibale in campo aperto, situazione in cui i romani si sentivano più forti e dove pensavano di potere conseguire una vittoria definitiva.

Fu scelta la seconda opzione, e fu una disfatta epocale: le truppe si scontrarono a Canne nel 216 a.C. Fu un’ecatombe, quasi 70.000 soldati romani morirono, e Annibale aveva spezzato la lega italica alleando a sé le popolazioni locali contro i romani perdenti.

– Seconda fase: l’avanzata romana

Difficoltà di Annibale. Ma dopo la battaglia di Canne anche per Annibale iniziarono serie difficoltà: l’esercito cartaginese era fiaccato, anche per il fatto che i romani impedivano l’arrivo di rinforzi da Cartagine; oltre a ciò vide anche sfumare la fragile alleanza con le popolazioni locali che, vedendolo in difficoltà, gli voltarono subito le spalle. Ad Annibale non restò che rifugiarsi a Capua, che gli aveva offerto riparo, e da lì prendere tempo per organizzarsi.

Ripresa del logoramento. In questa fase i romani ripresero la prima strategia del logoramento, attaccando in vario modo i cartaginesi, e su diversi fronti (Italia, Spagna, Sicilia, Grecia).

 

Declino dei Barcidi. Nel 206 a.C. Asdrubale tenta di eludere gli stretti controlli di Scipione, ed inviare al fratello degli aiuti, ma questo tentativo fu stroncato cl’amorosamente nella battaglia del Metauro. Questa fu una chiara vittoria romana, che portò Annibale a lasciare Capua per ritirarsi in Calabria, vicino Crotone. Da qui Annibale dovette assistere, praticamente impotente, all’inarrestabile ascesa di Scipione che in breve tempo sottomise la Spagna, e al fallimento dell’altro fratello, Magone, di sollevare i Galli contro Roma. Era il declino dei Barcidi.

Ascesa di Scipione. Il conflitto si spostò in Africa. Scipione venne incaricato di guidare una spedizione in Africa: con l’aiuto degli alleati, allestì in Sicilia una flotta agguerrita che nel 204 a.C. sbarcò in Africa, e inflisse una pesante sconfitta all’esercito cartaginese presso Utica, in Tunisia, anche grazie all’aiuto di Massinissa, re della Numidia che si era alleato ai Romani. Questa sconfitta spinse Annibale a lasciare l’Italia per recarsi in Africa.

 

Scontro decisivo: Zama. Lo scontro decisivo si ebbe sempre in Tunisia, a Zama, dove nel 202 a.C. si svolse una battaglia risolutiva culminata con la sconfitta di Annibale, e la vittoria di Scipione, che da quel momento venne soprannominato Africano.

Condizioni di resa. Nel 201 a.C. fu stipulata una pace. A Cartagine rimaneva l’autonomia e il proprio territorio africano, ma in cambio fu costretta a:

a) stipulare un’alleanza con Roma che la rendeva di fatto uno Stato semidipendente;

b) consegnare quasi tutte le navi da guerra e tutti gli elefanti;

c) riconoscere a Massinissa l’autonomia;

d) versare un forte indennizzo di guerra;

e) cosa più importante: rinunciare ad ogni possesso nel mediterraneo.

Conseguenze. Dopo la seconda guerra punica, l’influenza di Cartagine nel Mediterraneo occidentale fu azzerata, e passò completamente in mano ai Romani. Annibale prese la guida di Cartagine finché non fu esiliato dai romani in Siria, dove continuò a fomentare battaglie antiromane, e poi in Bitinia, dove si uccise nel 182 a.C. pur di non consegnarsi ai Romani.

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