La tragedia antica (1) – di Cristina Rocchetto

Vorrei fermare i miei pensieri su un argomento appassionante sul quale mi è capitato
ultimamente di leggere e riflettere ancora una volta: la tragedia greca.

Mantenendo il taglio di analisi dei
miei articoli di Storia medievale, che è poi il taglio che amo e di cui mi
servo quando cerco di “recuperare” all’amore per la nostra eredità culturale
chi non ne è stato toccato o non ha avuto modo di apprenderla, vorrei evitare
di perdermi a dare informazioni facilmente rintracciabili anche su pagine come
Wikipedia. Quindi accenno solamente al fatto che l’etimo (la parola) “tragedia” ha origini
oscure e ciò che si sa di questo genere artistico è solo che sicuramente deriva
da qualche rituale religioso precedente che nella polis (città) del V° a.C.
secolo fu rielaborato in termini “civici” ed adattato a “servire” una funzione
culturale diversa da quella puramente religiosa. E’ da questa funzione che vorrei
partire io.


La tragedia nasce nell’Atene del V°
secolo, un’Atene che si presenta come città formata da cittadini (di origine
ateniese, maschi e nati liberi – non schiavi) che costituiscono la collettività
(il demos) che si autogoverna eleggendo i suoi rappresentanti e votando tutti
insieme riuniti nella piazza (agorà) principale della città (polis, da cui il
termine “politica”: esercitare attivamente il potere del cittadino, ovvero
partecipare al governo della città eleggendo senz’altro e, a rotazione e/o per
sorteggio, talvolta anche essendo eletto per ricoprire cariche “politiche”).

Il cittadino è quindi chiamato a
svolgere attività politica, che, essenzialmente, significa votare delle leggi o
eleggere, ovvero compiere delle scelte pregne di significato e conseguenze per
tutta la collettività. Ricordiamoci che dalla politica dipendeva (come dipende)
sia l’equilibrio interno del gruppo, formato da strati sociali diversi; sia
quello con le altre città (politica estera), spessissimo in lotta tra loro.
Fare politica, al tempo della piccola polis greca, richiamava il cittadino a
sentirsi responsabile della sua libertà di scelta. Fu proprio questa libertà
intrinsecamente unita al senso civico della responsabilità a produrre delle
conseguenze anche artistiche, dando alla tragedia una funzione fondamentale
nella vita della città e dando molta importanza alla formazione culturale dei
cittadini, di cui si preoccuperanno anche quei primi insegnanti, i Sofisti, che
svilupperanno l’arte del ragionamento e del ben parlare, quegli aspetti del
programma di studi che passeranno alla storia come “logica” e
“oratoria/retorica”. I primi Sofisti sono contemporanei ai grandi Tragici. E
non è un caso.

Ma quale fu allora la funzione
sociale della tragedia? Cosa è la tragedia?
Per tragedia si intendono delle
rappresentazioni teatrali tenute in occasioni delle festività più importanti,alle
quali il cittadino ateniese (non lo schiavo; non i bimbi e qualcuno dice
neppure le donne, ma ho letto pareri discordanti a riguardo) non poteva mancare
di dare presenza da spettatore. L’importante qui, per noi, è senz’altro tener
presente che sicuramente erano obbligati ad assistere alle tragedie coloro che
erano anche obbligati a partecipare attivamente alla politica della città
votando, ossia scegliendo e decidendo.

“Spettatore”è una parola fondamentale
per comprendere la mentalità greca: “spettatore” è colui che guarda, che
osserva, che contempla da un punto di vista distaccato; questi verbi traducono
per noi il verbo greco “theoreo”…  “Spettatore”
sarebbe quindi, per il Greco antico, il “teorico”, colui che guarda e,
guardando, “teorizza”. Quindi, per gli antichi Greci andare a teatro da
spettatori significava essere “teorici”, osservare da distaccati qualcosa che
però li richiamava a “riflettere”, fare teoria.


E cosa andavano osservando, i
cittadini ateniesi, a teatro?
Le tragedie rappresentate erano
tutte raggruppate in trilogie (tre opere solitamente tra loro collegate per
argomento) a cui seguiva un dramma satiresco,tutte di uno stesso autore e
rappresentate nel corso della stessa giornata. Il dramma finale era un’opera di
carattere più leggero in cui si faceva satira dei personaggi (politici e non)
più in vista della città. Quindi, gli autori che avevano vinto la selezione e
che potevano presentare le loro opere a teatro nelle dette occasioni dovevano
preparare “tetralogie”: in tutto, cioè, materiale per quattro rappresentazioni.
Questi spettacoli, offerti appunto in occasione delle feste più importanti
dell’anno, occupavano lunghissime ore della giornata. Il pubblico doveva, in
omaggio allo spirito competitivo greco, infine votare anche l’autore secondo
loro più gradito.

Ma non sono queste informazioni,
sulle quali ricasco, che vorrei trasmettere qui e che troverete facendo una
semplice ricerca sulla voce “tragedia greca”. E’ del senso che queste tragedie
racchiudono e che le fa grandi ed intense anche per noi ciò di cui vorrei
parlare, anche se pure di questo troverete vari e più estesi documenti
informativi. .

In sintesi, la tragedia doveva
educare il cittadino alla consapevolezza della sua condizione di uomo libero e
solo davanti alla scelta. Per farlo, i grandi tragici hanno scelto soggetti
particolarmente evocativi, tali da toccare profondamente anche la nostra
coscienza… anche se non abbiamo una reale capacità di esercitare potere
politico effettivo sul governo del luogo dove ci troviamo a vivere…
Quindi le grandi tragedie ci
mostrano uomini dilaniati da sentimenti contrastanti.

Prendiamo come primo esempio Oreste
di Eschilo.
Intanto, in breve, la tragedia,
“Coefore”, appartiene alla trilogia chiamata “Orestea”, costituita dalle tre
opere a noi pervenute: “Agamennone”, “Coefore”, “Eumenidi”. Le “coefore” sono
il gruppo delle donne che accompagnano la sorella di Oreste, Elettra, a fare
omaggio alla tomba del padre, dove lei incontrerà appunto Oreste dopo anni di
lontananza; nella tragedia in questione, le coefore svolgono anche la funzione
del coro, fondamentale nella tragedia classica a scapito dei pochi personaggi,
tutti interpretati da attori maschi.

Ora, Oreste si trova a dover
scegliere di uccidere la propria madre (Clitennestra), per vendicare il padre (Agamennone)
da lei ucciso al suo ritorno dalla guerra di Troia. La vendetta del figlio
maschio è un dovere sacro, ed Oreste lo sa; ma altrettanto sacro è, di fronte
agli dèi, il monito del non uccidere il proprio padre o la propria madre.
Quindi Oreste si trova davanti al bivio del dover fare qualcosa che annulla e
contraddice un altro dovere forte ed altrettanto sacro. E sebbene egli compia
la sua scelta apparentemente senza tentennamenti, dopo averla compiuta si rende
conto di essere per sempre perseguitato dalle Erinni (le dee della vendetta,
simbolo del rimorso della sua coscienza) della madre.

Eschilo è il primo dei tre grandi
ed insuperabili tragediografi dell’età antica. Essendo il primo, ha toccato il
punto fondamentale, ma non forse il vertice della potenzialità della tragedia.
Personalmente, mi sembra che il vertice non è toccato perché i due moniti che
colpiscono Eschilo provengono ancora “dall’esterno” introiettato: egli si trova
ad un bivio e deve imboccare l’una o l’altra strada; qualcosa deve fare: anche
il rifiuto di agire, il non fare (non vendicare il padre), significherebbe
comunque compiere una scelta ed esporsi ad una persecuzione, un rimorso della
coscienza – in tal caso, quella del padre invendicato. Però qui la scelta viene
quasi naturale: è il “dopo” a diventare problematico. Sembra quasi che il
messaggio dica, o io almeno lo leggo cos’: “anche l’ dove ti sembra di compiere
il giusto, le conseguenze che pagherai ti saranno dolorose”.

Siccome il mio articolo è diventato
lungo, per ora lo interrompo qui. Riprenderò con il prossimo, parlando di
Sofocle e di Euripide. Di Eschilo vorrei dare indicazione di una delle più
interessanti rappresentazioni ritrovate su YouTube e davvero preziose. Un
grazie anche da qui a chi si preoccupa di fornire alla collettività tanta
ricchezza: non tutti coloro che usufruiscono di ciò che viene messo a loro
disposizione sono capaci di ricordarsi del tempo che hanno avuto in regalo…. (continua)
“Le Coefore” (tragedia completa, in
6 parti. Collegamento alla prima:
https://www.youtube.com/watch?v=ymmYZQ_pcso
; poi andate avanti voi)
Buona visione!
Cristina Rocchetto