La violenza contro la natura – di Giovanni Ghiselli

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La
nave dei veleni denunciata dal documentario di Claudio Metallo
L’avvelenata – cronaca di una deriva
mi offre lo spunto per divulgare un topos,
un luogo comune a molti autori classici e moderni secondo i quali
l’avvelenamento di una città, di una regione, della sua terra, del suo mare e
perfino del suo cielo deriva dalla malattia mentale e morale di chi governa
questo paese.

In effetti“Non vi è, nel destino tutto dell’uomo, sventura più dura
di quando i potenti della terra non sono anche i primi uomini. Tutto diventa
falso, obliquo, mostruoso, quando ciò avviene”
[1].

“Dunque, poiché tutte le cose sono
causate e causanti, aiutate e adiuvanti, mediate e immediate, e tutte sono
legate da un vincolo naturale e insensibile che unisce le più lontane e le più
disparate, ritengo che sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il
tutto, così come è impossibile conoscere il tutto senza conoscere le
parti”[2].
Molto prima di Pascal[3]
, Platone [4]
aveva detto che tutta la natura è imparentata con se stessa (
th'” fuvsew”
aJpavsh” suggenou'” ou[sh”
, Menone, 81d).
Dostoevskij fa dire allo stariez Zossima
che “il mondo è come l’oceano; tutto scorre e interferisce insieme, di
modo che, se tu tocchi in un punto, il tuo contatto si ripercuote magari
all’altro capo della terra. E sia pure una follia chiedere perdono agli
uccelli; ma per gli uccelli, per i bambini, per ogni essere creato, se tu
fossi, anche soltanto un poco, più leale di quanto non sei ora, la vita sarebbe
certo migliore”[5].
 Per quanto riguarda il nostro argomento, c’è  connessione organica tra il Capo e la sua
gente, come ci insegnano gli autori greci e latini sulle cui spalle noi
dobbiamo salire, come nani sugli omeri di giganti
[6], se vogliamo avere un’ampia prospettiva
della storia europea.
Nel prologo dell’Edipo
re
di Sofocle viene descritta la
sterilità della terra tebana sconciata e resa malata dai delitti di Edipo, vero
miasma, contaminazione della sua polis (v. 353). Edipo, come si sa, ha
ucciso il proprio padre e sposato la propria madre offendendo la natura.
Se rimaniamo nella
dura luce delle tragedie di Sofocle, vediamo che nell’ Antigone , il
vate tebano Tiresia accusa Creonte di essere la sorgente inquinata del male
della città:” la città è ammalata di questo per la tua disposizione
mentale (v. 1015). Creonte infatti ha ereditato da Edipo non solo il ruolo
regale ma anche la funzione di
homo piacularis  uomo che contamina la città.
Insomma i costumi, le virtù, i vizi e perfino le malattie del capo
si riverberano sulla sua terra per una sorta di responsabilità collettiva.
Questa affermazione risale ai poemi omerici dell’VIII sec. a. C.,  la ritroviamo poco dopo in Esiodo, quindi nelle
tragedie del V secolo, e nell’oratoria del IV secolo: Isocrate nell’ Encomio di Elena
[7]  chiama i despoti che cercano di dominare i
concittadini con la forza, “non capi ma pesti delle città” (
oujk a[rconta”
ajlla; noshvmata tw’n povlewn
,  34).
 C’entra con noi il
dispotismo? Sì, c’entra perché abbiamo un governo che non è stato eletto dal
popolo e, comunque, anche le prossime elezioni pongono sbarramenti che tolgono
a centinaia di migliaia di persone la possibilità di avere una loro
rappresentanza. E chi blatera dicendo che è arcaica la distinzione tra destra e
sinistra, vuole imporre l’ammucchiata sotto la sua guida. La distinzione c’è,
eccome, ed è la divisione tra chi fa politica in favore dei meno abbienti, dei
poveri, e chi sostiene l’interesse dei ricchi.
Quando non ci sarà più questa disuguaglianza antiumana e
anticristiana, allora potranno scomparire anche la destra e la sinistra e
magari pure lo stato Leviatano. Un’altra distinzione presente e forte è quella
tra chi offende e chi difende la natura. Monti è andato a inaugurare una
stazione dell’alta velocità.
Parecchi manifestanti NO TAV l’hanno contestato e sono stati
caricati dalla polizia. Non c’è alcuna differenza tra loro?  Il caporione Monti che suggerisce di
reprimere le pulsioni istintive e i suoi compari credono di rappresentarci
tutti? Abbiamo avuto, e abbiamo, governanti che per motivi di lucro hanno reso
malati il mare e il cielo, oltre la terra, la madre terra che, come nel Macbeth
[8] di Shakespeare, ogni tanto si scuote,
piena di risentimenti per come viene maltrattata. Nella tragedia del
drammaturgo elisabettiano un nobile scozzese, Lennox riferisce quanto si dice
sia avvenuto nella notte dell’assassinio del re:” the earth was
feverous, and did shake
” (II, 3), la terra era febbricitante e ha
tremato. 
 Quindi un altro nobile,
Ross, fuori dal castello del delitto fa notare a un vecchio che il cielo, quasi
sconvolto dal misfatto umano (as troubled with man’s act), minaccia la
sua scena sanguinosa, e il giorno è buio come la notte. Infatti, risponde l’old
man
:” ‘Tis unnatural, Even like the deed that ‘ s done
(II, 4), è un fatto innaturale, come l’azione che è stata perpetrata.
Innaturali sono le disuguaglianze tra le persone ridotte in miseria
e quelle che sguazzano nel lusso, innaturale è l’avvelenamento dell’ambiente,
innaturale lo squarciamento di montagne, la devastazione dei paesaggi,
l’uccisione di centinaia e centinaia di pedoni e ciclisti ogni anno da parte
delle automobili. Ingiusto è che gli assassini al volante, e gli altri
malfattori,  non vengano puniti. Monti ha
un solo occhio ciclopico puntato su un tipo di economia, quello della
disuguaglianza, delle sperequazioni  e
dell’ingiustizia che vuole dividere l’umanità in due categorie: quella
enorme  dei miserabili e quella
ristretta  degli straricchi. Anche questo
disegno da guerci è contro natura.
Se non torniamo a vivere secondo natura, se non ritroviamo la
sintonia con il cosmo, la nostra specie non potrà sopravvivere. Noi infatti
respiriamo con il cosmo, con l’ordine della natura, e se continueremo a
sconvolgerlo, il caos, il vuoto immenso, ci inghiottirà.
Il destino dell’uomo è inserito nell’ordine del
mondo; e quando l’ordine cosmico e il disordine umano vengono al cozzo, si
sprigiona la scintilla della tragedia
Perché la terra, il cielo, il mare si purifichino e si restauri la
naturalezza, è necessario che il capi malati vengano esautorati e capovolti a farmakói, a medicine umane. La prima
fase della cura sarà mandarli via, molto lontano da noi.
Giovanni ghiselli g.ghiselli@tin.it

[1]
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra,
p. 298.
[2] B. Pascal, Pensieri,  p. 143.
[3]
1623-1662
[4]
427-347 a. C.
[5]F. Dostoevskij, I fratelli Karamazov , del 1880, p.402.
[6]
Mi avvalgo di
un aforisma  che Giovanni di Salysbury
(XII secolo) attribuisce a Bernardo di Chartres
(Filosofo scolstico
francese morto nel 1130. Scrisse un’opera su Porfirio):Dicebat
Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantum humeris insidentes, ut
possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut
eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine
gigantea
” (Metalogicon III, 4), diceva Bernardo di
Chartres  che noi siamo come dei nani che
stanno sulle spalle di giganti, in modo tale che possiamo vedere più cose di
loro e più lontane, comunque sia  non per
l’acume della nostra vista o la statura del corpo ma poiché siamo portati  in alto ed elevati da quella grandezza
gigantesca
[7]
Del 390 a.
C.
[8]
1605-1606.

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