La transvalutazione lessicale

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dalla Metodologia per l’insegnamento del greco e del latino

di Giovanni Ghiselli

Sommario:

17. La transvalutazione lessicale. Tucidide e la guerra civile. Sallustio e il Bellum Catilinae. Tovlma e audacia. La Fedra (honesta quaedam scelera successus facit) e lHercules furens di Seneca. Lady Macduff del Macbeth di Shakespeare e la Pharsalia di Lucano.

 Petronio e la critica d’arte. Tacito e Giovenale. Moderato” e deregulation” Due romanzi di uno scrittore cinese.

Wortwandel ist Kulturwandel und Seelenwandel, mutamento del significato delle parole è mutamento della cultura e mutamento dell’anima[1].

 

Testo:

Un  fenomeno importante e funzionale al fissaggio dei vocaboli nella memoria è la transvalutazione lessicale: parole come audacia e tovlma cambiano significato durante le guerre civili [2].

Nei conflitti interni molti valori  si capovolgono: lo afferma Tucidide a proposito della stavsi” di Corcira [3], quando ci fu una  tranvalutazione generale e le stesse parole cambiarono il loro significato originario:”Kai; th;n eijwqui’an ajxivwsin   tw`n ojnomavtwn ej” ta; e[rga ajnthvllaxan th’/ dikaiwvsei. Tovlma me;n ga;r ajlovgisto” ajndreiva filevtairo” ejnomivsqh” (III, 82, 4), e cambiarono arbitrariamente l’usuale valore delle parole in rapporto ai fatti. Infatti l’audacia irrazionale fu considerata coraggio devoto ai compagni di partito. 

Queste parole sono commentate da Montaigne nel capitolo XXIII[4] dei Saggi :” Si leggono nelle nostre stesse leggi, fatte per rimediare a quel primo male[5], l’insegnamento e la giustificazione di ogni sorta di cattive imprese; e ci accade quel che Tucidide narra delle guerre civili del suo tempo che per favorire i pubblici vizi li battezzavano con nuovi nomi più dolci, per scusarli, temperando e ingentilendo la loro vera qualità”[6].

“Le lotte civili degli anni 427-425 a Corcira rappresentano, a giudizio di Tucidide, un salto di qualità nella storia della lotta e della violenza politica in Grecia: la sequenza dei fatti è presentata intenzionalmente, nelle sue pagine, con le espressioni e i toni della patologia”[7].

 

“Un’audacia ” ajlovgisto”” prende il nome di coraggio, la prudenza si chiama pigrizia, la moderazione viltà, il legame di setta viene prima di quello di sangue, e il giuramento non viene prestato in nome delle leggi divine, bensì per violare le umane.  Sinistro carnevale, mondo a rovescio, in cui è necessario lottare con ogni mezzo per superarsi e in cui nessuna neutralità è ammessa. Così appare, a Corcira, per la prima volta tra gli Elleni, la più feroce di tutte le guerre (Tucidide, III, 82-84)”[8].

 Nel Bellum Catilinae di Sallustio, Catone , parlando in senato dopo e contro Cesare, il quale aveva chiesto di punire i congiurati “solo” confiscando i loro beni e tenendoli prigionieri in catene nei municipi, denuncia questo cambiamento del valore delle parole:”iam pridem equidem nos vera vocabula rerum amisimus: quia bona aliena largiri liberalitas, malarum rerum audacia fortitudo vocatur, eo res publica in extremo sita est ” (52, 11), già da tempo veramente abbiamo perduto la verità nel nominare le cose: poiché essere prodighi dei beni altrui si chiama liberalità, l’audacia nel male, coraggio, perciò la repubblica è ridotta allo stremo.

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Nell’Hercules furens Megara denuncia questo criterio:”prosperum ac felix scelus/virtus vocatur” (vv. 251-252), il delitto utile e fortunato si chiama virtù. 

Nella Pharsalia di Lucano è il potere delle armi rabbiose che porta a questa trasfigurazione delle parole:”Imminet armorum rabies, ferrique potestas/confundet ius omne manu, scelerique nefando/nomen erit virtus, multosque exībit in annos/hic furor” (I, 666-669), incombe la rabbia delle armi, e il potere del ferro sfigurerà ogni diritto con la violenza, e virtù sarà il nome di delitti nefandi, e questo furore durerà molti anni.

 

 E ancora: nel Macbeth di Shakespeare la moglie di Macduff viene invitata a fuggire da un messaggero, prima che arrivino i sicari del tiranno, e risponde: Whither should I fly?-I have done no harm. But I remember now.- I am in this earthly world where to do harm-is often laudable; to do good, sometime-accounted dangerous folly” (IV, 2), dove dovrei scappare? Io non ho fatto del male. Ma ora ricordo. Io sono in questo basso mondo dove fare il male è spesso lodevole; fare il bene, talora è considerata pericolosa follia.

 

L audacia attribuita ai Catilinari è una forma di estremismo, termine che oggi suona altrettanto male. Nella prima Catilinaria Cicerone attacca il nemico attribuendogli piani e intenti eversivi:”quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? ” (I, 1, 1), fino a quale estremo si lancerà l’estremismo scatenato?

Il significato negativo di tovlma si vede bene nel primo Stasimo dell’Antigone quando il Coro afferma:”bandito dalla città (a[poli” ) è quello con il quale /coesiste la negazione del bello (to; mh; kalovn), per la sfrontatezza (tovlma”  cavrin, vv. 370-371).

Il biasimo dell’audacia dunque è ricorrente nei tradizionalisti, e investe anche la critica d’arte. Sentiamo Petronio a proposito della pittura:” pictura quoque non alium exitum fecit, postquam Aegyptiorum audacia tam magnae artis compendiariam invenit ” (2, 9), anche la pittura non ha avuto risultato diverso dopoché la sfrontatezza degli Egiziani ha trovato la scorciatoia di un’arte tanto grande. Si tratta della tecnica compendiaria la quale viene di solito attribuita al cosiddetto terzo stile pompeiano. Si può vedere un esempio di tale tecnica nella casa dei Vettii[9]. “Non bisogna confondere, come spesso s’è fatto, questa pittura compendiaria , cioè rapida ed evocativa,  con il moderno impressionismo, che tende a rendere con assoluta immediatezza un’emozione visiva. Consideriamo, scegliendo a caso, il gruppo di Ermafrodito e Sileno, nella casa dei Vettii. Il discorso pittorico è rapido, ha una cadenza accentata, vivace; ma scorre su uno schema del tutto convenzionale. E’ una pittura a macchiaNel giardino della Villa di Livia a Roma[10], si ha un “inventario” di piante, raffigurate a memoria: il pittore conosce la forma di ogni singolo albero o arbusto e la descrive con sicurezza; ma ciò che viene precisato con rapidi tratti di colore non sono le cose che l’artista vede, bensì le nozioni che ha di esse. Non dunque lo spettacolo della natura, ma le immagini della mente prendono forma e si fanno evidenti nell’arte; e la tecnica rapida e per cenni, compendiaria, non è una tecnica creata per rendere con immediatezza le emozioni visive ma per tradurre visivamente quelle immagini. Si spiega così come questa tecnica diventi anche più rapida e intensa nella pittura cristiana delle catacombe, le cui immagini puramente simboliche non hanno alcun rapporto con la realtà oggettiva[11].

 

Tacito utilizza la parola audacia per gettare una luce fosca sullultima tresca di Messalina,  “tutta amorazzi e dentifrici”[12]. La meretrix Augusta :”iam…facilitate adulteriorum in fastidium versa, ad incognitas libidines profluebat [13], oramai volta alla noia per la facilità degli adultèri, si lasciava andare a dissolutezze inaudite. L’incognita ed estrema libido fu quella di sposare l’amante  Sil’io, e non a Claudio morto. Il ganzo la incalzava (urgebat) con l’argomento che “flagitiis manifestis subsidium ab audacia petendum “, negli scandali scoppiati bisogna chiedere soccorso all’audacia.

Giovenale[14] peggiora ulteriormente la brutta coloritura di questo sostantivo con l’aggiunta del participio-aggettivo perdita: audacia perdita è l’audacia disperata e depravata attribuita al graeculus, il grecastro capace di tutto (Satira III, 73 sgg.).

Si parva licet componere magnis[15], se si possono paragonare le cose piccole con le grandi, e indicare una parola il cui significato si è capovolto nel corso della mia vita adulta, essa è “moderato”, che dal ’68 sino alla fine degli anni Settanta suonava malissimo e ora suona benissimo. Alle orecchie dei più dico.

In questi giorni di catastrofe finanziaria è diventata una brutta parola deregulation che sino a poco tempo fa sembrava tanto bella ai liberisti nostri e a quelli di oltreocano.

Trovo un riscontro di rapido cambiamento lessicale in uno scrittore cinese nostro contemporaneo, forse addirittura della mia generazione, o che per lo meno racconta storie di Cinesi della mia generazione. L’autore fa pure notare che il cambiamento del linguaggio cambia le persone: Adesso[16] ci sono parecchie cameriere russe vestite con corsetti aderenti di pizzo e giarrettiere bianche, come se fossero uscite da quei poster della vecchia Shangai. Assolutamente sensazionali. I clienti arrivano a frotte. In particolare i giovani. Dicono che c’è unatmosfera molto xiaozi“.

Xiaozi? Piccolo borghese?”

Oh, sì, è un nuovo termine alla moda. Xiaozi, piccolo borghese, ma si riferisce a un consumatore alla moda, estremamente raffinato, consapevole del proprio status. E molto in voga tra quegli impiegati che lavorano nelle joint venture straniere. ‘Se non sei uno xiaozi non sei nessuno”,

Be, certo anche il linguaggio cambia” disse Chen, e cambia anche noi”[17].

 

Durante la rivoluzione culturale cinese doltremare” era un termine negativo, che si usava per descrivere persone politicamente inaffidabili legate al mondo occidentale, o a uno stile di vita borghese e dispendiosoAl giorno doggi cinese doltremare” è un termine positivo, si riferisce a qualcuno che è ricco, pieno di successo negli affari, in contatto con loccidente”[18].

 

Giovanni Ghiselli

 

note:


[1] Leo Spitzer, Critica stilistica e storia del linguaggio, trad. it. 1954, p. 75.

[2] Cfr. Il mio La donna abbandonata, p. 183.

[3]  427-425 a. C.

[4] Della consuetudine e del non cambiar facilmente una legge accolta.

[5] Le prime faziosità (n.d. r.).

[6] Montaigne, Saggi (del 1585), p. 156.

[7] D. Musti, Storia greca , p. 411.

[8] M. Cacciari, Geofilosofia dell’Europa, pp. 42-43.

[9] Poco dopo la metà del I sec. d. C.

[10] Metà del I sec. d. C.

[11] G. C. Argan, Storia dell’arte italiana, 1, p. 161.

[12] S. Mazzarino, L’impero romano, 1, p. 218.

[13]Tacito, Annales , XI, 26.

[14] 55 ca d. C.-140 ca. d. C.

[15] Virgil’io, Georgica IV, 176.

[16] Siamo negli anni Novanta del Novecento (ndr.)

[17] Qiu Xialong, Quando il rosso è nero, p. 172.

[18] Qiu Xiaolong, Visto per Shangai, p. 215.

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