La vita di un prete è povertà che grida – una parrocchiana di Corsico

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Ogni volta che entro nella mia chiesa e i miei occhi si posano sul bellissimo crocifisso che don Savino ha donato alla sua ultima parrocchia non posso non ripensare a queste parole che mi disse un giorno: “Una povertà che grida: questa ho scoperto essere la vita di un prete anzi di un cristiano anzi di un uomo che incontra Gesù. Una povertà che si fa più drammatica quando dobbiamo attraversare la circostanza del dolore, della malattia o di un grande sacrificio. Non possiamo più vivere ogni circostanza della nostra esistenza senza essere consapevoli della nostra  povertà che grida: Signore tu sai tutto; Tu lo sai che ti amo”. L’amore di Don Savino per Gesù, come spesso amava chiamare il Signore, mi ha commossa in profondità fin dai primi momenti a Corsico. Stargli vicino era come ricevere un raggio riflesso di quell’Amore che lui cercava con desiderio e passione e che raggiungeva anche le persone che, seppur per poco tempo come me, hanno condiviso un po’ della sua vita. Con don Savino ho imparato a dare del Tu al Signore, a scoprirlo nascosto in ogni circostanza della mia quotidianità. Mi diceva sempre che la mia giornata doveva essere “una caccia al tesoro” alla scoperta della Sua presenza e per questo dovevo ritrovare occhi in grado di sorprendersi per riconoscerLo nel Suo manifestarsi a me. Mi ha insegnato a trattare Gesù come un amico, vicino, sempre in ascolto e sempre proteso verso di me per meglio anticipare i miei passi rendendo più sicuro il mo cammino. In don Savino era fortissimo il desiderio di condurre le persone a Gesù, e così ha fatto con me: una delle sue mani nella mia e l’altra in quella di Gesù. L’amicizia con lui ha sempre portato con sé la rassicurante bellezza che è propria della paternità spirituale, legame ancora più forte e profondo della paternità biologica, perché colui che ti genera in Cristo entra in contatto con quanto nel tuo essere più profondamente appartiene alla misteriosa radice che ti tiene ancorata all’Essere. Il suo sguardo paterno su di me mi ha a poco a poco rivelata a me stessa, permettendomi di conoscere la mia stessa anima, di cui forse mi ero dimenticata l’esistenza. La sua direzione spirituale non si è mai trasformata in indottrinamento o catechizzazione, semplicemente mi ha permesso di dare alla luce me stessa, imparando a conoscere la mia vera identità spirituale, che è poi quella di figlia dell’unico Padre, mi ha insegnato a essere figlia, a sentirmi figlia amata, voluta e desiderata dal mio Creatore per quello che sono, con tutti i miei limiti e difetti. La sua grandezza credo sia stata proprio questa: aver reso la sua paternità riflesso di quell’altra Paternità, trasparenza e rivelazione di un amore che è al tempo stesso amore di padre e di madre. La tensione che costantemente ha accompagnato la sua missione di padre verso i suoi tanti figli la definirei proprio così: ESSERE TRASPARENZA DI UN AMORE PIU’ GRANDE.

Una parrocchiana di Corsico
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