La donna ne La coscienza di Zeno di Italo Svevo

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La coscienza di Zeno (1923) fu il primo romanzo di Svevo. La trama è imperniata attorno alle sorelle Malfenti: Ada, Augusta, Alberta e Anna.

La prima scelta di Zeno cade su Ada e parte subito alla sua conquista. Ada è descritta come la donna che fa innamorare, è la divina fanciulla per cui Zeno ha avuto subito il cosiddetto colpo di fulmine.

“Era la donna da me prescelta, era perciò già mia ed io l’adornai di tutti i sogni perché il premio della vita m’apparisse più bello “.

Ada è una fanciulla di una semplicità estrema ma che, a forza di esaltarne la figura nei sogni, appare a Zeno come una civetta. Quando Zeno si accorge che Ada cerca in tutti i modi di evitarlo, si rende finalmente conto che la fanciulla sta per sfuggirgli. La cosa diventa evidente quando i genitori di lei gli fanno capire in modo chiaro che non è Ada la ragazza giusta per lui (anche perché non ne è innamorata) ma bensì la sorella: la “brutta” Augusta.

Prima di dichiararsi ad Augusta, cosa che gli costa un enorme sforzo (lo fa al buio durante una seduta spiritica), Zeno tenta con Alberta, l’altra sorella; ma respinto anche da quest’ultima non gli resta che Augusta.

Una volta sposato con Augusta, Zeno si rende conto di non desiderare più Ada, nonostante la veda ogni sera. Quella per lui rimane la donna proibita e si accorge all’improvviso di amare la moglie come essa ama lui.

Augusta è una figura positiva per Zeno, con l’andare del tempo si rivela sempre più una figura materna, capace di infondere sicurezza, tranquillità e conforto.

“Quando la paura di morire mi assillava, mi rivolgevo ad Augusta per averne conforto come quei bambini che porgono al bacio della mamma la manina ferita. Essa trovava sempre delle nuove parole per confortarmi.”

Il suo matrimonio si rivelerà felicissimo perché Augusta è una moglie devota e attenta, mentre il matrimonio di Ada sarà un vero fallimento. Augusta non è assolutamente bella, mentre Ada, che invece era bellissima, verrà deturpata da una grave malattia. Nell’opera viene evidenziata in modo convenzionale la figura femminile che viene sempre giudicata o donna-madre oppure, al contrario, donna-amante come nel caso di Carla.

Il rapporto con lei viene regolato esclusivamente dal denaro e quindi brutalmente mercificato; di conseguenza la relazione extraconiugale non influisce affatto sulla vita matrimoniale di Zeno se non per sollecitare in lui sensi di colpa.

Il rapporto con Carla è un groviglio di contraddizioni: dapprima Zeno si presenta a lei come benefattore che intende aiutarla negli studi, quindi diventa il suo amante, vive questa relazione con notevole desiderio ma anche con molti sensi di colpa e propositi di redenzione.

E’ un legame di amore-odio continuo; Carla è per Zeno la donna-oggetto che riuscirà a redimersi solamente quando deciderà di troncare questa relazione per sposare il suo maestro di canto.

di Alice Fusè

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