Tuono di Pascoli, Myricae – di Carlo Zacco

Il tuono
È una poesia
gemella del Il lampo, compare nella raccolta immediatamente dopo, ed è ad
essa collegata.

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E nella notte nera come il nulla,

 

 

a un tratto, col fragor d’arduo dirupo

che frana, il tuono rimbombò di schianto:

rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,

e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,

e poi van’. Soave allora un canto

s’ud’ di madre, e il moto di una culla.

Situazione. Viene descritto il
rumore di un tuono
: dopo il lampo, torna il buio più totale,
e scoppia il tuono, che fa un rumore simile alla frana di uno
strapiombo inaccessibile (arduo), e provoca un’eco violenta (rimbomba):
questa eco si propaga più volte per l’atmosfera (rimbomba, rimbalza,
rotola), e svanisce lentamente, propagandosi sempre più lontano,
fino a sparire.

 – Dopo il tuono, un altro rumore, più
familiare e rassicurante: quello di una madre che culla il bambino,
forse per consolarlo.

Analogie
tematiche.
il primo verso riprende il testo precedente:
 – «nella notte nera», stessa situazione, un istante dopo il lampo;
 – «come il nulla», riprende anche la situazione emotiva, del nulla nel quale si ripiomba
dopo la visione istantanea terrificante;
 – «a un tratto», anche qui domina la dimensione istantanea degli eventi;
Fonosimbolismo. Mentre nel testo precedente dominano immagini visive, qui
Pascoli vuole riprodurre immagini acustiche, e si serve ovviamente di
tutti gli artifici fonici e fonosimbolici disponibili:
 -  allitterazioni  in r: «fragor d’arduo dirupo / che frana»;
 -  ripetizioni foniche e ritmiche: «rimbombò», onomatopea, poi ripetuta
e variata: «rimbombò, rimbalzò, rotolò» e poi «rimareggiò rifranto»: queste
ripetizioni
e variazioni danno l’idea di una specie di eco,
tipica dei tuoni;
Il «nido».
Alla fine compare un’immagine protettrice e rassicurante: la madre che culla il
bambino. È l’immagine del «nido»: un luogo non sconvolto dalla forza degli
elementi esteriori.

 

 – Elio  Gioanola scrive: «I temporali pascoliani non si risolvono mai in pioggia,
perché sono temporali ‘psicologici’, non reali: riflettono più una turbata
condizione interiore che una situazione vera. In questo caso il temporale
costituisce una lontana minaccia, tanto più paurosa quanto distante e
indeterminata».