LE CLASSI DI PAROLE (o anche categorie lessicali)

CLASSI DI PAROLE (o anche parti del discorso o categorie lessicali)

  1. Nome
  2. Verbo
  3. Aggettivo
  4. Pronome
  5. Articolo
  6. Preposizione
  7. Avverbio
  8. Congiunzione
  9. Interiezione

Classi di parole variabili = quelle che possono assumere forme diverse (nome, verbo, aggettivo, pronome, articolo, preposizioni articolate)

Classi di parole invariabili = quelle che non possono assumere forme diverse (avverbio, congiunzione, interiezione)

Classi di parole aperte = quelle a cui si possono sempre aggiungere nuovi membri (nome, verbo, aggettivo, avverbio)

Classi di parole chiuse = quelle a cui non si possono aggiungere più nuovi membri (articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni)

NB: le interiezioni sono un caso particolare possiamo considerarle una classe aperta se accettiamo che possano essere formate con parole

       appartenenti ad altre classi (es: “diavolo!” È un nome)

NB2: bisogna domandarsi se questo elenco sia adeguato solo per l’italiano oppure per tutte le lingue del mondo

es: l’artocolo manca in molte lingue (latino, lingue slave se non con qualche eccezione nel bulgaro)

quindi l’inventario delle parti del discorso non può essere lo stesso per tutte le lingue, ma alcune sono condivise da tutte

Parti del discorso universali = nome, verbo

Quali sono i criteri in base ai quali si può dire che una determinata parola è un nome, un verbo ecc?

  1. Criterio tradizionale di tipo semantico

Basandosi sul significato si dice che i nomi designano entità oppure oggetti (ma osserviamo: partenza, descrizione, nascita…)

                                                                i verbi designano azioni o processi (ma osserviamo: sapere, conoscere, credere…)

  1. Criterio distribuzionale

Le classi di parole sono definite in base alle altre classi di parole insieme alle quali possono oppure non possono ricorrere

sappiamo che non tutte le combinazioni sono grammaticali, infatti combinando le parole abbiamo tre casi

  1. Il caso in cui è possibile sia un ordine di parole sia il suo inverso (es: Mario mangia ; mangia Mario)
  2. Il caso in cui solo un ordine è possibile (es: la mela : mela la)
  3. Il caso in cui nessun ordine è possibile (es: Mario la ; la Mario ; Mario mela ; mela Mario)

si deduce che le parole sono classificate in categorie che ne limitano la distribuizione libera all’interno della frase

Le sottocategorie

Un parlante sa che mare, ragazzo, carta, bene sono parole, e sa anche che sono tutti sotto la categoria di nome, e che questi nomi hanno proprietà diverse. Guarda queste frasi:

Il ragazzo scrive un libro

*il gatto scrive un libro

*il bene scrive un libro

*il mare scrive un libro

*la discordia scrive un libro

Solo la prima è grammaticale perché il soggetto del verbo scriverenon solo deve essere un nome, ma deve essere un nome di persona, ovvero un nome marcato con il tratto [+umano].

I tratti suddividono la categoria “nome” in sottocategorie

Il tratto [±numerabile] divide i nomi in nomi che si possono contare (ingl. countable con cui si usa many come in many pens)

                                                                      nomi che non si possono contare (ingl. uncountable con cui si usa much come in much butter)

Anche i verbi possono essere categorizzati transitivi/intransitivi

                                                                             regolari/irregolari

                                                                             che possono avere costruzione progressiva (es: sto arrivando)/verbi “stativi” (es: *sto sapendo)

La sottocategorizzazione è importante per sapere con quali suffissi si può costruire una parola

ata
iera
eria
oso
atico
one
nza
Gianni
giorno
+
giornata
thè
+
teiera
cavallo
+
cavalleria
crema
+
+
cremoso
l’una
+
l’unatico