Le prime opere

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

di GABRIELE D’ANNUNZIO

il suo esordio letterario

L’esordio letterario di D’Annunzio avviene sotto il segno del verismo, in particolare di Giovanni Verga. Il poeta comporrà novelle improntate sul naturalismo, e romanzi descrittivi (soprattutto della Roma monumentale); i suoi protagonisti saranno suoi alter ego.

Del resto i due scrittori che in Italia a cavallo degli anni ’80, suscitano maggior eco sono Carducci e Verga. Le prime due raccolte liriche, Primo vere (1879) e Canto novo (1882) si rifanno al Carducci delle Odi barbare (1877); la prima opera narrativa, la raccolta di novelle Terra vergine (1882), guarda al Verga di Vita dei campi (1880).
Se si esclude Primo vere, che è poco più di un esercizio di apprendistato, il Canto novo offre già indicazioni molto interessanti. Oltre alla metrica barbara, D’Annunzio ricava da Carducci il senso tutto “pagano” delle cose sane e forti, della comunione con una natura solare e vitale. Ma questi temi sono portati al limite estremo, e toccano i vertici di una fusione ebbra tra io e natura che fa già presentire il futuro panismo superomistico. Non mancano però spunti diversi, momenti di stanchezza, visioni cupe e mortali, che, nel giovane D’Annunzio, fanno intuire come il vitalismo sfrenato celi sempre in sé il fascino ambiguo della morte. E, curiosamente, sono presenti anche spunti ‘sociali” provenienti dal contemporaneo Verismo, l’indugio su figure di reietti al limite del subumano.
Terra vergine è il corrispettivo in prosa del Canto novo. Il modello è il Verga rusticano di Vita dei campi (opera uscita solo due anni prima): anche D’Annunzio presenta figure e paesaggi della sua terra, l’Abruzzo. Ma non vi è nulla della lucida indagine condotta da Verga sui meccanismi della “lotta per la vita” nelle “basse sfere”. e soprattutto nulla dell’impersonalità verghiana, risultante dall’ “eclisse” dell’autore e dall’immersione del punto di vista narrativo entro le realtà rappresentata. Il mondo di Terra vergine è un mondo sostanzialmente idillico, non problematico: in una natura rigogliosa e sensuale esplodono passioni primordiali, sopratutto sotto forma di un erotismo vorace, irrefrenabile, ma anche di una violenza sanguinaria. Sul piano delle tecniche narrative, questo compiacimento per la ferinità e la barbarie sì esprime in una continua intromissione della soggettività del narratore che è l’opposto dell’impersonalità verista. Sulla stessa linea si pongono sostanzialmente le raccolte di novelle successive, Il libro delle vergini (1884) e San Pantaleone (1886) che saranno poi riunite, con esclusioni e rimaneggiamenti, nelle Novelle della Pescara (1902). Anche questi testi, accanto all’interesse regionale e dialettale, rivelano l’ambiguo compiacimento, per un mondo magico, superstizioso e sanguinario. Se dunque esteriormente le novelle di D’Annunzio si richiamano al regionalismo veristico, la loro sostanza profonda è del tutto estranea al gusto documentano, agli interessi sociali, alla visione positivistica del Verismo, e si collega alla matrice irrazionalistica del Decadentismo.

di Francesco Avolio

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: