LE SABINE – Jacques-Louis David – analisi

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Ratto delle sabine (1797-1798)



    Soggetto: riprende dalla storia leggendaria romana il mitico episodio del ratto delle Sabine. I Romani invitano a banchetto con l’intento di ingannarle e rapirle; i Sabini, venuti a sapere del tradimento, dichiarano guerra ai Romani, pur essendo consanguinei, per riprendersi le loro donne. Le mogli però si frappongono tra i due schieramenti impedendo loro di combattere contro il proprio sangue.
    Impostazione della scena: non si ha la facilità di lettura per il grande affollamento (assente nelle opere precedenti di David) e viene meno l’essenzialità che aveva caratterizzato le altre tele. Questa è una rappresentazione corale: non c’è una figura protagonista ma il popolo è protagonista, il popolo è una massa indistinta ma ci sono alcune figure che si impongono allo sguardo, che comunque è in continuo movimento e in ricerca: osserva tutte le figure ma non si posa mai.
    È un dipinto pieno di riferimenti compositivi: la figura bianca centrale che si frappone tra gli schieramenti avversari ricorda la trasfigurazione di Raffaello.  Il cavallo è ripreso dal mosaico di Alessandro Magno. Il paggio a destra sembra di Botticelli. Il soldato di schiena che porta lo scudo rotondo e la lancia è una statua antica. Le donne che piangono e si disperano è un chiaro riferimento a Giotto per la strage degli innocenti.
    Spazio: il paesaggio fa semplicemente da sfondo, come quello tipico del teatro. Ma c’è un elemento interessante: il castello a sinistra ricorda molto l’edificio della Bastiglia (anche se è un tempio etrusco), osservazione che è importante per il senso che l’autore vuole comunicare.
    Messaggio: dato che i Romani e i Sabini erano un unico popolo, si può ipotizzare che l’intento di David fosse quello di avvertire l’opinione pubblica attraverso la storia romana che la rivoluzione francese era degenerata in una guerra civile inutile e sanguinosa come quella antica.
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