Le stagioni di Van Gogh

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di Laura Alberico

Genio e follia hanno caratterizzato la vita di questo artista, un arco temporale in cui la sua produzione artistica si è colorata di vita e di morte, di gioia e cupa tristezza. Il tormento interiore di cui era spesso vittima lo ha portato a esternare nei suoi dipinti i colori di un animo ribelle, in conflitto tra la ragione e l’istinto, due aspetti in netta antitesi ma sempre uniti e indissolubili. Le stagioni di Van Gogh sono quelle in cui, attraverso le sue opere, è possibile conoscere i tratti della sua personalità e della visione della vita. Del periodo olandese ricordiamo I mangiatori di patate”(1885) in cui il colore monocromatico e dai toni scuri ci trasmette una sensazione di grigiore tipica della vita senza risorse per chi è  schiavo del lavoro e della quotidiana lotta per la sopravvivenza. Questo dipinto  apre una finestra sulle condizioni sociali ed economiche del tempo; i personaggi rappresentati esprimono, con i visi deformati , una realtà carica di un pesante fardello. Ad Anversa Van Gogh comincia a manifestare i segni della malattia, una breve stagione di tre mesi di cui non ci sono pervenuti tutti i dipinti. Il periodo in cui c’è quasi un esplosione di colori è quello di Arles. Fiori e natura  sembrano quasi gridare e liberare una intensa e palpitante vitalità. I girasoli” assomigliano ad occhi spalancati sulla vita, un desiderio di carpire e di possedere la sua essenza attraverso i colori lucidi e solari della natura. Questa stagione di Van Gogh è quella più conosciuta da tutti e forse anche la più tormentata perché l’artista si avvia verso la fine della sua vita con l’atto estremo del suicidio. Pochi mesi prima di morire dipinse il Campo di grano con corvi” (1890) in cui i colori si sono attenuati creando quasi un amalgama tra il cielo e la terra. Il  campo di grano appare come  un mare in tempesta su cui volano i corvi,  messaggeri della morte; persistono i colori che hanno reso immortali le sue opere e il giallo oro, come un guerriero sconfitto sembra dominato e quasi soffocato  da un cielo plumbeo.

Laura Alberico

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