Lettere e a Lucilio, 84, 34-37


Seneca

[34] ‘Quid ergo?’ inquit ‘non nocet gubernatori ea res quae illum tenere portum vetat, quae conatus eius inritos efficit, quae aut refert illum aut detinet et exarmat?’ Non tamquam gubernatori, sed tamquam naviganti nocet: al’ioqui <gubernator ille non est.> Gubernatoris artem adeo non inpedit ut ostendat; tranquillo enim, ut aiunt, quilibet gubernator est. Navigio ista obsunt, non rectori eius, qua rector est. [35] Duas personas habet gubernator, alteram communem cum omnibus qui eandem conscenderunt navem: ipse quoque vector est; alteram propriam: gubernator est. Tempestas tamquam vectori nocet, non tamquam gubernatori. [36] Deinde gubernatoris ars alienum bonum est: ad eos quos vehit pertinet, quomodo medici ad eos quos curat: <sapientis> commune bonum est: <est> et eorum cum quibus vivit et proprium ipsius. Itaque gubernatori fortasse noceatur cuius ministerium aliis promissum tempestate inpeditur: [37] sapienti non nocetur a paupertate, non a dolore, non ab aliis tempestatibus vitae. Non enim prohibentur opera eius omnia, sed tantum ad al’ios pertinentia: ipse semper in actu est, in effectu tunc maximus cum illi fortuna se opposuit; tunc enim ipsius sapientiae negotium agit, quam diximus et alienum bonum esse et suum.

Traduzione

“Come?” chiedono. “Al timoniere non nuoce quella cosa che gli impedisce di arrivare in porto, che rende vani i suoi tentativi, che lo spinge indietro oppure non lo fa avanzare e lo disarma?” Non gli nuoce come timoniere, ma come navigante: per altri aspetti egli non è un timoniere”. (La tempesta) non impedisce di mettere in risalto la sua arte; col mare tranquillo – dice il proverbio – chiunque diventa timoniere. Queste difficoltà danneggiano la nave, non il timoniere, in quanto timoniere. Il timoniere riveste due ruoli: uno comune a tutti i passeggeri della nave: anch’egli è un passeggero; l’altro suo proprio: è il timoniere. La tempesta gli nuoce come passeggero, non come timoniere. Inoltre l’arte del timoniere è un bene per gli altri: riguarda i passeggeri, come quella del medico riguarda i pazienti: l’arte del saggio è un bene comune, sia di coloro con cui vive, sia suo proprio. Perciò forse il timoniere è danneggiato, il cui servizio (relativa con valore temporale quando il suo sevizio”), promesso agli altri, è ostacolato da una tempesta; al saggio, invece, non nuocciono la povertà, il dolore e le altre vicissitudini della vita: Infatti non gli impediscono ogni attività, ma solo quelle che riguardano gli altri; egli è sempre in azione e realizza i suoi intenti soprattutto quando la sorte gli è sfavorevole; allora agisce nell’interesse della stessa saggezza che, come abbiamo detto, è un bene suo e degli altri.