L’incongruenza e l’indeterminatezza del DDL 953 – di Enrico Maranzana

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L’autonomia
e la partecipazione sono le finalità dichiarate dall’art 1 del DDL
sull’autogoverno delle istituzioni scolastiche.

Questo
scritto analizza il provvedimento per valutarne la funzionalità e la coerenza:
– l’autonomia è sollecitata e sostenuta?
– la partecipazione è stimolata e rinforzata da organismi in grado di incidere? 


L’autonomia
consta di un nucleo di natura pedagogico-didattica contornato
dagli elementi necessari alla sua attuazione e
si sostanzia nella
progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e
istruzione mirati allo sviluppo della persona umana[1]
”.

PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE
DI INTERVENTI DI FORMAZIONE

Le
pratiche formative consistono nell’attrezzare i giovani con quanto necessario “all’inserimento nella vita sociale e nel
mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea2

ispirandosi anche “ai principi della
Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla
comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea[2]
”.

La
formazione non ha riferimenti assoluti, questi derivano dall’ambiente a cui ci
si rapporta.

L’organismo scolastico cui il
DDL affida l’onere di curare e definire il rapporto scuola..società è il
Consiglio dell’autonomia che “adotta il piano dell’offerta formativa elaborato dal
consiglio dei docenti[3]

su “proposta del dirigente scolastico[4]”.
Due le notazione necessarie:
·        
il verbo
“adottare”
è stato collegato a quanto disposto dal decreto sull’autonomia3:
“Il Piano dell’offerta formativa è
elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le
attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione
definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e
dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei
genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di
circolo o di istituto[5]”;
·        
la collocazione del dirigente scolastico a
motore dell’ideazione del piano nasce da un’anacronistica visione del sistema
scolastico:  confligge con l’ordinamento
vigente[6],[7]
 e, in particolare, con  il “principio della distinzione tra funzioni di
indirizzo, funzioni di gestione e funzioni tecniche[8]

che il DDL enuncia.
La responsabilità primaria del dirigente
scolastico riguarda la convocazione degli organismi di governo della scuola[9]
con ordini del giorno atti a vincolare l’attività collegiale al mandato loro
conferito[10].

Nel caso del Consiglio
dell’autonomia la funzione essenziale, l’architrave dell’intera organizzazione,
è la definizione degli “indirizzi generali dell’attività scolastica[11]
da esprimere sotto forma di competenze generali[12]:
si tratta della puntuale e circostanziata definizione della finalità del sistema
scuola[13].

La componente
genitori/studenti trova in questa sede
la sua significatività,
l’unico e solo terreno germinativo della partecipazione[14].

Ogni innovazione, prima
d’essere applicata, è da sperimentare in ambiente controllato, per valutarne
l’efficacia. Prassi a cui non possono sottrarsi le norme sull’autogoverno: il
contesto sperimentale di riferimento è dato dai POF da cui traspare nitidamente
la visione del servizio posseduta dalle scuole; questa rimane quella dell’inizio
del secolo scorso, saldamente ancorata alla trasmissione delle conoscenze
disciplinari. Delle vigenti norme che prescrivono al “Consiglio di circolo o di istituto .. di elaborare e di adottare gli
indirizzi generali”, 
che danno
all’organismo il “potere deliberante sia per
quanto concerne l’organizzazione e la programmazione della vita e dell’attività
della scuola” 
sia per la
determinazione dei criteri
generali per la programmazione educativa
[15]”  non appaiono effetti. L’architettura
scolastica è impenetrabile, parcellizzata, fondata sul lavoro dei singoli
docenti, non strutturata a sistema, non orientata, senza feed-back.

Conclusione
Il DDL rende facoltativo
quanto oggi è obbligatorio[16],
noncurante del fatto che la gestione scolastica fluisca all’esterno dell’alveo
istituzionale: il problema della razionalizzazione del servizio è occultato,
l’autonomia umiliata, la partecipazione dei genitori/studenti scoraggiata, le
inadempienze e l’insubordinazione avallate e giustificate.

PROGETTAZIONE
E REALIZZAZIONE DI INTERVENTI DI EDUCAZIONE

Le pratiche educative mirano a
promuovere nei giovani lo “sviluppo di
capacità e di competenze,  generali e
specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali
2”.

Nel testo del DDL la parola
“educazione” non ha un riferimento certo, è utilizzata in modo generico,
familiare, indefinito. Eppure la norma che identificare la finalità del sistema
educativo di istruzione e di formazione2 non lascia dubbi
interpretativi: il servizio è da orientare alla promozione e al consolidamento
delle capacità dei giovani, capacità che si manifestano sotto forma di
competenze. Sorprendente il fatto che il disegno di legge  propone di abrogare le disposizioni che
regolano tale vitale attività: il vigente ordinamento affida al collegio dei
docenti l’onere di “
curare la
programmazione dell’azione educativa e di valutare periodicamente l’andamento complessivo dell’azione
didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli
obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il
miglioramento dell’attività scolastica[17]
”.

Un inciso è opportuno: come
può essere giustificata la soppressione di un meccanismo di feed-back, tipico
delle attività scientifiche7, per sostituirlo con un corpo estraneo[18]
ai processi formativi/educativi/d’istruzione?

La progettazione di interventi
di educazione implica la definizione degli obiettivi, traguardi desunti dalla
delibera del Consiglio dell’autonomia che fissa la terminalità del corso di
studi in termini di competenze generali13. Si tratta di elencare le
capacità[19]
che orienteranno tutti gli insegnamenti e di specificarne i processi attraverso
cui queste si manifestano.
Un esempio può essere utile:
1)    
il Consiglio dell’autonomia ha deliberato di
perseguire la competenza generale: Osservare,
descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e
artificiale riconoscere nelle varie forme i concetti di sistema e di
complessità
[20]
2)    
Il collegio dei docenti focalizza la capacità riconoscere nelle varie forme i concetti di
sistema e di complessità
e ne descrive la modalità di manifestazione:
2.a) Definizione del campo dell’indagine e
dell’obiettivo;
2.b) Isolamento della situazione
dall’ambiente in cui è collocata;
2.c) Riconoscimento di elementi e di
relazioni;
2.d) Valutazione della dimensione del
problema;
2.e) Rappresentazione del sistema/del
processo;
2.e.1) Assumere un corretto punto di
vista;
2.e.2) Selezionare i dati
disponibili/reperire quelli necessari;
2.e.3) Sintetizzare organicamente dati e
relazioni;
2.e.4) Validare il prodotto.
2.f) Analisi
delle parti componenti
Conclusione
La soppressione della
progettazione educativa[21],
la ragione d’essere del sistema scolastico, sterilizza l’autonomia.

L’eliminazione del controllo,
che si realizza confrontando gli obiettivi dichiarati con i risultati
conseguiti, rende opaca l’evoluzione del servizio: genitori e studenti sono
privati delle informazioni necessarie per interagire e per far sentire la
propria voce.


PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE
DI INTERVENTI DI ISTRUZIONE

L’istruzione si fa carico del problema del
coordinamento. Essendo la promozione e il consolidamento di capacità la meta di
tutti gli insegnamenti da impartire a classi 
con proprie caratterizzazioni qualitative, non si può prescindere dal
concepire piani di intervento unitari, finalizzati, atti a rispondere alle
esigenze dei soggetti interessati[22].

Il DDL non affronta il problema
dell’istruzione, si limita a ricordare che nell’articolazione del Collegio dei
docenti è presente il Consiglio di classe. Al contempo abroga la disposizione
che attribuisce a tale organismo “le competenze relative alla realizzazione del coordinamento
didattico e dei rapporti interdisciplinari[23]

Conclusione
L’autonomia è
deprivata di un’altra funzione vitale: valgono anche in questo caso le
considerazioni riguardanti il passaggio dall’obbligatorietà alla libera
iniziativa.

NOTA DI CHIUSURA

Solo in un ambiente strutturato,
scientificamente organizzato, in cui le attese sono puntualmente esplicitate,
l’attività dei docenti può trovare visibilità e valorizzazione. Solo se tali
condizioni si realizzano la libertà di insegnamento può essere esercitata e può
produrre i suoi effetti. Essa si concretizza nell’ideazione di “occasioni di
apprendimento” atte a conseguire sia gli obiettivi collegialmente definiti, sia
a trasmettere una corretta e motivante immagine della disciplina insegnata[24].


[1] Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 – art. 1
[2] Legge 28 marzo 2003 n° 53  art. 2
[3] DDL 953 Art. 3 comma 1) lettera c)
[4] DDL 953 Art. 3 comma 2)
[5]
Decreto del Presidente della
Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 – art. 3 – comma 3
[6]
Decreto Legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 Dirigenza pubblica  Art. 37 “rafforzare
il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti
agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti
alla dirigenza”.
[7]
CFR in rete   “Coraggio! Organizziamo le
scuole”
[8]
DDL 953 Art. 2 comma 1)
[9]
Resta aperta la questione della convocazione del Consiglio dell’autonomia
[10]
L’elusione di tale adempimento è all’origine del fallimento dei decreti
delegati del 74
[11]
DDL 953 art. 3 comma 1
[12]
Un ampio repertorio di competenze da cui attingere è fornito dai nuovi
regolamenti di riordino del 2010
[13]
CFR in rete “Autonomia, progettazione .. parole leggere”
[14]
I consigli di classe non sono spazi di partecipazione per genitori e studenti
in quanto essi possono esclusivamente fare domande e dare suggerimenti; senza
capacità decisionale.
[15]
TU 297/94 art. 10
[16]
Il DDL abroga le norme del TU 297/94 – art. 12 comma 1
[17] T.U. 297/94 art 7 comma 2) lettera a) e d)
[18]
DDL 953 Art. 8. Nuclei di autovalutazione del funzionamento
dell’istituto
[19] Si propone un possibile repertorio: Analizzare  – Applicare – Argomentare/Giustificare –
Comunicare  Comprendere –
Decidere/Scegliere – Generalizzare – 
Interpretare  –  Memorizzare 
–  Modellare  –  Progettare  Relativizzare – Riconoscere –  Ristrutturare – Sintetizzare – Sistematizzare
– Trasferire –   Valutare
[20] Competenza generale desunta dai regolamenti di
riordino del 2010
[21] DDL 953 art 6 comma 2) “La programmazione dell’attività didattica compete al
consiglio dei docenti, presieduto dal dirigente scolastico e composto da tutti
i docenti” .. della progettazione educativa non c’è traccia.
[22] I regolamenti di riordino del 2010 contengono
indicazioni utili per l’orientamento della didattica
[23] TU 297/1994 art 5 comma 6)
[24] CFR in rete La
professionalità dei docenti: un campo inesplorato
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