Lo Stile Internazionale: Mies Van Der Rohe e Le Corbusier

Nell’architettura dei tardi anni Venti e dei primi anni Trenta un nuovo linguaggio formale raggiunse il suo apice e una sua forma d’espressione classica, un linguaggio già preannunciato dall’opera di Sullivan e di Loos e direttamente preparato dall’attività di de Stijl e del Bauhaus: lo Stile Internazionale.
I principi sociali, estetici e tecnici dello Stile Internazionale ebbero ovviamente validità anche per l’architettura d’interni. Da questo punto di vista le nuove concezioni spaziali e i prototipi di Walter Gropius, Marcel Breuer, Le Corbusier, Mies van der Rohe e Alvar Aalto ebbero per l’evoluzione del mobile un’importanza pari al ruolo che i loro edifici svolsero per l’architettura moderna.
Già il primo progetto di mobile di Mies van der Rohe (1886-1969), la sedia ‘ MR ‘ in acciaio tubolare presentata nel 1926, si caratterizzava per una gracile eleganza e una forma chiara e compiuta. Nella realizzazione del padiglione tedesco
all’Esposizione universale di Barcelona del 1929, Mies ebbe la possibilità di presentare esemplarmente le proprie concezioni spaziali, senza dover obbedire a esigenze di tipo pratico. Ne nacque un capolavoro architettonico che, per quanto demolito alla conclusione della mostra, appartiene alle realizzazioni più importanti del XX secolo. Lo spazio era concepito, interamente nello spirito di de Stijl, in maniera fluida. La poltrona ‘ Barcelona ‘, creata per l’esposizione, ha conquistato, insieme con i mobili ideati nel 1930 per la casa Tugendhat di Brùnn, fama mondiale. In queste realizzazioni chiarezza, armonia e perfezione nella scelta e nella lavorazione dei materiali si fondono in maniera ideale.

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Le Corbusier (1887-1965) ha ideato solo pochi mobili. Per le sue prime ville egli prefer’, non da ultimo per motivi di ordine economico, la sedia Thonet B 9, talora la sedia anonima in vimini intrecciato, ma anche la semplice sedia da giardino in ferro. Alcuni lavori teorici del periodo intorno al 1922, i progetti per le cosiddette ” immeubles-villas ” – in cui i vantaggi della casa singola dovevano essere riprodotti in blocchi di edifici con molti piani -, mostravano ampi ambienti, il cui mobilio era scelto in modo piuttosto casuale. I mobili abbozzati in questi progetti presentano un singolare miscuglio tra comodissime sedie e poltrone da un lato e armadi e cassettoni cubici dall’altro. Nel 1925 nel Pavillon de l’Esprit Nouveau, modello di una cellula abitativa delle ” immeubles-villas “, fu realizzata una soluzione di questo tipo. L’arredamento era ridotto al minimo; gli armadi, come elementi modulari, facevano corpo con le pareti: l’uomo doveva vivere ‘ nello spazio ‘ e non ‘ tra i mobili ‘. Nella poltrona a sdraio progettata nel 1928 che, come i mobili di Mies van der Rohe fu poi prodotta in serie nei tardi anni Cinquanta, Le Corbusier trovò una forma idealmente adeguata al corpo umano e perfettamente risolta sul piano formale.
Il contributo decisivo di Le Corbusier è rappresentato dalla sua nuova concezione spaziale che, muovendo dalle idee di Loos, in un primo tempo trovò realizzazione nelle sue grandi ville. Un esempio può esser fornito dalla Villa Savoye costruita nel 1929-1931 a Poissy: l’edificio, di forma cubica, è sollevato dal suolo, spazi e ambienti sono collegati da rampe. Il giardino pensile collega la casa alla natura, ma il severo corpo di fabbrica bianco contrasta con il verde circostante. Anche in queste costruzioni i mobili rappresentano a volte corpi estranei, come qualcosa di inserito, appunto in maniera mobile, che appartiene all’uomo e non alla costruzione.

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di Stefano