Lo stratagemma di Calvisio Sabino

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riduzione dalla lettera 27 del libro Terzo delle Epistulae ad Lucilium di Seneca – tratta dal libro “Littera litterae volume 2D – Angelo Diotti – casa edit. Bruno Mondadori”

Testo latino

Calvisio Sabino memoria tam mala erat ut illi nomen modo Ulixis excideret, modo Achillis, modo Priami, quos tam bene noverat quam paedagogos nostros novimus.  Hanc itaque compendiariam excogitavit: magna summa emit servos, unum qui Homerum teneret, alterum qui Hesiodum; novem praeterea lyricis singulos assignavit. Magno emisse illum non est quod mireris: non invenerat, faciendos locavit. Postquam haec familia illi comparata est, coepit convivas suos inquietare. Habebat ad pedes hos, a quibus subinde cum peteret versus quos referret, saepe in medio verbo excidebat. Suasit illi Satellius Quadratus ut grammaticos haberet analectas. Cum dixisset Sabinus centenis millibus sibi constare singulos servos, ‘minoris’ inquit ‘totidem scrinia emisses’. Ille tamen in ea opinione erat ut putaret se scire quod quisquam in domo sua sciret. Idem Satellius illum hortari coepit ut luctaretur, hominem aegrum, pallidum, gracilem. Cum Sabinus respondisset, ‘et quomodo possum? vix vivo’, ‘noli, obsecro te’ inquit ‘istuc dicere: non vides quam multos servos valentissimos habeas

Traduzione ad uso didattico (ogni altro uso non è consentito)

Calvisio Sabino aveva una memoria così debole che dimenticava ora il nome di Ulisse, ora di Achille, o di Priamo: che, pure, conosceva bene quanto noi conosciamo i nostri maestri. E così escogitò questo stratagemma: comprò a gran prezzo dei servi: uno che ricordasse a memoria Omero, un altro Esiodo; assegnò inoltre uno schiavo a ciascuno dei nove lirici. Non c’è da stupirsi che avesse speso tanto: non ne aveva trovati già istruiti, (quindi) li fece istruire a sue spese. Dopo essersi procurato questa servitù, cominciò a tormentare i suoi invitati. Aveva ai suoi piedi questi schiavi, ai quali chiedeva i versi, da recitare, e tuttavia spesso se li dimenticava a metà di una parola. Satell’io Quadrato lo persuase ad avere degli schiavi letterati come raccoglitori degli avanzi della mensa” (cioè di parole). Dopo che Sabino aveva detto che ogni servo gli costava centomila sesterzi, ribatté: “A minor prezzo avresti comprato altrettante casse di libri.” Egli, tuttavia, era convinto di saperne quanto qualunque altro in casa sua. Lo stesso Satell’io cominciò a esortare proprio lui, che era ammalato, pallido e debole a fare la lotta. Dopo che Sabino gli aveva risposto: “E come potrei farlo? È già tanto se sono ancora vivo.” “Ti scongiuro, non dire ciò” disse, “non vedi quanti servi hai in piena salute?”

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