L’Orientalismo di Boccaccio – Hatim Tai, Natan e Mitridanes

Hatim Tai e l’altro re dell’Iran, Natan e Mitridanes sono le coppie dei protagonisti rispecchiati in due novelle con narrative assomiglianti, basate quasi sugli stessi principi, ritrovati dal mio punto di vista in alcune riflessioni di Dante del Convivio.

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Prima di tutto, quello che ci colpisce è il fatto che si tratta di una novella d’ispirazione orientale, entrambe le storie essendo ambientate nell’Oriente, per motivi però diversi, una per la causa della realtà immediata (la storia di Hatim Tai), nell’altra rivolgendosi a questa zona lontana geograficamente non solo per aggiungere fascino sul racconto, ma per una ragione etica, per far capire il lettore occidentale che la virtù, concetto su cui entrambe sono costruite, non conosce confini. Successivamente, notiamo la schema narrativa, in cui le azioni hanno punti di partenza simili: la fama dovuta alla magnanimità di un re, l’invidia di un altro re verso il magnanimo basata sull’importanza dello stato sociale, l’istinto di uccidere per conquistare quella fama desiderata, il contatto tra re e la morale finale, una vera e propria lezione di virtù.

Partendo dalla prima fase, la fama dei re magnanimi, la somiglianza tra i due personaggi comincia dai loro nomi. Parliamo qui di Natan (ebr. – colui che ha donato) e Hatim e, tenendo conto del fatto che il racconto è arrivato al novelliere oralmente, si può affermare, secondo lo studioso Kassad Mohammed Hossein Hoseini, che “nel mondo arabo tale nome [Hatim] si pronuncia quasi sempre in questo modo: “Hatam” (…) Infatti la somiglianza tra “Hatam” e “Natan” è maggiore, e se consideriamo il passaggio del nome da Oriente in Occidente, ci si rende conto che un tale cambiamento nella traslitterazione non pare eccessivo”[1].

Accennando sulle storie, le azioni sono effettivamente le stesse: la fama del re Hatim, oppure quella di Natan, arriva alle orecchie di un altro re arabo, nella storia di Boccaccio essendo Mitridanes, i due volendo prima imitarla e dopo superarla[2]. Segue il momento in cui ci si rivela  l’invidia dei re inferiori: per Mitridanes nel momento in cui rimprovera la donna che chiedeva l’elemosina, mai successo al palazzo di Natan, per il re arabo il fattore scatenante essendo  “sentir mormorare, sempre e dappertutto, che il nuovo reame di cui si era impadronito era divenuto suo solo grazie a un atto di generosità compiuto da Hatim Tai”. Rendendosi conto che non potranno mai né raggiungere, né superare la fama dei re magnanimi, il re arabo e Mitridanes arrivano alla stessa conclusione, cioè il dover uccidere i magnanimi per catturare quello status sociale.

Hatim al-Tai - Wikiwand

Seguono i passaggi in cui sia Natan che Hatim enfatizzano di nuovo tramite il non svelare della loro identità la necessità di una lezione etica sulla virtù per i re desiderosi di fama. I momenti di un’altezza morale straordinaria sono quelli in cui sia Natan, che Hatim sono pronti a rinunciare alla loro vita per l’altro, virtù non solo morale, ma quasi sovrumane, quello che si è sacrificato per l’altro essendo proprio Gesù[3]. I re magnanimi delle storie sono quasi re ideali, la loro generosità può essere imitata, però mai superata[4], nemmeno con il loro contributo il desideroso può oltrepassare quel livello di umanità. Importante sarebbe però notare anche la vergogna dei re desiderosi, intesa sia come stupore, negli episodi in qui finalmente si rendono conto della “magnanimitade” e della “liberalitade” dei loro cosiddetti nemici, che come verecundia, accorgendosi delle loro azioni irragionevoli.

Con l’aiuto del Convivio, si possono distinguere due tratti in entrambi i re desiderosi di fama, tratti ce rendono una persona “di meno valore ch’ella non è: l’una de le quali è puerizia, non dico d’etate ma d’animo; la seconda è invidia” (Convivio, I, IV). Entrambe agiscono dentro Mitridanes e il re arabo, entrambe contribuiscono al desiderio e finiscono nella decisione di uccidere per catturare quello che si desidera. Tramite questi i due protagonisti si rispecchiano.

Cio che fa la distinzione tra loro e i re magnanimi in entrambe le novelle è, secondo me, la virtù, qui essendo la pronta liberalitate, che, secondo Dante deve essere “atto libero e non sforzato”, “lieta, e non trista in alcuna sua operazione; onde, se ‘l dono non è lieto nel dare e nel ricevere, non è in esso perfetta vertù, non è pronta”, e il più importante aspetto “dare non domandato: acciò che ‘l domandato è da una parte non vertù ma mercatantia”(Convivio IV, XVII). Per la mancanza di queste qualità Mitridanes e il re arabo non raggiungeranno mai, a mia opinione, il status dei re magnanimi esposto da Boccaccio, ispirandosi dalla legenda orientale di Hatim Tai. La “Magnanimitade, la quale è moderatrice e acquistatrice de’ grandi onori e fama” presente nelle anime di Natan e Hatim non potrebbe mai coesistere con l’invidia e il desiderio ardente di superare l’altro che oscurano le anime di Mitridanes e l’altro re arabo.

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Chiaramente tra la novella di Filostrato e la leggenda di Hatim Tai[5] si trovano punti d’intreccio: dall’ambiente alla sequenza degli episodi narrativi fino ai tratti dei personaggi quasi simmetrici sia in quello che riguarda le qualità, Natan e Hatim, che sono immagini della magnanimità, della liberalità, riassumendole in una parola, sono simboli della virtù, che in difetti, Mitridanes e il re arabo, in cui agiscono l’invidia, il desiderio, la mancanza della ragione. Forse la più importante dimensione somigliante tra i racconti sarebbe il fatto che attraverso tutti questi mezzi simili s’intende la stessa cosa, cioè dare una lezione di etica al pubblico.

 

 

 

Note:

[1] Il Decameron e la letteratura d’oriente: confronti e scambi, dott. Kassad Mohammed Hossein Hosei, 2015

[2] “Il giovane si sentiva non meno ricco di Natan ed era diventato invidioso della fama e della virtù del vecchio.” nel Decameron; “Un altro re arabo desiderava impadronirsi delle ricchezze, dei villaggi, delle basi, dei cammelli e dei guerrieri di Hatim Tai. E fu cos’ che un bei giorno dichiarò guerra ad Hatim.” nella leggenda di Hatim Tai

[3] Natan, “per liberalità, dispose di offrire il proprio sangue, anzi il proprio respiro ad un altro” nel Decameron;

“In quel momento Hatim Tai si alzò e si presentò alla coppia, sorpresa. <<Sono Hatim Tai>>, disse. <<Portatemi dal nuovo rè e chiedete la vostra ricompensa>>.” nella leggenda di Hatim Tai.

[4] “Alla fine, Mitridanes, ormai consapevole che non avrebbe mai potuto superare Natan in liberalità, decise di ritornare a casa.” nel Decameron; “Il nuovo re fu talmente sconvolto da quel racconto che ordinò al suo esercito di ritirarsi, restitu’ il trono ad Hatim Tai e ritornò nel suo paese.” nella leggenda di Hatim Tai

[5] La leggenda usata è stata “Il re che decise di essere generoso”, consultata il 4 maggio 2019

http://www.sufi.it/sufismo/Mulla_Nasruddin/re_generoso.htm