LUCREZIO – DE RERUM NATURA – libro V – versi 772-825: traduzione, analisi, commento

Verso 772: funge da cerniera (come spesso avviene in Lucrezio) tra parte precedente relativa ai corpi celesti, parte cosmogonica, si passa alla parte storica e allo sviluppo della civiltà. Ricapitola quello che ha detto in precedenza e introduce il motivo della giovinezza del mondo.

Per questa parte tiene presente soprattutto la posizione di Aristotele (lo stesso Epicuro ne teneva conto) del III libro del dialogo àâ‚¬àŽµààŽ¯ àâ€ àŽ¹àŽ»àŽ¿àÆ’àŽ¿àâ€ àŽ¯àŽ±àâ€š à¢â€ ‘ ricostruiamo il pensiero di Aristotele soprattutto da commentatori tardo medievali, bizantini o tardoantichi.

Concezione di Aristotele

à¢â€ ‘ il mondo è eterno e non è stato creato, quindi come spiegare lo sviluppo? à¢â€ ‘ ciclicamente avvengono delle grosse

     catastrofi naturali (alluvioni, soprattutto, o fenomeni sismici) che distruggono quasi completamente la terra: si

     salvavano solo pochi uomini sulle cime dei monti o in posti impervi e il resto dell’umanità viene distrutta

à¢â€ ‘ ad ogni distruzione segue il continuo dello sviluppo delle arti di base prima per la stretta sopravvivenza, poi c’è lo

     sviluppo della scienza e infine della filosofia (che lui pensava fosse il massimo dello sviluppo)

à¢â€ ‘ lo sviluppo dell’umanità è in relazione allo sviluppo di questi pochi primi uomini superstiti

à¢â€ ‘ dato che il mondo non finisce mai, questo sviluppo della civiltà umana è infinito, avviene infinite volte

Lo sviluppo del mondo avviene in 5 fasi:

  1. Fase 1: vengono ricreate arti di base (agricoltura, tessitura, metallurgica per sopperire alle esigenze primarie, edilizia, cibarsi dormire in un luogo sicuro)
  2. Fase 2: l’uomo sviluppa esigenze più spirituali (la musica, la poesia, il teatro); tutte arti che rendono più piacevole e armonica la vita umana
  3. Fase 3: dopo lo sviluppo delle arti nobili si sviluppano le regole della convivenza umana à¢â€ ‘ le leggi creano la città, che sviluppa istituzioni politiche più raffinate
  4. Fase 4: sviluppo delle scienze soprattutto non connesse con le necessità materiali dell’uomo come l’astronomia
  5. Fase 5: sviluppo della teologia e della filosofia, delle concezioni spirituali legate alla metafisica. In questa fase l’uomo si proietta al di là delle leggi fisiche verso un mondo spirituale

à¢â€ ‘ Aristotele vede se stesso e l’Atene del suo tempo come punto massimo dello sviluppo del mondo

Non abbiamo frammenti di questo dialogo ma lo ricostruiamo da interpreti di Aristotele e commentatori bizantini che commentando opere aristoteliche che hanno riassunte.

Critolao riprende questa teoria dello sviluppo dell’umanità creata da Aristotele.

Per Aristotele anche l’uomo nasce dalla terra e non da altri uomini

à¢â€ ‘ in generale tutti gli animali nascono da uteri della terra, vista come la madre degli esseri viventi

Anche per gli stoici gli uomini venivano fuori dalla terra non come neonati ma già come uomini fatti e già completamente sviluppati

à¢â€ ‘ riprendono pensiero di Democrito il cui pensiero si deve ricostruire da Diodoro Siculo bisogna distinguere ciò che è

    sicuramente attribuito ad un pensatore e ciò che si pensa di attribuire

à¢â€ ‘ uteri terrestri = imeni

La posizione di Epicuro e di Lucrezio è molto diversa: il progresso tecnico e politico dell’uomo che porta alle prime fasi è visto positivamente, non nasconde che nel tempo il progresso tecnologico e politico porta a conseguenze negative

à¢â€ ‘ nascita delle guerre la cui mortalità è aumentata per lo sviluppo tecnologico

à¢â€ ‘ la mollezza dei costumi

à¢â€ ‘ invecchiamento della terra: il clima era migliore, produce i frutti meno spontaneamente di prima (la terra ora deve essere arata faticosamente), prima produceva animali più grossi ora più piccoli à¢â€ ‘ terra come organismo logoro che prelude alla distruzione finale

Uomini primitivi collocati nell’età dell’oro

à¢â€ ‘ c’è la àŽµàâ€¦àâ€¡ààŽ±àÆ’àŽ¹àŽ±, erano fisicamente più forti mentre ora si sono indeboliti e sono più soggetti alle malattie, il clima era migliore

Aristotele non si pone il problema di dove è nato l’uomoperché c’è sempre stato, la stirpe umana è immortale, si propaga dall’eternità, va avanti in un ciclo eterno

à¢â€ ‘ per gli stoici sono nati dall’interno della terra: per Democrito e stoici nascono già completi, per Lucrezio neonati

Negli ultimi tre versi propone il nuovo argomento (da 780 al punto) le prime fasi del mondo sono legate ad un pa terra che è molle, fertile, nutre l’uomo con Lutero con il l’atto. L’uomo si trova ad essere amato dalla terra.

L’insistere sul motivo della luce è tipicamente lucreziana: lo abbiamo visto anche nei prologhi.

à¢â€ ‘ tutte le parole sono nella stessa posizione metrica forse non è casuale

à¢â€ ‘ dice della tensione del poeta verso la conoscenza certa e chiara

à¢â€ ‘ presenta la sua poesia come frutto delle veglie nelle notti. Nel primo libro al vv 142 in cui parla dell’amicizia epicurea che vuole il bene dell’altro

Cosa rimane, dal momento che ho illustrato con quale criterio

ogni cosa potesse avvenire nelle distese azzurre del grande universo,

affinché potessimo conoscere i vari moti del sole e

i percorsi della luna, quale forza e causa li muovesse, (costruzione prolettica)

O in che modo possano scomparire oscurando la luce

E ricoprendo la terra di tenebre inaspettate,

Quando per cos’ dire chiudono le palpebre, e poi riaperto l’occhio

Vedono di nuovo chiaro ogni luogo per la luce splendente,

Ora ritorno alla giovinezza del mondo e ai morbidi campi

Della terra che cosa inizialmente decisero con un nuovo parto

Alle spiagge della luce e affidare ai venti insicuri.

Per prima cosa diede alla terra intorno ai colli la famiglia delle erbe

e lo splendore verdeggiante, e per ogni campo

Risplendevano prati floridi di verde colore,

E in seguito fu concesso agli alberi la grande gara

Del crescere liberando le briglie nel cielo.

Come le piume e i peli e le setole sono creati per primi

Sugli arti dei quadrupedi e sul corpo dei volatili

Cos’ allora la terra fece crescere per primi l’erba e gli arbusti,

Poi in un momento successivo creò le stirpi mortali

Nati con molti criteri diversi in svariati modi.

Infatti gli animali terrestri non possono essere caduti dal cielo

Né possono essere usciti dalle profondità del mare:

Si lascia quindi per merito la terra ottenga il nome materno,

Dal momento che dalla terra tutte le cose sono state create.

Ed anche ora esistono molti animali sulla terra

Che nascono dalle piogge e dal caldo vapore del sole;

Tanto meno ci si deve stupire se allora se nascono più numerosi

E più grandi, i neonati dalla terra e gli adulti dal cielo.

In principio la stirpe degli uccelli e i vari volatili

Abbandonavano le uova dischiuse nella stagione primaverile,

Come ora le cicale lasciano i gusci lisci/rotondi d’estate

Spontaneamente, cercando cibo e sopravvivenza.

Allora la terra ti diede per prima cosa le stirpi dei mortali.

Infatti nei campi abbondavano molto calore e umidità.

In questo luogo dove si offriva una qualche zona opportuna,

Crescevano uteri radicati al terreno,

I quali quando l’età degli infanti, nel tempo maturo,

Li dischiudeva fuggendo l’umidità e agognando l’aria,

In quel momento la natura volgeva i fori del suolo,

E faceva sgorgare dalle vene aperte una linfa

Simile al latte, come ora la femmina

quando ha appena partorito, si riempie di dolce latte, perché

Tutto quell’impeto di alimento si accentra nelle mammelle.

La terra ai bambini porgeva il cibo, il tepore il vestito, l’erba il letto,

Abbondando di molta e morbida lanugine.

Ma la giovinezza del mondo non spronava un freddo troppo duro,

Né un caldo eccessivo, né venti di grande violenza.

Infatti tutto cresceva e acquistava forza in modo proporzionale.

Per cui a maggior ragione la terra detiene per merito

Di ottenere il nome di madre, dal momento che essa stessa creò il genere

umano, e in un certo momento produsse ogni

Animale che si agita qua e là sui grandi monti,

E ugualmente gli uccelli dell’aria di forme diverse.

  • resolvere = “sciogliere un nodo”, la difficoltà di qualcosa, usa exolvere e dissolvere con lo stesso significato
  • Vv. 776: integrazione di possent perché è richiesto un congiuntivo, i codici di età umanistica hanno soleant. Dal punto di vista della sintassi ci aspettiamo un congiuntivo perfetto e non presente deve avere la stessa coniugazione di cierent.
  • Versi 776-779: ha in mente soprattutto l’eclissi solare à¢â€ ‘ personifica il sole e la luna

à¢â€ ‘ verbo coniberent si dice di una persona che chiude gli occhi

à¢â€ ‘ pleonasmi candida e clara tipico di Lucrezio

à¢â€ ‘ lumina si dice anche degli occhi non significa solo “luce” à¢â€ ‘il sole è visto come una persona che chiude gli

     occhi poi subito li riapre e torna a vedere e illumina tutte le cose, è visto come un occhio che torna a vedere

     quello che sta illuminando

à¢â€ ‘ l’eclissi è uno dei fenomeni che più spaventava l’umanità, segno di cattivi eventi à¢â€ ‘ Lucrezio sottolinea il

     carattere puramente astronomico proprio per allontanare questo timore dagli uomini: la spiegazione non è

     sicura ma è qualcosa che non deve spaventare l’uomo perché la luce ritorna

  • Nunc (vv. 780): inizia a dire l’argomento nuovo e a introdurlo
  • Crerint (vv. 782): il verbo semplice sta per il composto decreverint, è forma arcaica

à¢â€ ‘ nel II libro del De legibus di Cicerone troviamo crerint in luogo di decreverint à¢â€ ‘ uso ciceroniano del linguaggio

à¢â€ ‘ termine legale per sottolineare il foedera naturae, il patto della natura

à¢â€ ‘ nella prima fase degli esseri viventi è stato prodotto dalla natura secondo una legge: vuole sottolineare questa personificazione il carattere immodificabile del processo naturale

  • In luminis oras si ritrova sempre in Lucrezio
  • Segue la descrizione dei primi esseri viventi sulla terra:

Quadro del primissimo mondo a tinte molto idilliache à¢â€ ‘ identificazione con l’età dell’oro: prati verdi, non c’è la natura scossa da fenomeni sismici o vulcanici, è una natura ridente, il concetto del verde vv 733  viridemquela terra e come una giovane fanciulla che offre tutta la sua bellezza ai primi esseri viventi.

  1. Prima fase (versi): crescita del l’erba verde sui prati quindi prima i vegetali degli animali, prima i prati poi abusati e alberi, si procede dal più piccolo al grande,. Concezione che risale ad Empedocle per cui per primi gli alberi tra gli esseri viventi crebbero dalla terra e dal momento che erano stimolati dal calore nella terra.

Inizialmente la terra produsse la specie delle erbe e il verde splendore (endiadi). Tutti opin torno ai colli e diffusamente per ogni pianura

  • Fulserum: riprende nitorem; è in allitterazione con florida; è una forma secondaria in II coniugazione del verbo fulgo (in III coniugazione)
    1. Fase 2: crescita degli alberi (introdotta da exinde) presentata come una “grande contesa“, si sviluppano contendendo gli uni con gli altri per poter arrivare il più possibile in alto alla luce, idea della gara ippica nello stadio nel circo, gli alberi gareggiano come cavalli che si scatenano a briglia sciolta. Invece crescita delle piante è lenta, in tempi lunghissimi à¢â€ ‘ è un’iperbole che sottolinea la fertilità della terra e la vivacità della natura
  • Poi similitudine: come nella crescita dei mammiferi e uccelli nei pulcini la prime cosa a svilupparsi sono le piume, i peli e le setole (riferito ai maiali) quando sono appena usciti dal ventre o dal guscio, cos’ la terra all’alba dello sviluppo animale per prima cosa creò l’equivalente dei peli cioè le erbe poi arbusti, che sono elementi bassi, poi creò le generazioni degli animali e degli altri esseri viventi

à¢â€ ‘ il principio dell’analogia è molto frequente nel De rerum natura

  • Verso 789: enniano per i due composti quadrupedum e pennipotentum (pennipotentum si trova già al primo libro del DRN, si trova solo in Lucrezio) uno dei tanti arcaismi che si trova in Ennio come bellipotentum con riferimento ad Achille e Aiace. Capaci di controllare la guerra e la sapienza sapientipotentes sono più bravi a controllare la guerra che la propria sapienza. VI libro annali vv 248. In Empedocle si trovano in tutti i versi una parola composta tipo àâ‚¬àâ€žàŽµààŽ¿àŽ²àŽ±àŽ¼àâ€°àÆ’àŽ¹. Di solito Lucrezio non associa due composti cos’ accostati un composto via l’altro li usa con molta parsimonia vuol dire che il modello empedocleo ed enniano gli era ben presente per alzare il tono del linguaggio.
  • Loci (vv. 791): è genitivo partitivo, in un momento successivo del tempo perché loci non vuol dire solo del luogo ma anche del tempo
    1. Fase 3: stirpi animali (mortalia saecla) di solito indica in Lucrezio gli uomini qui il riferimento invece è ad animali in contrapposizione a vegetali, la morte viene legata soprattutto agli animali, ha fatto discutere perché di solito si riferisce a uomini à¢â€ ‘ qui deve essere stato condizionato dal modello empedocleo, per cui mortalia saecla si riferisce a tutti gli esseri viventi, cos’ lo troviamo anche nei versi successivi

Distingue gli uccelli dagli altri animali perché solo i primi nascono dalle uova à¢â€ ‘ quindi in questo primo periodo di generazione spontanea, Lucrezio prospetta una generazione dalla terra da una parte di uova per gli uccelli, dall’altra per animali terrestri la crescita di uteri, che sono l’equivalente delle uova.

  • De caelo cecidisse (vv.793): si riferisce alla parte finale del II libro, in cui fa un quadro della terra ormai sfinita à¢â€ ‘ motivo della fune d’oro che avrebbe fatto calare le stirpi degli animali dal cielo

La fune d’oro allude a famosa immagine dell’VIII libro dell’Iliade: se tutti vi attaccaste ad una corda d’oro tutti quanti vi riuscirei a trascinare, dice Zeus à¢â€ ‘ d’oro perché collegata con l’eternità dell’Olimpo

à¢â€ ‘ si è pensato che  fossero gli stoici a vedere nella fune d’oro il contatto tra cielo e terra: concetto stoico di eimarmene = fato come una serie di cause concatenate, forse è un rimando a questo.

Per Aristotele l’umanità è eterna quindi magari c’è rapporto tra immortalità degli dei e dell’uomo quindi si è pensato a questo motivo di questo perpetuarsi eterno del ciclo dell’umanità come fune d’oro

  • Lacunis (vv.794): sono pozze di acqua salata, ma poi spesso fa riferimento nello stesso Lucrezio al mare à¢â€ ‘ anche qui viene inteso come abissi salati, profondità del mare anche se non sono propriamente abissi perché il suo termine poetico è alta per indicare le acque profonde del mare
  • Animalia terrestra (vv.797): soggetto collocato con forte iperbato nei versi successivi
  • E allora nonc e da stupirsi che ne siano nati in maggior numero è più grandi quando la terra era nuova. Vuole allontanare una sorta di stupore dovuto all ignoranza, vuole rendere chiaro evidente ciò che agli altri può sembrare straordinario volere expellere mirum. Immaginatevi quanti e quanto grandi animali nascevano nel periodo di fertilità della terra
  • Nova tellure (vv. 800): ha valore temporale; aethere è maschile
  • Alituum (vv.801): genitivo plurale della III declinazione, ma è un’anomalia morfologica peculiare a Lucrezio questa doppia u come se fosse della IV declinazione à¢â€ ‘ necessità metrica
  • Tibi (vv. 805): dativo che indica che la spiegazione è rivolta al lettore à¢â€ ‘ tipico del poema didascalico
  • Verso 806: spiega quali sono stato gli elementi che hanno favorito la creazione degli esseri viventi: fertilità della terra, a sua volta legata all’umidità e al calore che c’era in abbondanza nei campi

à¢â€ ‘ la terra era molto più umida e calda di quanto fosse adesso

  • Paragone con le cicale (vv. 803) che abbandonano spontaneamente i loro involucri à¢â€ ‘ le cicale nel mondo antico, soprattutto nella credenza popolare, si pensava che si riproducessero spontaneamente, erano ritenute un frutto della terra come queste uova

à¢â€ ‘ motivo dell’autocton: creature che nascono dalla terra a cui sono legate a cui restituiranno i loro cadaveri

à¢â€ ‘ Plinio ci dà il ciclo di riproduzione delle cicale: depongono le uova su arbusti, poi si aprono e fuoriesce la larva circondata dalla crisalide, poi si interra e sta sotto terra 3-4 anni, poi esce dalla terra e sale su un albero, emettendo un suono di richiamo sessuale attira il compagno e si riproduce à¢â€ ‘ la maggior parte della vita delle cicale è sottoterra à¢â€ ‘ per gli antichi era un fenomeno straordinario perché sembravano nate dalla terra

  • Versi 807-815: curiosa spiegazione della nascita dei viventi dagli uteri à¢â€ ‘ immagine della terra vista proprio come una madre donna femmina di un mammifero che non solo dà l’utero ma anche allatta attraverso dei canali, delle “vene”, con cui nutre l’uomo e gli altri animali all’interno di questi grandi uteri, portandoli cos’ al compimento fisiologico à¢â€ ‘ rapporto sangue-latte: nelle vene dove dovrebbe passare il sangue scorre il latte

à¢â€ ‘ teoria di Epicuro: il sangue mestruale diventa latte e confluisce alle mammelle nel momento del parto

à¢â€ ‘ gli studiosi fanno notare che lucusspesso Lucrezio lo usa con valore di organo genitale della donna in riferimento all’utero nel IV libro, in cui parla della riproduzione e dell’accoppiamento dell’uomo.

Scrive loci al plurale come luogo adatto all’inseminazione

Questi uteri sono assimilati alle piante (sono legati al terreno con delle radici): voluta sovrapposizione del mondo vegetale e del mondo animale

  • Apti (vv. 808): participio perfetto di apisco che è intransitivo = “avendo afferrato / essendo legato alla terra”
  • Verbo petere (vv. 810) in forma desiderativa
  • Natura (vv.811): al centro del verso, quasi una personificazione perché è providens, si dà cura di alimentare
  • Ibi: ha valore ambiguo: in quel momento in cui il bambino usciva dall’utero oppure li nello stesso punto della terra in cui era stato espulso
  • Vapor (vv. 816): designa il calore in Lucrezio perché nella fisica epicurea i raggi di luce sono una corrente di particelle atomiche e quindi il caldo è definito come vapor, qualcosa che ha consistenza atomica.
  • Lanugine (vv.817): paragone tra erba e imbottitura di un letto, cuscino che è ricco di lana quindi morbido
  • Introduce il motivo della temperantia (vv.818): non c’erano né freddi né venti eccessivi perché il mondo è ancora giovane quindi ancora molto debole à¢â€ ‘ clima temperato legato nella tradizione antica alle isole dei beati, ce ne parla Omero nell’Odissea; poi nella tradizione successiva nelle Isole Canarie à¢â€ ‘ è un elemento dell’età dell’oro quella della mancanza di sbalzi di temperatura ed elementi sgradevoli dal punto di vista meteorologico.
  • Pariter (vv.820): tutte le cose crescono in maniera proporzionata e in maniera proporzionata acquistano forza. Essendo il mondo giovane ha tutte le caratteristiche proporzionate a quelle di un giovane.
  • Etiam atque etiam (vv.821) = più e più volte à¢â€ ‘ si accorge di aver ripetuto già molte volte l’immagine della terra madre à¢â€ ‘ è la terra che genera ogni cosa, ecco perché l’esclusione dei pesci

à¢â€ ‘ terra-madre è un motivo caro a Lucrezio, lo vediamo nel mito della grande madre del II libro (versi 600 e seg.): mito di Cibele o “magna mater“, mito dall’Asia minore che ha avuto un grandissimo successo a Roma (carme 63 di Catullo)

à¢â€ ‘ ma comunque non si riferisce alla terra come ad una dea, ma rimane un elemento naturale

à¢â€ ‘ Lucrezio rimanda a un fatto naturale che ha già sottolineato nel II libro: la nascita dei vermi dal fango e dal letame, una produzione spontanea di esseri viventi da ciò che è inanimato à¢â€ ‘ rimanda al tipo di generazione spontanea delle api da una carcassa di animale (Virgilio, Bucoliche)

  • Montibu’ variantibu‘ (vv. 824-25): fenomeni arcaizzanti con la s caduca; si trovano nella stessa posizione metrica: l’ultima breve dell’ultimo dattilo

à¢â€ ‘ il tono si alza verso l’epica enniana, verso la sublimità colorata di elementi arcaizzanti

  • Bacchatur (vv. 824): idea della donna che si comporta come un animale selvaggio. La generazione di  uomini animali e uccelli viene in un certo senso rovesciata. Prima uccelli poi saecla mortalia poi animali terrestri tra cui uomo qui parte dall’uomo poi risale da tutti gli esseri viventi e poi arriva agli uccelli. È molto probabile che la creazione sia avvenuta nello stesso tempo come fatto contemporaneo, nella stessa era.