LUCREZIO – DE RERUM NATURA – libro V – versi 977-1010: traduzione, analisi, commento

Infatti fin da bambini erano abituati a vedere che sempre

Luce ed ombra sono generati in tempo alterno,

Non era possibile che accadesse di non vedere più,

Né che diffidassero che una eterna notte

tenesse la terra per sempre, sottratta la luce del sole.

Ma erano molto più preoccupati per quello che le stirpi delle belve → o perché le stirpi delle belve

A loro miseri rendevano spesso il sonno insicuro

E gettatisi fuori dalla casa rifuggivano i tetti di sassi

Per l’arrivo di un cinghiale bavoso o un forte leone,

E spaventati, nel cuore della notte, cedevano

Agli ospiti crudeli i letti coperti di fronde.

E allora non meno che ora la stirpe mortale

Lasciavano tra i lamenti le dolci luci della vita.

Infatti allora più spesso uno solo, catturato da quelle,

Offriva alle belve un pasto vivo, maciullato dai denti,

E riempiva di un gemito i boschi e i monti e le foreste,

Vedendo seppellirsi le vive carni in una tomba viva.

Invece coloro che la fuga ha salvato, pur col corpo ferito,

Premendo poi con le mani tremanti sulle orribili piaghe

Invocavano con urla terrificanti la morte

Finché gli spasmi crudeli non privavano loro della vita

Privi di aiuto, ignari di ciò di cui avevano bisogno le ferite.

Ma non si mandavano alla rovina/eccidio in un solo giorno molte migliaia

di uomini spinte sotto il comando militare, né la torbida distesa

Del mare scagliava navi e uomini sugli scogli;

Ma invano il mare, gonfiandosi spesso

Imperversava alla cieca, e poi deponeva lievemente le vane minacce,

Né la subdola lusinga del mare placido (della bonaccia) poteva

Sedurre nessuno sorridendo le onde per ingannare.

Allora giaceva nell’oscurità la sfrontata arte della navigazione.

E poi allora la mancanza di cibo dava con la morte l’inerzia

Alle membra, mentre ora li soffoca l’abbondanza di pietanze.

Quelli, imprudenti, mescevano veleno

A se stessi, ora più scaltramente loro stessi lo danno agli altri.

Verso 977: Lucrezio non si sofferma su nascita e allevamento dei figli, perché questo avrebbe significato un’attenzione ad una prima primaria comunità, nucleo sociale, mentre qui vuole presentare gli uomini primitivi come “atomi impazziti” Termini contiliabat indica i movimenti e i rapporti atomici. Uomini come atomi singoli che non si uniscono ancora.

  • Versi 976-979: pleonastico perché concetto di notte eterna è ribadito da in perpetuum, ma ridondanza sottolinea una possibile paura di notte eterna → la loro paura era molto concreta: non avevano paura per cose vane, ma solo per incursioni di animali selvaggi
  • Uso del congiuntivo faciebant (vv.983): non per necessità metriche ma per pericolo reale non qualcosa di supposto da loro, il loro timore era totalmente motivato
  • Verso 983: cinghiali come animali pericolosi e leoni possono essere un riferimento alle fatiche di Ercole, come abbiamo visto anche nel proemio del libro → i cinghiali erano gli animali più pericolosi per il mondo antico

→ il loro sonno non è infestato da paure vane ma è turbato da pericoli oggettivi a cui è esposta la loro vita e

     morti atroci dovute ad attacchi degli animali selvaggi

  • Domo (vv.984): compare idea di domus prima non presentata → tecta e domo sono sinonimi: solita tendenza a ribadire
  • Parentesi si contrappone al pavidi 974 li però era una falsa concezione di paura attribuita agli uomini primitivi mentre qui è una vera paura
  • Nox intempesta (vv. 986): motivo enniano, qui cambiato all’ablativo → la notte tempestosa in cui freddo e i venti infuriano qui è anche uno scenario possibile, perché se c’è tempesta gli animali cercano rifugio nelle stesse grotte in cui c’erano gli uomini

Versi 986-1010: paragona la morte di allora alla morte di adesso e i dolori legati alla morte

non nasconde la sofferenza della morte dei primitivi

pesante confronto con la morte nel presente

  • Allora la morte avveniva per sporadici attacchi degli animali → ora per la guerra, che porta delle uccisioni a livello quantitativo molto maggiori rispetto ad allora

→ l’affinamento delle tecniche ha portato all’affinamento delle arti militari e quindi aumento morte

→ gli epicurei bandivano la violenza privata e anche pubblica come politica che è un male per l’umanità

→ proemio del II libro: essere fuori dalla battaglia sentirsi al di fuori degli scontri di guerra senza essere partecipi

     dei pericoli e fonte di gioia del saggio epicureo. È un’opinione forte in questo periodo con scontri interni allo

     stato romano periodo di guerre civili e attacchi esterni.

  • Allora la morte per avvelenamento non era cercata → ora ci si uccide con quel veleno

→ pone dubbi sulle conseguenze del progresso,

  • Vv 993: è molto famoso per allitterazione e per la ripresa ennianaAnnalis di Ennio parla di un avvoltoio che si cibava delle carni di un infelice uomo “ahimè, in quale crudele sepolcro nascondeva le membra” → avvoltoio visto come un sepolcro crudele che seppellisce le carni dell’uomo in se stesso, questo è il commento di Ennio.
  • Busto (vv. 983): è termine frequente in poesia e prosa, è propriamente il luogo dove si bruciava il corpo dei morti indica sia il rogo che il sepolcro, diventa poi sinonimo di sepulcrum come qui in Lucrezio
  • Viva (vv.991): poliptoto dell’aggettivo vivus → motivo che il vivo si sente uccidere e ingoiare da un altro essere vivente
  • Lamentis (vv.) in centro al verso: ci aspetteremmo un participio congiunto è un ablativo di mezzo, un filologo ha proposto labentis ma non è accolto

→ si moriva come adesso con dolori e lamenti non più di adesso

→ in età civilizzata la morte è più frequente. Unusquisque motivo della morte come fatto individuale, non c’era la società né la guerra quindi la morte riguardava un singolo. Offriva cibo vivo alle fiere. L’uomo da se stess come alimento vivo.nhaustus è ciò che viene inghiottito si riferisce di solito a liquidi che vengono attinti e bevuto tracannato, si riferisce alla sorsata d’acqua. Magari riferimento al sangue bevuto dalle fiere piuttosto che il cibo solito che viene trangugiato. 992 riprende 955. Orrore della morte consapevole di chi si sente sbranato.

  • La morte peggiore però è per chi riesce a sfuggire dall’attacco ma per chi muore per l’infezione delle ferite perché protratta nel tempo → la mancanza della medicina vista come un limite oggettivo: non sanno come curarsi né cosa richiedono come cura le ferite, dunque aspettano la morte tremanti per lungo tempo

→ per Lucrezio la medicina è positiva perché salva dal dolore

aponia: dolore come mancanza di felicità, è un aspetto che allontana in primitivi dalla felicità

gusto dell’orrido: ribadito motivo dell’orrore morte lunga e tremenda

  • Orcum (vv.996): non deve far pensare che i primitivi avessero dato alla morte una personificazione divina, ma è semplicemente morte nella prospettiva dei contemporanei di Lucrezio
  • Accibant (vv.996): –iba è forma contratta del perfetto della IV coniugazione
  • vermina (vv.997): non vermi ma è un termine tecnico medico

→ corrispondente al termine greco στόφος = convulsioni per sofferenze in tutto il corpo → vertere è connesso

     perché è un dolore che fa contorcere tutto il corpo

→ nella coscienza popolare in queste piaghe nascono poi parassiti e vermi

Versi 999-1010: confronto con la morte nella contemporaneità → allora si moriva in maniera atroce ma non c’erano le molte migliaia di soldati che morivano in un solo giorno, né succedeva che in un naufragio la nave porta la morte contemporanea di tanti uomini

visione negativa del commercio per ricchezze:porta a morti atroci per mare perché l’uomo è avido di denaro

→ anche Virgilio nella IV ecloga delle Bucolicheriprenderà la negatività della navigazione

Lucrezio è affascinato dalle immagini marittime: un’immagine marina apre anche il II libro con l’immagine del saggio

     che guarda da lontano il mare in tempesta, guarda la sofferenza degli altri, ma lui ne è immune → il concetto di

     atarassia si lega all’onda del mare tranquillo contrapposto al mare in tempesta

→ il motivo della seduzione del mare, personificato in una donna attraente risale alla lirica arcaica greca: Simonide

     descrive una donna simile al mare, affascinante ma poi pericolosa

Orazio: V ode del I libro → la donna porta al naufragio il povero amante

sirene omeriche: mare come una donna seducente che appare mite e benevola, poi attraendo porta alla rovina

  • Lidebant (vv.1001): apax legomenon uso unico del verbo semplice al posto del composto più frequente conlido, così si trova solamente qua in Lucrezio, ci aspetteremmo la forma con il dittongo (laedo)
  • Temere incassum frustra (vv.1002): pleonasmo
  • Pellacia (vv.1004): si riconnette al verbo pellicere “trarre in tranello, far cadere nel laccio” quindi è la seduzione di chi inganna, è una figura etimologica

in fraudem: legato a pellicere oppure a ridentibus undis = “le onde sorridono per ingannare” → ipotesi

     migliore perché già in “sedurre” c’è l’idea di ingannare

  • Vv. 1006: espunzione di Lachman → perché dice qualcosa di assolutamente evidente dal punto di vista del significato (è ovvio che non era stata scoperta); non funziona metricamente → visto come segno di posteriorità

Caeca: significa sia “chi non vede”, sia “chi non è visto”.

Navigum: non è “nave” ma “navigazione, arte della navigazione”

Metonimia molto forte: è spia del carattere tardo del verso

  • Rerum copia (vv.1008): si riferisce a tutti i piaceri non naturali non necessari → fanno affogare il malcapitato che se ne lascia sedurre, porta alla morte degli uomini
  • Imprudens (vv.1009): prima ci si avvelenava per caso, adesso volontariamente (chiasmo con sollertius), con assoluta immoralità
  • Vv.1010: verso corrotto nella traduzione manoscritta → è stato aggiunto <aliis>

Versi 1008-1010: inciso moralistico sa essere molto duro nei confronti dei vizi dei contemporanei

→ questo stile sarà ripreso da Seneca: il confronto fra innocenza delle età passate contro perfidia dei contemporanei

età primogenita caratterizzata da innocenza: sono morti spontanee, accadute per ignoranza → Lucrezio evidenzia una contraddizione: la mancanza di conoscenza porta anche alla morte, ma anche le stesse arti che si sviluppano per la maggiore conoscenza (medicina, l’arte militare, nautica, le arti benefiche) sono cause di morti molto più dolorose