Magia e profumi in Apuleio


dalla tesina interdisciplinare “Il profumo” di Elena Squellerio, classe 5°A – a.s. 2007-2008

Tra i più originali e brillanti oratori del primo secolo dopo Cristo troviamo Apuleio. Esperto filosofo e maestro di magia, l’autore, si interessa e si fa in seguito iniziare ai culti misterici orientali più in voga del periodo, ovvero quello di Mitra, Eleusi ed Iside. La sua passione per la magia lo porta a comporre un’orazione (De Magia), nota per il suo accuratissimo stile e la sua ironia. Si tratta di una vera e propria apologia nei confronti dei rituali magici, che nel periodo in cui vive sonno sottoposti a durissime accuse e maligne supposizioni. Il rapporto di Apuleio nei confronti di questa scienza occulta è tuttavia poco chiaro. Nei suoi stessi testi infatti si riscontra un atteggiamento ambiguo, dato dalla distinzione tra magia e ricerca filosofico-scientifica, da lui esercitata. Il discorso inoltre si complica nel momento in cui l’autore differenzia magia buona e cattiva, esaltando la prima come forma di vera sapienza.

Il fascino del mondo magico si intreccia con le manipolazioni di odori nella sua opera più importante: Metamophoseon libri XI, rinominata in seguito da Sant’Agostino Asinus aureus. Si tratta dell’unico romanzo della letteratura latina in nostro possesso e i temi principali sono: il fascino del meraviglioso, levasione ed il surrealismo. Motori dell’intreccio sono la curiositas, data dall’attrazione fatale per la magia, e il caso. L’opera inoltre evidenzia l’intento dell’autore di un’interpretazione autobiografica del testo, il che conferma gli interessi misterici e magici di Apuleio. Il protagonista è un giovane di nome Lucio; egli durante un viaggio in Tessaglia, terra famosa per le arti magiche, vive incredibili e divertenti avventure che lo portano al termine del romanzo alla consacrazione ai tre culti misterici. L’episodio più interessante è quello in cui Lucio osserva la trasformazione della padrona di casa Panfile in gufo. Nella metamorfosi, profumi ed unguenti utilizzati da Panfile occupano un posto di rilievo. Per mutare il suo aspetto la maga doveva infatti mettersi completamente nuda davanti ad una lampada sulla quale aveva posto dell’incenso e pronunciare alcune formule. Quindi si spalmava dalla testa ai piedi con un unguento che favoriva la trasformazione in gufo e la capacità di volare. Il potere del balsamo tuttavia a causa dell’incontrollata curiosità di Lucio illustrò tanto i poteri benefici quanto quelli malefici dei sortilegi odorosi. Avido di conoscere e affascinato dai segreti della strega Panfila, Lucio seduce la serva Fotide convincendola a rubare il magico unguento. Purtroppo la donna compie un funesto errore: sbaglia flacone e Lucio si ritrova nella pelle di un asino. Il giovane potrà recuperare il suo aspetto umano solo grazie ad un profumato antidoto: germogli di rose.

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