Marx

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di Elena Fortini

La matrice hegeliana del suo pensiero: nel pensiero di Marx troviamo molti rimandi alla filosofia Hegeliana. L’ideale di tradurre in atto quell’incontro tra realtà e razionalità che Hegel aveva solo pensato, Marx lo vuole tradurre in realtà attraverso la prassi. In critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, scritto composto da un primo momento filosofico e da un momento politico, M. colpisce il metodo di Hegel. Hegel afferma che lo stato presuppone una sovranità che è la sovranità statale personificata. M. definisce questo miticismo logico perché in virtù di tale affermazione le istituzioni finiscono per essere allegorie di una realtà nascosta. Secondo M. in Hegel c’è un capovolgimento idealistico fra soggetto e predicato.

La dialettica in Marx: Alla base della teoria di Marx vi è una critica globale della civiltà moderna e dello stato liberale. Marx pensa che ci sia una scissione interna tra stato e società civile. Mentre nella poleis greca il cittadini si trovava in unità con la comunità di cui faceva parte nella società moderna l’uomo è a vivere due vite, una in terra come borghese (nell’ambito dell’egoismo) e una in cielo come cittadino (nell’ambito dell’interesse comune). La civiltà moderna rappresenta, al tempo stesso, la società dell’egoismo e delle particolarità reali e della fratellanza e delle universalità illusorie. Lo stato post-rivoluzzionario riconosce come diritti dell’uomo la libertà individuale e la proprietà privata esso non è altro che la proiezione politica di una società a-sociale. La società ideale secondo M. è una compenetrazione perfetta tra singolo e genere, individuo e comunità nella quale ciascuno è solo momento dell’intero demos. Mentre Hegel pensava che una tale società si possa ottenere con la corporazione, burocrazia e stato, M. denunciando ciò come una  “mistificazione”, ritiene che una società di questo tipo possa essere raggiunta con l’eliminazione delle diseguaglianze fra gli uomini e della proprietà privata. Serve quindi una rivoluzione sociale il cui soggetto esecutore è il proletario.

L’alienazione: l’alienazione indica lo stato di scissione, dipendenza e autoestraneazione dell’operaio rispetto: al prodotto del proprio lavoro alla propria attività, rispetto al suo stesso Wesen (essenza) che è quella del lavoro libero, al prossimo. La causa dell’alienazione è la proprietà privata. Se per Hegel la coscienza ritrova se stessa nell’eticità e nello spirito assoluto, per M. l’uomo dopo essersi smarrito nella civiltà di classe, ritrova se stesso nella società del comunismo. M. vede Feuerbach come il superatore della vecchia ideologia poiché rifiutando l’idealismo di Hegel opera quel rovesciamento dialettico di soggetto e predicato. Feuerbach però lo corregge in quanto l’uomo, più che natura, è società e quindi storia. (religione = frutto di una società malata e alienata).

Il significato della Storia:In L’ideologia tedesca M. presuppone una basilare contrapposizione fra scienza reale e positiva e ideologia. L’ideologia alla comprensione oggettica dei rapporti reali fra gli uomini sostituisce u0immagine deformata di essi. La nuova scienza che sostituisce l’ideologia è la storia. La storia per M. è n processo materiale fondato sulla dialettica bisogno- soddisfacimento. Alla base della storia c’è il lavoro creatore di civiltà e di cultura e ciò attraverso cui l’uomo si rende tale. 

Strutture e sovrastrutture: secondo M. nell’ambito della storia bisogna distinguere due elementi di fondo: le forze produttive ( tutti gli elementi necessari al processo di produzione, cioè gli uomini, i mezzi, le conoscenze tecniche e scientifiche) e i rapporti di produzione (i rapporti che si instaurano tra gli uomini durante la produzione e che regolano il possesso e l’impiego dei mezzi di lavoro). Questi due aspetti costituiscono il modo di produzione e sono la struttura, o scheletro della società su cui si fonda la sovrastruttura. Le forze motrici della storia non sono di natura ideale, ma socio economica (critica sinistra hegeliana). Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale, il processo sociale, politico o spirituale della vita economica.

La dialettica della storia: le nuove forze produttive sono sempre incarnate da una classe in ascesa, mentre i vecchi rapporti di proprietà sono sempre incarnati da una classe dominante al tramonto. Di conseguenza risulta inevitabile lo scontro tra di esse. Questo modello teorico trova esemplificazione nella Francia del 700 dove ci fu uno scontro aperto tra borghesia e aristocrazia. Così anche il capitalismo porta in sé, come esigenza dialettica i socialismo. La legge della corrispondenza e della contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione permette a M. di dividere la storia in diverse epoche: la comunità primitiva, la società asiatica, la società antica, la società feudale, la società borghese e la futura società socialista. E anche indubbio che la storia proceda dal comunismo primitivo al comunismo futuro. 

La critica del mondo dei rapporti industriali ne Il Capitale: la discussione del concetto di valore:Il capitale si propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese, che porta in se delle contraddizioni. M. studia il capitalismo distinguendone gli elementi di fondo e estraendo da quelli secondari in modo da formulare alcune previsioni (procedimento astrattivo).  La prima parte del capitale è dedicata al fenomeno merce. Una merce deve possedere un valore d’uso, in quanto deve poter servire a qualcosa, deve essere utile. Una merce deve avere anche un valore di scambio, cioè deve poter essere scambiata con altre merci. Il valore per M. non si identifica con un prezzo ma è uguale alla quantità di lavoro che serve per produrre quella merce. Il capitalismo è affetto dal feticismo delle merci, considera cioè esse come entità aventi valore di per se senza tener conto che sono il frutto del lavoro umano.

Il plusvalore come chiave di volta per l’interpretazione della proprietà privata come rapporto sociale: la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in esso la produzione non risulta finalizzata al consumo, ma all’accumulazione. Il ciclo finalizzato al consumo è un ciclo (m = merce, d = denaro) mdm, mentre il ciclo economico del capitalismo è dmd’ (d’= più denaro di d. plusvalore). Il plus valore discende dal plus lavoro dell’operaio, pagato dal capitalista come una qualsiasi merce, e si identifica come l’insieme del valore da lui gratuitamente offerto al capitalista. Dal plus valore deriva un profitto. Vi è una distinzione tra Capitale variabile (capitale mobile investito in salari) e capitale costante ( investito per macchine e fabbriche). Saggio del plus valore = (plus valore / capitale variabile) *100. Saggio del profitto = (plus valore / capitale variabile + capitale costante) *100. Per aumentare il plus valore i capitalisti continuano a aumentare sia la tecnologia delle proprie macchine (aumentando così il capitale costante), sia l’assunzione di nuovi operai (aumentando il capitale variabile). Nel capitalismo c’è crisi non perché c’è poca merce in circolazione ma perché ce ne è troppa.

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