Max Weber

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di Elena Fortini

M. Weber e la riflessione sulla modernità e sul metodo delle scienze sociali: Le condizioni dell’oggettività delle scienze sociali sono due: l’avalutatività e la spiegazione causale. Weber distingue tra relazione ai valori (il punto di vista o l’interesse da cui muove o storico ai fini di delimitare il campo della propria indagine) e il giudizio di valore (la presa di posizione valutativa). Fatta questa distinzione, egli afferma che le scienze storico-sociali postulano i calori come criteri di orientamento ma escludono i valori come criteri di giudizio. Per cui sono avalutative. La teoria weberiana della avalutatività riveste un duplice significato: il primo consiste nella difesa dell’autonomia delle scienze storico-sociali da intrusioni extrascientifiche di carattere etico politico o religioso, il secondo nella difesa della scienza dalle deformazioni demagogiche. Weber ritiene che lo stesso comprendere metta a capo un interpretazione che è costituita essenzialmente da una spiegazione causale. Essa consiste in primo luogo della scelta di una serie finita di fattori casualmente rilevanti, che costituisca un campo specifico di ricerca. In secondo luogo si tratta di determinare tra essi uno schema di rapporti che sia suscettibile di verifica. Si procede per questa fase grazie ai giudizi di possibilità oggettiva: si formulano isolando un singolo fattore e supporre che tali condizioni siano mutate e chiedendosi se il processo storico avrebbe avuto ugualmente l’esito che già conosciamo o un altro.  Quando l’esclusione ipotetica di alcune componenti causali reca a un risultato radicalmente diverso si deve concludere che esse hanno un’importanza essenziale nella determinazione delle conseguenze in questione e che stanno con questa in un rapporto di causazione adeguata. La spiegazione causale, quindi, non consiste nel riconoscere un evento come necessariamente determinato dalla serie causale degli eventi precedenti, ma piuttosto nell’isolare, in una situazione storica determinata, un campo di possibilità, nel mostrare le condizioni che hanno reso possibile la decisione in favore di una possibilità determinata e infine nel chiarire il significato di questa decisione mediante il confronto con le altre. Il sapere nomologico non viene escludo falla conoscenza storica ma usato come criterio per l’autenticazione delle possibilità oggettive. Per adempire a questo scopo esso deve costituire concetti di tipi ideali, cioè quadri concettuali uniformi che accentuano o portano al limite le unità riscontrabili in un gran numero di fenomeni. Esistono concetti tipico-ideali di particolari oggetti storici (cristianesimo, feudalesimo, capitalismo ecc.) e concetti tipico-ideali di specie di oggetti (stato, chiesa, industria). I tipi ideali non si trovano mai realizzati nella loro purezza nella realtà empirica, ma servono come mezzi per intenderla.

Da Marx, Weber deriva la tendenza a considerare il capitalismo come il tratto centrale e determinante della civiltà occidentale moderna. Ma si distingue da esso per il diverso modo di rapportarsi alla dinamica storico-sociale. L’equivoco del marxismo consiste nell’elevare il punto di vista economico, che è un punto di vista fra gli altri, a unico punto di vista valido sul mondo umano. Con la suggestiva espressione disincantamento del mondo Weber intende il processo tramite cui il mondo perde l‘aura magico-sacrale che lo circondava, divenendo semplice oggetto e teatro dell’azione dell’uomo.  La prima grande tappa del disincantamento, risiede nel trapasso dalla religiosità magica alla religiosità epico-profetica delle religioni universali. La seconda grande tappa risiede: nella progressiva secolarizzazione e autonomizzazione delle varie attività umane e nella progressiva intellettualizzazione del mondo propria della scienza e della tecnica. Ne segue che il disincantamento trova la sua manifestazione nel mondo moderno di stampo occidentale.

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