Messa di Mezzanotte di Natale Corsico 2015 – di Fra Paolo Martinelli

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Carissimo don Savino,
ti raggiungo per dirti innanzitutto che ho avuto una gioia immensa nell’incontrarti di nuovo nella notte di Natale. Grazie per la tua testimonianza. Continuo a ricordarti con affetto al Signore e alla Madonna nella mia preghiera.
Ho pensato di inviarti il testo della predica della messa di mezzanotte di Natale a Corsico.
Il Signore ti benedica.
Un abbraccio

+ Fra Paolo Martinelli
31 dicembre 2015

Messa di Mezzanotte – Corsico
25-12-15
Carissimi Fratelli e carissime sorelle,
siamo stati introdotti in questa santa Messa di Mezzanotte dalle parole del nostro Arcivescovo che ha voluto manifestare la sua vicinanza e quella della diocesi intera alla vostra comunità in questo momento particolare; il Cardinale nel suo messaggio ci ricorda il cuore del mistero che celebriamo in questa santa notte. Oggi nasce per noi colui che è il volto della misericordia del Padre. Nasce per noi; spesso non facciamo attenzione a questa breve espressione: il Natale è per noi. Gesù nasce per portarci l’aiuto tenero e commosso di Dio alla nostra condizione umana.
Celebriamo il Santo Natale agli inizi dell’anno giubilare straordinario della Misericordia. E’ bello scoprire che la misericordia ha il volto di un bambino che nasce. Infatti, la misericordia è l’azione e l’iniziativa di Dio verso di noi. Non è un sentimento generico.
Letteralmente la parola misericordia indica un atteggiamento fondamentale: dare il cuore ai miseri – miseris-cor-dare. Ma questo è ciò che fa continuamente Dio con noi: è Dio infatti che si piega sulla condizione umana, nella sua fragilità, nel suo smarrimento, nelle sue diverse povertà spirituali e materiali.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato è tratto dal prologo del Vangelo di Giovani: ci vengono ricordate due verità fondamentali ed indivisibili: innanzitutto che tutto quello che esiste è stato fatto per mezzo di Lui, del Verbo di Dio: noi non c’eravamo, esistiamo perché siamo stati voluti da Dio in Cristo: questa è la prima misericordia di Dio: egli ha avuto compassione del nostro non esserci: ha avuto pietà del nostro nulla, si è commosso, e si commuove per il nostro niente, per questo ci dona se stesso, ci dona di essere, ci dà il suo essere. Non siamo un caso, ognuno di noi è un pensiero di Dio, è un desiderio di Dio che si realizza nel tempo.
Ma poi il prologo giovanneo ci dice: Il Verbo di Dio si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi: vale a dire, Dio ha continuato ad avere misericordia di noi;  Egli si è commosso anche per il nostro male, per il nostro star male, per il male che facciamo a noi stessi e agli altri, si è commosso perché ci perdiamo per strada, perché invece di seguire la via della vita, lavoriamo contro la nostra felicità: allora il Verbo stesso di Dio per amore di tenerezza, per il destino di ciascuno di noi, per ogni persona, si è fatto lui stesso carne. E’ venuto ad abitare in mezzo a noi. Ha preso su di sé la nostra condizione umana; ha preso su di sé le circostanze concrete e quotidiane della nostra vita.
Le circostanze:  sono il terreno dove Gesù viene a mettere la sua tenda tra noi. Pensiamo a quelle più vaste e comuni e a quelle più prossime e particolari. Egli viene a mettere la sua dimora in mezzo a noi, nella nostra paura  e nei nostri timori per tutti i cambiamenti che sono in atto nel nostro tempo, viene ad abitare nel nostro smarrimento di fronte alla violenza senza senso, cui abbiamo assistito in queste settimane, viene ad abitare il nostro desiderio di bene, viene ad abitare i nostri affetti, quelli che iniziano come quelli feriti. Viene ad abitare nelle nostre famiglie, viene ad abitare nel nostro quartiere, nel nostro lavoro, quello che c’è, quello precario, quello che non c’è più. Viene ad abitare il nostro desiderio di essere felici e di vivere, viene ad abitare nella malattia, come nella nostra voglia di ricominciare e di guarire. La misericordia di Dio è non un discorso consolatorio, ma una presenza umana, tenera come quella di un bambino che nasce.
E quale è la novità che questa presenza di tenerezza ci porta in questa situazione? San Paolo nella lettera ai Galati che è stata proclamata ha una espressione potentissima: quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!».
La pienezza del tempo: c’è una pienezza per il nostro tempo; c’è la possibilità di un compimento, cioè di un senso, ai nostri giorni che passano. Il nostro cammino non è un terreno interrotto. Il tempo secondo questa immagine non è una serie di attimi che si susseguono senza un significato e direzione, dentro la quale anche noi scorriamo via come le cose. Il mistero del Natale ci dice che invece esiste un significato al tempo, un significato alla vita, al lavoro e agli affetti, alla sofferenza, alla vita e alla morte.
La pienezza del tempo, in realtà, è la pienezza del dono di Dio, è il dono del figlio  – ci dice san Paolo – perché anche noi ricevessimo l’adozione a figli.
Ecco quello che spesso ci manca ed ecco quello che Cristo è venuto a portare: l’essere figli. Essere figli vuol dire sapersi voluti, amati, accolti; il figlio è colui che riceve il dono della vita; è colui che inizia, che comincia e ricomincia. Il figlio nasce e rinasce.
Ciò che dà veramente senso al tempo è l’inizio, è il miracolo dell’inizio. San Paolo afferma che questa novità impagabile si attesta in noi nel dono di poter chiamare Dio nostro Abbà, Padre. Rivolgerci al mistero di Dio con tenerezza di figli verso il padre. Il senso più profondo della paternità, avere il senso della paternità di Dio vuol proprio dire avere il senso che la propria vita è voluta. 
Il Natale viene così a portarci il sentimento supremo della vita che è quello di essere voluti, di essere figli, sempre, anche quando si diventa grandi, padri e madri. Quando in noi domina questo sentimento costitutivo allora anche di fronte a problemi, anche gravi che possono manifestarsi, sappiamo che possiamo sempre ricominciare. Sappiamo che il tempo non sarà contro il nostro desiderio ma sarà per noi, poiché Cristo, il figlio di Dio, è venuto per noi.
Quando manca in noi questa percezione profonda dell’esser voluti allora facciamo l’esperienza che niente ci basta, dell’insoddisfazione cronica; anche quando le cose apparentemente vanno bene e possediamo  tutto quello che desideriamo ci rendiamo conto che nel cuore c’è come una voragine insaziabile e più la riempiamo di cose e più si rivela un vuoto profondo.
Gesù è venuto a rivelarci che la vita è un dono bellissimo, qualsiasi sia la condizione in cui ci troviamo; la misericordia di Dio ci permette di ricominciare sempre; il suo perdono ci fa sperimentare che ciascuno di noi è un bene e per questo possiamo sempre ricominciare. Come afferma Gregorio di Nissa: «Non mancherà mai lo spazio a chi corre verso il Signore. […] Chi ascende non si ferma mai, va da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai» (Cfr. Gregorio di Nissa, Omelie sul Cantico dei Cantici, V e VIII, Città Nuova, Roma 1988, pp.142 e 201.
Incominciare vuol dire anche cambiare, trasformare, come ci ricorda il profeta Isaia nella prima lettura. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, / delle loro lance faranno falci; / una nazione non alzerà più la spada / contro un’altra nazione, / non impareranno più l’arte della guerra.
Quello che è strumento di morte e di distruzione, attraverso il dono di Dio, diviene strumento di vita. La misericordia di Dio ci cambia più di tutti i nostri sforzi. Gesù che cambia le spade in aratri porti pace e concordia nella nostra società plurale ed in continua trasformazione.
Rivolgiamo così il nostro sguardo alla Madre di Dio, che accoglie in sé il figlio di Dio: Gesù prende carne e sangue dal corpo della madre di Dio. Per questo Maria, come nessun altra creatura può avvicinarci a Cristo, può farci sentire il calore della misericordia di Dio. Alla sua potente intercessione affidiamo la vostra comunità, don Savino, i sacerdoti e i diaconi, tutte le famiglie. Nei cuori ci sia pace e gioia in questa notte, in questo giorno e in tutti i giorni della vita.

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