Metodo di parafrasi di un testo


Attività di Italiano Educazione linguistica – di Luca Manzoni

Prof. LUCA MANZONI

ATTIVITÀ DI ITALIANO

EDUCAZIONE LINGUISTICA

METODO DI PARAFRASI DI UN TESTO POETICO

La parafrasi o versione in prosa consiste in una traduzione” di un testo poetico allo scopo di favorirne la comprensione del significato letterale; proprio per questo deve essere il più possibile precisa e completa.

Ad ogni espressione del testo di partenza (singola parola o locuzione complessa) deve corrispondere un’espressione equivalente nel testo d’arrivo.

 

Non è un esercizio di bella scrittura, ma uno strumento preliminare di comprensione. Dunque, la parafrasi migliore non è quella più elegante, ma quella più aderente al testo.

Procedi così:

1.suddividi il testo in unità sintattiche (periodi e frasi), in base ai segni forti di punteggiatura (punto, punto e virgola, talvolta due punti).

Ricorda che spesso non c’è corrispondenza tra unità metriche (strofe e versi) e unità sintattiche: un’analisi verso per verso è quindi scorretta e può comportare gravi errori di comprensione. Va da sé che il testo d’arrivo sarà in prosa, quindi la divisione in versi e in strofe scompare!

 

2.l’alterazione dell’ordine abituale delle parole, ai fini ritmici ed espressivi, è un tratto tipico del testo poetico; devi perciò riordinare il testo secondo l’ordine naturale (ad esempio soggetto, predicato, complemento oggetto); puoi farlo rapidamente numerando a matita le parole fuori posto (se lavori con un PC sposta direttamente le parole); l’italiano (a differenza dell’inglese e, ancor più, del tedesco) non ha un ordine fisso, quindi talvolta sono accettabili più soluzioni; scegli quella che facilità di più la comprensione;

 

3.se necessario integra le espressioni ellittiche, inserendo tra parentesi quadre le parole mancanti o sottintese; fai quest’operazione con estrema prudenza: aggiungi solo quelle parole senza le quali il testo risulterebbe poco chiaro!

 

4.sostituisci tutte le parole o espressioni difficili, inusuali, antiquate, o in ogni caso per te oscure, con sinonimi; anche in questo caso non esagerare: tutto ciò che è chiaro e accettabile va lasciato così com’è (usare IL DIZIONARIO DEI SINONIMI ! );

 

5.per non appiattire troppo il testo, rischiando anche gravi incomprensioni, è meglio non eliminare figure retoriche come metafore, sineddoche, metonimie, conservale e affiancale con una traduzione” tra parentesi, preceduta dal segno di uguale, come ti mostra l’esempio: il male seme dAdamo > il malvagio seme dAdamo (= i malvagi discendenti dAdamo);

 

6.DIFFERENZA TRA PERIFRASI E RIASSUNTO!Attenzione: a differenza di quanto faresti in un riassunto, rispetta le persone e i tempi scelti dall’autore

(a meno che non corrispondano più all’uso odierno; questo vale in particolare per i modi verbali).

 

 

 

 

 

ESEMPI DI PARAFRASI

 

TESTO IN PROSA

Contesto :

 

Il narratore dei Promessi Sposi descrive la personalità di Don Abbondio, il prete del paese vicino a Lecco in cui è ambientato il romanzo, attraverso una similitudine con la società a lui coeva ( = contemporanea”), ovvero la società del 1600, epoca in cui la Lombardia si trovava sotto la dominazione spagnola, caratterizzata da uno stile di vita corrotto e malvagio, in cui i prepotenti ed i facoltosi ( =” ricchi” ) prevalevano sulle persone più miti e bisognose.

Promessi Sposi, Descrizione di Don Abbondio

 

Il nostro Abbondio non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni  della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Aveva ubbidito quindi, assai di buon grado, ai parenti, che lo vollero prete. Per dir la verità, non aveva gran fatto pensato agli obblighi e

ai nobili fini del ministero al quale si dedicava: il procacciarsi di che vivere con qualche agio, e mettersi in una classe riverita e forte, gli eran sembrate due ragioni più che sufficienti per una tale scelta.

Don Abbondio, assorbito continuamente ne’ pensieri della propria quiete,

non si curava di que’ vantaggi,

per ottenere i quali facesse bisogno d’adoperarsi molto, o d’arrischiarsi un poco. Il suo sistema consisteva principalmente nello scansar tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli che non poteva scansare.

Il nostro Abbondio, di umili origini, povero,

timoroso, si era dunque reso conto,

ancor prima di entrare nell’età   della ragione,

di essere, nella società del ‘600, come un vaso

fragile, incastrato a forza tra molti vasi

robusti. Quindi egli aveva assecondato

volentieri il desiderio dei familiari di farsi sacerdote.

A dire il vero, egli non aveva affatto considerato

 i doveri che tale scelta comportava,

nonché le alte finalità  della vocazione sacerdotale; infatti il procurarsi un tenore di vita agiato ed il rivestire un ruolo sociale rispettato e prestigioso, gli sembravano due ragioni sufficiente per questa decisione.

Don Abbondio, crogiolandosi nella serenità che il suo stato sociale gli consentiva,

non si preoccupava troppo né degli ulteriori benefici che avrebbe raggiunto con un maggior impegno,

né dei possibili altri guadagni. La sua strategia consisteva quindi nellevitare tutti i problemi  e di cedere a quelli che proprio non poteva

evitare.

 

 

 

ORA TOCCA A TE:

TESTO IN PROSA

Contesto:

Lucia Mondella, promessa sposa del giovane Renzo Tramaglino, è costretta ad abbandonare il paese natale nei pressi di Lecco, per sfuggire alla bramosia ( = desiderio ardente”) del signorotto locale, Don Rodrigo. Insieme alla madre Agnese parte a bordo di una piccola barca per dirigersi sulla sponda opposta  del lago di Lecco; rivolgendo lo sguardo verso i monti della sua infanzia, abbandonati per la prima volta, l’animo della fanciulla viene pervaso da un sentimento di nostalgia e di timore per l’ignoto cui va incontro

 

Promessi Sposi, Soliloquio di Lucia mentre lascia il paese natìvo.

 

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!

Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti..

. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa.

Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio!

Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia, e poco diversi i pensieri degli altri due pellegrini, mentre la barca gli andava avvicinando alla riva destra dell’Adda.

 

CORREZIONE:

–  ADDIO MONTI”

Addio Monti nascenti dall’acqua, ed innalzati al cielo; vette differenti, conosciute a chi è maturato tra voi, e segnato nella sua mente, non di meno dell’aspetto dei suoi più conosciuti, ruscelli, dei quali si capisce il fragore, come la rinomanza delle voci di casa; borghi sparsi e albeggianti sulla pendice, come un gregge di pecore che pascolano; addio! Quanto è sconfortante il passo di chi, è diventato adulto tra di voi, e adesso se ne allontana.

Più avanza nel piano, più il suo occhio si chiude, schifato ed esausto di quella estensione monotona; l’aria gli sembra pesante e morta; si addentra triste e distratto nelle città movimentate; le case aggiunte a case, le strade che fluiscano nelle strade, sembra che gli tolgano il fiato; e dinanzi agli edifici ammirati dallo straniero, immagina, con brama smaniosa, alla terra del suo paese, alla dimora cui ha già posato gli occhi da tanto tempo, e che acquisterà, ritornando ricco ai suoi monti.

Addio, casa natia, dove, sedendo, con un idea occulta, si apprese a scindere dal rumore dei passi comuni il rumore d’un passo atteso con un oscura paura. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla fuga, passando, e non senza vergogna; nella quale la mente si illustrava una dimora calma e perenne di sposa.

Addio, chiesa, dove l’animo ritornò tante volte felice, inneggiando le lodi del Signore; dov’era giurato, preparato una funzione; dove il sospiro nascosto del cuore doveva essere austeramente consacrato, e l’amore essere ordinato, e chiamarsi santo; addio!

Lucia aveva in mente pensieri simili, se non proprio questi pensieri, o poco diversi dai pensieri degli altri due fuggiaschi, mentre la barca si avvicinava sempre più alla riva destra dell’Adda. (fonte: studenti.it)