
Ermetismo
27 Gennaio 2019
Mario Luzi
27 Gennaio 2019La poesia “Milano, agosto 1943” di Salvatore Quasimodo è come un sismografo del dolore collettivo dovuto ai bombardamenti alleati su Milano durante la Seconda Guerra Mondiale.
✨ Contesto e significato
“Milano, agosto 1943″ è uno dei componimenti chiave della raccolta Giorno dopo giorno, pubblicata da Salvatore Quasimodo nel dopoguerra. Il poeta abbandona il classicismo dell’ermetismo per entrare nel vivo della tragedia storica, diventando voce di chi ha vissuto il bombardamento di Milano e lo strazio della guerra. Questo testo è un requiem urbano: non solo per i morti, ma per una città intera ferita nell’anima.
🧨 Immagini e simboli
- “Invano cerchi tra la polvere, povera mano”: l’impotenza umana di fronte alla devastazione, come se il gesto di cercare fosse già perduto.
- “l’usignolo è caduto dall’antenna”: un’immagine tenera e spiazzante—l’usignolo, simbolo di bellezza e poesia, non canta più. Anche la natura è zittita.
- “Non toccate i morti… lasciateli nella terra delle loro case”: qui Quasimodo invoca una pietà silenziosa, un rispetto sacro per i corpi, ormai parte della città stessa.
🕊️ Tono e stile
Il ritmo è cadenzato, la ripetizione finale “la città è morta, è morta” martella come una sentenza irreversibile. Non c’è spazio per la retorica: è pura constatazione. Quasimodo scrive con una pietas tagliente, asciutta, e proprio per questo profondamente umana.
Testo della poesia “Milano, agosto 1943” di Salvatore Quasimodo
Poesia tratta dalla raccolta poetica Giorno dopo giorno pubblicata nel 1947, che rappresenta una svolta nell’ opera di Quasimodo, nel segno di una partecipazione al dramma mondiale della guerra e della distruzione
Milano, agosto 1943 di Salvatore Quasimodo, dalla raccolta Giorno dopo giorno

povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento, 5
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case: 10
la città è morta, è morta.




