MUSICA

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ITALIANO

Gabriele D’Annunzio Le martyre de Saint Sebastien

L’opera di D’Annunzio, musicata da Claude Debussy, diventa l’espressione di una nuova opera d’arte, in cui la musica assume il ruolo di dispensatrice di mistero. La musica cioè entra a far parte dell’opera, solo come elemento di sfondo, esprimendo con la melodia la stessa idea di fondo che è alla base del testo. D’Annunzio trovò nel Magister Claudius un collaboratore ideale. Questo connubio artistico produsse una unione tra piano testuale e musicale, ma questa proclamata convergenza d’intenti non significa la ricerca di una fusione tra testo e musica. D’altra parte anche lo stesso D’Annunzio sembra distinguere nettamente tra il testo letterario e quello scenico-musicale. Questo principio di non fusione tra parola e musica emerge chiaramente nei brani che prevedono la sovrapposizione di recitazione e parte strumentale. La musica non si interessa più né della messa in scena né del testo verbale. Quello che conta è esprimere attraverso l’orchestra il contenuto simbolico o l’argomento essenziale. Vediamo l’estetismo di D’Annunzio nella seconda mansione dell’opera in cui Sebastiano dinanzi all’imperatore Diocleziano si rifiuta di immolare ad uno dei suoi dei, anche di fronte all’offerta di gloria e ricchezze da parte dell’imperatore innamorato di lui per la sua grande bellezza. Claude Debussy affermò di aver scritto in due mesi uno spartito per il quale gli sarebbe stato necessario un ano di lavoro grazie all’ottima ispirazione datagli dall’opera di D’Annunzio. Nel Martyre egli mise ad esecuzione le sue teorie sulla musica di scena, che non deve essere soltanto un vago accompagnamento, ma deve unirsi strettamente corpo e anima con il testo. Per lui la musica comincia proprio là, dove la parola è impotente ad esprimere. Proprio per questa caratteristica della sua musica in cui la parola, il colore, il suono e la forma, più che a riprodurre l’oggetto, dovevano servire a indicare l’impressione da esso suscitata, Debussy si può considerare il fondatore dell’impressionismo musicale

 

FILOSOFIA

·        Arthur Schopenauer (1788-1860)

Nella sua filosofia la musica era l’arte per eccellenza, la prima via della liberazione del dolore. L’effetto della musica sull’uomo è più insinuante di quello delle arti mimetiche, proprio perché non esprime solo l’immagine delle idee, ma l’essenza. La musica non copia alcuna idea o immagine legata al mondo, ma ne resta del tutto indipendente. La vera sostanza della musica è racchiusa nel suo esistere per i sensi e nell’essere una creazione autonoma, che ha in se stessa il suo fondamento. Essa esprime i desideri, le paure e le sensazioni più nascoste nell’animo dell’artista e il mezzo per risvegliare l’ascoltatore alla stessa vita che sta vivendo. Il grande filosofo sovverte la tradizione secolare che aveva sostenuto la supremazia della parola sulla musica: saranno invece le parole a dover seguire ed esplicitare il significato della musica.

·        Wagner

L’opera di Wagner fu inizialmente ispirata da Schopenauer, ma in seguito i loro rapporti personali si deteriorarono. Per Wagner il dramma non è uno dei tanti generi musicali, ma l’unico mezzo capace di dare all’espressione artistica unità organica e piena comunicabilità. In Oper und drama egli individua i limiti della musica strumentale nell’incapacità di essere afferrata da ogni ascoltatore, affermando che finché il compositore non sarà anche poeta non si potrà superare l’incomunicabilità della musica pura. La meta ultima della poesia drammatica è il mito riconosciuto come momento universale dell’uomo: all’orchestra è assegnato il compito di di esprimere ciò che è inesprimibile a parole. 

 

SCIENZE

Dal punto di vista scientifico, potremmo definire la musica come insieme di suoni prodotti volontariamente dall’uomo. Questi suoni non sono altro che onde elastiche aventi una frequenza compresa tra i 20 e i 20.000 Hz, di cui l’orecchio è un rivelatore specializzato.

Generalmente il mezzo di propagazione è l’aria, ma può anche essere un solido o un liquido. Il suono si propaga nell’aria attraverso superfici sferiche. La sua velocità nell’aria a 0oC è di circa 331 m/s. Ciò che si propaga è il moto vibratorio e non la materia.

Le caratteristiche, alquanto soggettive, che permettono di distinguere i suoni sono:

1)     Altezza, che è data dalla frequenza dell’onda: più la frequenza aumenta più il suono sarà acuto

2)     Intensità, che è la proprietà che permette di differenziare un suono forte da un suono debole

Timbro, che è la proprietà che distingue i suoni emessi da sorgenti diverse, anche se essi hanno la stessa intensità e la stessa frequenza

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