Neorealismo

Neorealismo – i precursori
Si comincia a parlare di neorealismo alla fine degli anni venti in Germania (in opposizione allespressionismo) e in Italia, riguardo romanzi come Gli indifferenti di Alberto Moravia (1929), Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro (1930) e Fontamara di Ignazio Silone (1933).

Neorealismo – i limiti cronologici
Un frutto già maturo (e originale) del neorealismo letterario è Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini del 1938-39, ma il termine neorealista” fu utilizzato pubblicamente solo a partire dal film Ossessione di Luchino Visconti del 1942. Il cinema e la letteratura neorealistica ebbero un ruolo importante nella cultura italiana almeno fino al 1956, quando, con i fatti di Ungheria, vennero meno alcuni presupposti politici

Neorealismo – i caratteri
Il neorealismo non è una scuola o un movimento organizzato, non ha manifesti come il futurismo, è piuttosto un clima culturale, una istanza etico-civile (vedi la postfazione al Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino.
Per questo ogni autore prese parte a questo orientamento culturale” in modo autonomo e personale

Neorealismo – i punti di riferimento
Il realismo socialista sovietico
Gramsci, i cui Quaderni del carcere, pubblicati dopo la guerra, delineavano l’intellettuale organico al popolo
Lesistenzialismo francese
Lantifascismo in tutte le sue forme, soprattutto nella fase della resistenza
La narrativa americana di Hemingway e Steinbeck

Neorealismo – lo stile
Pur nell’evidente diversità dei risultati dei singoli autori, si possono individuare alcuni aspetti comuni:
L’intento documentario (far parlare la realtà da sola, nei film ingaggiare la gente dalla strada per recitare)
La lingua antiletteraria, che ha come punto di riferimento implicito (nella maggior parte dei casi) esplicito nel caso di Fenoglio, la lingua inglese

Neorealismo – i limiti
I più grandi autori del neorealismo (Pavese, Vittorni, Calvino e Fenoglio) possono essere ricondotti al neorealismo solo in parte
Altri testi, come Metello di Pratolini secondo la stessa critica marxista, sono eccessivamente epici, populisti, e tendono a semplificare troppo la realtà operaia, poiché sono poco complessi, ed applicano alla letteratura uno schema ideologico-politico