Nietzsche

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di Elena Fortini

La contrapposizione al positivismo;

Il “tragico” nella filosofia nietzscheana: apollineo e dionisiaco, il modello della grecità prima di Socrate: Ne “La nascita della tragedia dello spirito della musica” N. stabilisce una distinzione tra apollineo e dionisiaco i due impulsi di base dello spirito e dell’arte greca. L’apollineo, che scaturisce da un impulso di fuga di fronte al divenire, si esprime nelle forme della scultura e della poesia epica. Il dionisiaco che scaturisce dalla partecipazione al divenire, si esprime nella musica. In un primo tempo, in Grecia apollineo e dionisiaco erano due elementi separati ma poi con le tragedie antiche di Sofocle e Eschilo questi si armonizzarono fra loro creando capolavori (la tragedia perfetta è un accoppiamento di apollineo e dionisiaco). Con Eschilo si ha la decadenza della tragedia, e quindi del pensiero occidentale, che si orienta più verso l’apollineo. Se da Schopenhauer N. riprende la teoria della vita dolorosa e raccapricciante, egli contrappone ad esso in atteggiamento di entusiasta accettazione dell’essere nella globalità dei suoi aspetti. Di fronte alla vite sono possibili due atteggiamenti: il rimo è quello della rinuncia e della fuga, che mette a capo all’ascetismo (visione apollinea). Il secondo è quello che accetta la vita così come è e che mette a capo l’esaltazione della vita e il superamento dell’uomo (visione dionisiaca). L’esaltazione della tragedia sfocia nell’ideale di una rinascita della cultura tragica incentrata sulla musica di cui N. scorge un’incarnazione in Wagner. Nella seconda inattuale, N. si schiera apertamente contro lo storicismo e lo storiografismo, sostenendo che l’eccesso di storia indebolisce le potenzialità creatrici dell’uomo, che si sente schiacciato dal peso del passato. Secondo N. il fattore oblio è necessario poiché senza una certa dose di incoscienza non c’è felicità e perche per poter agire efficacemente nel presente occorre saper dimenticare il passato. La storia è utile a patto che sia al servizio della vita, che rappresenta l’ottica con cui rapportarsi ad essa. Secondo N. la storia appartiene al vivente sotto tre rapporti: essa gli occorre in quanto è attivo e ha aspirazioni (storia monumentale), in quanto preserva e venera (storia antiquaria), in quanto soffre e ha bisogno di liberazione (storia critica). La storia monumentale è propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri, ma questa storia tende a mitizzare o abbellire il passando cancellandone alcune parti e stimolando il fanatismo. La storia antiquaria è propria di chi guarda al passato con fedeltà e amore, il suo limite consiste nella sua tendenza a mummificare la vita. La storia critica è propria di chi guarda al passato come a un peso da cui liberarsi per poter vivere; l’aspetto negativo di questo tipo di storia risiede nella sua presunzione di poter recidere il passato con il coltello.

La fase inattuale ed “illuministica”: la critica radicale della cultura e della scienza come preparazione dell’annuncio della “morte di Dio”: Con Umano, troppo umano inizia un nuovo periodo della filosofia di N. caratterizzato dal rifiuto dei maestri di un tempo e che mette a capo all’abbandono della metafisica e al privilegio dell’ottica della scienza. N. diventa illuminista, nel senso che si impegna in un’opera di critica della cultura tramite la scienza. Per scienza N. intende un metodo di pensiero in grado di emancipare gli uomini dagli errori che gravano sulle loro menti metodo che si identifica con un procedimento critico di tipo storico. Storico poiché ritiene che non esistano realtà statiche o immutabili, ma che ogni cosa sia l’esito di un processo da ricostruire. I concetti su cui si incarna la filosofia illuminista di N. sono lo spirito libero, che si identifica con il viandante ossia colui che grazie alla scienza riesce ad emanciparsi dal passato inaugurando una filosofia del mattino (il secondo concetto) basata sulla concezione della vita come transitorietà e come libero esperimento senza certezze precostituite. Dio per N. è sostanzialmente il simbolo della fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo ed una costruzione della nostra mente ai fini di sopportare la durezza dell’esistenza. Essendo la più antica delle bugia vitali Dio si configura come la quintessenza di tutte le credenze escogitate attraverso i tempi per poter fronteggiare il volto caotico e meduseo dell’esistenza. Ne la gaia scienza N. drammatizza il messaggio della morte di Dio. Dal contesto del discorso di N. appare chiaro che la morte di Dio costituisce si un trauma ma solo per un uomo che non è ancora superuomo, ma che in virtù di essa può divenire tale. La morte di Dio coincide con l’atto di nascita del superuomo, in quanto solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo degli assolti è maturo per diventarlo. L’ateismo di N. è talmente radicale che egli non contesta soltanto Dio, ma ogni suo surrogato. Coincidendo con il venir meno delle certezze metafisiche, la morte di dio coincide con il tramonto definitivo del platonismo. In un primo momento con Platone e la filosofia greca si ritiene che il mondo vero sia attingibile dai sogni. In un secondo tempo, con il cristianesimo, il mondo vero momentaneamente inattingibile viene promesso ai saggi e ai virtuosi. In un terzo momento, il mondo vero ritenuto indimostrabile viene ridotto a un obbligo a un postulato morale. In un quarto momento il mondo vero viene prospettato come inconoscibile. In un quinto momento il mondo vero si rivela un’idea inutile e superflua. In un sesto tempo infine (corrisponde al periodo di Zarathustra) vi è l’eliminazione del mondo apparente dell’aldiquà.

Il nichilismo e le sue forme: N. intende per nichilismo la specifica situazione dell’uomo moderno e contemporaneo che non credendo più nei valori supremi  finisce per avvertire di fronte all’essere lo sgomento del vuoto o del nulla. L’equivoco del nichilismo moderno risiete nel fatto che esso identifica la mancanza di fini e strutture metafisiche razionale e provvidenziali con la mancanza di senso tout-court. Il nichilismo appare a N. soltanto uno stadio intermedio, ovvero un no alla vita che prepara il grande si a essa, attraverso l’esercizio della volontà di potenza. Il nichilismo incompleto è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti ma i nuovi che subentrano hanno la medesima fisionomia dei precedenti. In nichilismo completo può essere segno di debolezza o forza. Nel primo caso si ha il nichilismo passivo, che si limita a prendere atto della caduta degli ideali, nel secondo quello attivo che distrugge ogni residua credenza di tipo metafisico.

L’antropologia di Nietzsche: Zarathustra e il superuomo: dopo la morte di dio si aprono due possibilità: l’ultimo uomo o il superuomo. Il superuomo è colui che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell’esistenza, dir di si alla cita, di reggere la morte di dio e la perdita di certezze e di far propria la prospettiva dell’eterno ritorno. In quanto tale il superuomo non può che stagliarsi sull’orizzonte del futuro. Un uomo oltre l’uomo, capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in modo inedito alla realtà. N. descrive la genesi del superuomo attraverso tre metamorfosi dello spirito: lo spirito diventa il cammello (l’uomo che porta i pesi della tradizione e che vive all’insegna del tu devi), in seguito si trasforma in leone  (l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici all’insegna dell’io voglio) e la mutazione finale in fanciullo, che rappresenta l’oltreuomo che nella sua innocenza sa dir di si alla vita al di la del bene e del male. Per N. tutti possono diventare superuomini e pochi possono farlo, vi è un carattere elitario del superuomo.

L’Eterno Ritorno e la dissoluzione della storia: N. presenta la teoria dell’eterno ritorno all’uguale, ovvero della ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo, come il pensiero più profondo e decisivo della sua filosofia. Il pensiero dell’eterno ritorno tende a fungere da spartiacque tra uomo e superuomo. (vicenda della porta carraia dove il nano spiega la circolarità del tempo, seguita dalla visione del serpente in bocca all’uomo e alla nascita del superuomo).l’uomo può trasformarsi in creatura superiore e ridente solo a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno mediante una decisione coraggiosa nei suoi confronti.

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