ODISSEA – Libro 3 – Analisi

          à¡¼â‚¬àŽ½àÅ’ààŽ¿àâ€¦àÆ’àŽµ » verbo che non presenta l’aumento dovrebbe essere ࡼ àŽ½àÅ’ààŽ¿àâ€¦àÆ’àŽµ; “levarsi”
          àâ‚¬àŽµààŽ¹àŽºàŽ±àŽ»àŽ»àŽ­àŽ± àŽ»àŽ¯àŽ¼àŽ½àŽ·àŽ½ » non è il mare, ma indica l’area paludosa che orla la costa del Peloponneso
                                      » è una forma di epiteto del nome
                                      ÃƒÆ’‚» àâ‚¬àŽµààŽ¹- è un preverbio che ha la funzione di superlativo; “bellissima”
          àŽ¿à¡½ààŽ±àŽ½àÅ’àŽ½ ࡼàâ€š » anastrofe; è una forma di epiteto del nome che arriva fino alla cesura femminile
          à¡¼â‚¬àŽ¸àŽ±àŽ½àŽ¬àâ€žàŽ¿àŽ¹àÆ’àŽ¹ » in attico sarebbe à¡¼â‚¬àŽ¸àŽ±àŽ½àŽ¬àâ€žàŽ¿àŽ¹àâ€š
                         ÃƒÆ’‚» in Omero la forma del dativo plurale è -àŽ¿àŽ¹àÆ’àŽ¹ davanti a consonante, -àŽ¿àŽ¹àâ€š davanti a vocale
                         » aggiunta di àŽ±- iniziale per permettere l’intromissione della parola nella struttura metrica
                         » I legge di Schulze
          àŽ¸àŽ½àŽ·àâ€žàŽ¿à¡¿â€“àÆ’àŽ¹àŽ½ àŽ²ààŽ¿àâ€žàŽ¿à¡¿â€“àÆ’àŽ¹àŽ½ » valgono entrambi come “mortali”, letteralmente “uomini mortali”
                                         » radice àŽ¸àŽ½- è la stessa di àŽ¸àŽ½àŽ®àÆ’àŽºàâ€° , “morire”
          àŽ¶àŽµàŽ¯àŽ´àâ€°ààŽ¿àŽ½ » (da àŽ¶àŽµàŽ¹àŽ¬ “spelta” + àŽ´àâ€°à “donare”) significa “frugifera”, che porta frutto, fertile (terra)
          àŽ¿à¡¼± àŽ´à¡½² » anche se il testo non lo esplicita, subordinare con una temporale “quand’essi”
          àŽ ààŽ»àŽ¿àŽ½ » città fondata da Neleo, che ebbe dodici figli ed una figlia, tutti uccisi da Eracle durante una
                     delle sue dodici fatiche (che era quella di incendiare l’intera città), sopravvisse solo Nestore
                  » è una città cinta di solide mura (ࡼàâ€¦àâ€žàŽ¯àŽ¼àŽµàŽ½àŽ¿àŽ½ àâ‚¬àâ€žàŽ¿àŽ»àŽ¯àŽµàŽ¸ààŽ¿àŽ½ » forma di eolismo » inizia per àâ‚¬àâ€ž-)
                  » nell’antichità ne esistevano due: una in Messenia e una in Trifilia
                  » inizialmente si sosteneva il riferimento a quella della Messenia, che adora come dei    
                     protettori Poseidone ed Atena (dopo si descriveranno i sacrifici dei Pili a Poseidone); l’ fu
                     ritrovato un palazzo che si suppone fosse quello di Nestore, dove viene accolto Telemaco
                  » a conferma di questo sta il futuro sacrificio di Telemaco verso Poseidone e la presenza di
                     Atena che lo affianca durante il viaggio, sono elementi che danno indizi
                  » Strabone (storico del VIII sec a.C.) sostiene che Omero si riferisse a quella in Trifilia,
                     poiché vicina alla paludepresso il fiume Alfeo (conferma l’utilizzo del vocabolo àŽ»àŽ¯àŽ¼àŽ½àŽ·àŽ½)
                  » a discapito di questa tesi sta la lontananza della città dal mare (1 miglio)
                  » Massimo Vetta (studioso del 1900) sostiene il riferimento di Omero alla Pilo della Messenia
                  » dice che in seguito a conquiste il palazzo presente in Messenia (reggia di Nestore) sia stato
                     distrutto, i Pili cos’ si sono spostati in Trifilia, fondando una città con lo stesso nome
          ࡼ·àŽ¾àŽ¿àŽ½ » aoristo misto di ࡼµàŽºàâ€°
          àâ€žàŽ¿àŽ¯ » in attico è l’articolo àŽ¿à¡¼±, si riferisce ai Pili, tradurre con “essi”
          à¡¿¥àŽ­àŽ¶àŽ¿àŽ½ » “offrire sacrifici”, verbo a cui manca l’aumento, sebbene aoristo (ࡼàààŽµàŽ¶àŽ¿àŽ½)
                 » mentre Telemaco sbarca a Pilo, gli abitanti stanno compiendo dei riti sacri in onore di
                    Poseidone, dio protettore della città, a cui era abitudine offrire ecatombi di tori neri
                 » era costume fare delle ecatombi in onore di Poseidone (sacrificavano da 500 a 1000 animali)
                 » neri perché richiamavano al dio stesso: governante delle oscure profondità dell’oceano
                    (Poseidone inoltre prima di essere dio del mare era dio della terra, dell’oltretomba)
                 » il colore scuro in antichità veniva per questo associato agli occhi dei morenti, che venivano
                    descritti come offuscati, come se stessero già contemplando l’oscurità degli inferi
          àâ€žàŽ±àààŽ¿àâ€š àâ‚¬àŽ±àŽ¼àŽ¼àŽ­àŽ½àŽ±àŽ»àŽ±àâ€š » apposizione di ࡼ±àŽµààŽ¬
          ࡼàŽ½àŽ¿àÆ’àŽ¯àâ€¡àŽ¸àŽ¿àŽ½àŽ¹ » epiteto formulare di Poseidone, “scuotiterra”
          àŽºàâ€¦àŽ±àŽ½àŽ¿àâ€¡àŽ±àŽ¯àâ€žà¡¿Æ’ » eppiteto formulare di Nettuno, “dalle chiome cerulee”, perché è dio delle profondità
          ࡼàŽ½àŽ½àŽ­àŽ± » anafora che ripete l’aggettivo numerale “nove”
                » c’erano novi sedi con 500 uomini, per ogni sede immolavano nove tori (4500 persone)
                » nove era il numero di città su cui Nestore aveva il comando
          à¡¼â€¢àŽ´ààŽ±àŽ¹ » il dittongo àŽ±àŽ¹- si abbrevia, come succede ai dittonghi/vocale lunga seguiti da vocale breve
          ࡼ¥àŽ±àâ€žàŽ¿ » in attico è ࡼ¥àŽ½àâ€žàŽ¿, imperfetto di ࡼ§àŽ¼àŽ±àŽ¹, con desinenza ionica -àŽ±àâ€žàŽ¿
          àâ‚¬àŽ¬àÆ’àŽ±àŽ½àâ€žàŽ¿ » aoristo senza la presenza dell’aumento (ࡼàâ‚¬àŽ¬àÆ’àŽ±àŽ½àâ€žàŽ¿)
          ࡼàâ‚¬à¡½¶…àŽºàŽ±à¡¿â€“àŽ¿àŽ½ » è una tmesi (àâ€žàŽ¼à¡¿â€ àÆ’àŽ¹àâ€š) omerica per cui un verbo composto viene spezzato mettendo
          àŽ½àŽ·àÅ’àâ€š » in attico c’è la metatesi quantitativa (declinazione attica) » àŽ½àŽµàÅ½àâ€š
          ࡼàŽ¯àÆ’àŽ·àâ€š » in attico sarebbe ࡼ°àÆ’àŽ·àâ€š (l’eolico allunga la prima vocale)
          àÆ’àâ€žàŽµàŽ¯àŽ»àŽ±àŽ½ » enjambement insieme ad à¡¼â‚¬àŽµàŽ¯ààŽ±àŽ½àâ€žàŽµàâ€š che si riferiscono al verso prima
                    » è un verbo aoristo che non presenta l’aumento (ࡼ”àÆ’àâ€žàŽµàŽ¹àŽ»àŽ±àŽ½)
          àâ€žàŽ®àŽ½ » in attico sarebbe ࡼ€àâ€¦àâ€žàŽ®àŽ½ (si riferisce alla nave)
          ࡼ’àŽ²àŽ±àŽ½ » in attico sarebbe ࡼ’àŽ²àŽ·àÆ’àŽ±àŽ½, è un aoristo radicale con desinenza -àŽ½ (al posto d quella ionica ed
                  attica della terza plurale -àÆ’àŽ±àŽ½)
          ࡼàŽº…àŽ²àŽ±à¡¿â€“àŽ½'(àŽµ) » tmesi per far emergere il nome del protagonista Telemaco (in realtà è ࡼàŽºàŽ²àŽ±àŽ¯àŽ½àâ€°)
          à¡¼â€šààŽ± » particella che indica un’azione ripetuta (è come se dicesse che è abituale scendere dalla nave)
              » appartiene al linguaggio formulare con azioni normali che si ripetono (non si traduce)
          àâ€žàÅ’àŽ½ » è al posto di ࡼ€àâ€¦àâ€žàÅ’àŽ½
          àâ‚¬ààŽ¿àâ€žàŽ­ààŽ· » “per prima”, aggettivo predicativo riferito ad Atena-Mentore
                     ÃƒÆ’‚» tutte le parti declinabili nel genere che si riferiscono a Mentore sono al femminile
          àŽ³àŽ»àŽ±àâ€¦àŽºà¡¿¶àâ‚¬àŽ¹àâ€š » è un epiteto totemistico, “dagli occhi di civetta”, “dagli occhi azzurri”, “glaucopide”
                        » Atena ha questo epiteto dalla credenza che, essendo la dea della saggezza, sulla spalla
                           tenesse una civetta, che personificava la sapienza di cui la dea era rappresentativa
          àâ€¡àà¡½´ ࡼ’àâ€ž » per sinizesi (= fusione di due vocali nella lettura metrica) due sillabe misurano una lunga
          àâ€žàŽ¿à¡½’àŽ½àŽµàŽºàŽ± » è àâ€žàŽ¿à¡¿¦ (neutro) + ࡼ’àŽ½àŽµàŽºàŽ±, è prolettico rispetto a ciò cui si riferisce » fenomeno della crasi
          ࡼàâ‚¬àŽ­àâ‚¬àŽ»àâ€°àâ€š » forma di aoristo raddoppiato di ࡼàâ‚¬àŽ¹àâ‚¬àŽ»àÅ½àâ€° (in attico ࡼàâ‚¬àŽ¹àâ‚¬àŽ»àŽ­àâ€°)
          ࡽ‚àâ€ ààŽ± » congiunzione con valore finale, “per chiedere del padre”
          àâ‚¬ààŽ¸àŽ·àŽ±àŽ¹ » in attico è àâ‚¬ààŽ¸à¡¿Æ’
          àâ‚¬àŽ±àâ€žààÅ’àâ€š » è un’esclamazione, che evidenzia il termine spostandolo all’inizio del verso (epesegesi)
          àŽºààŽ¸àŽµ » aoristo forte e senza aumento
               » “dove ricopre la terra”, cioè “dove è morto, dove è seppellito”
          ࡼ°àâ‚¬àâ‚¬àŽ¿àŽ´àŽ¬àŽ¼àŽ¿àŽ¹àŽ¿ » genitivo singolare eolico con terminazione -àŽ¹àŽ¿ (in attico -àŽ¿àâ€¦)
                          » epiteto di Nestore, “dominatore di cavalli”, riferito spesso ai guerrieri
          àŽµà¡¼²àŽ´àŽ¿àŽ¼àŽµàŽ½ » congiuntivo esortativo di àŽ¿à¡¼·àŽ´àŽ± con vocale breve àŽ¿ al posto di àâ€° (congiuntivo indipendente)
          àŽ»àŽ¯àÆ’àÆ’àŽµàÆ’àŽ¸àŽ±àŽ¹ » infinito con valore di imperativo
          àŽ¼àŽ¹àŽ½ » in attico è àŽ±à¡½àâ€žàÅ’àâ€š
          àŽµà¡¼²àâ‚¬àŽµ » non c’è lo iato con àŽ½àŽ·àŽ¼àŽµààâ€žàŽ­àŽ± ( da à¡¼â‚¬àŽ¼àŽ±ààâ€žàŽ±àŽ½àâ€° = dire il vero, essere sincero) perché è preceduto
                 da digamma (ààŽµàŽ¯àâ‚¬àŽµ)
          ࡼààŽ­àŽµàŽ¹ » in attico si contrae in ࡼààŽµà¡¿â€“ (da àŽ»àŽ­àŽ³àâ€°) sottintende “a te”, “ti”
          àâ‚¬àŽµàâ‚¬àŽ½àâ€¦àŽ¼àŽ­àŽ½àŽ¿àâ€š » participio perfetto di àâ‚¬àŽ½àŽ­àâ€°, “ispirato” letteralmente, qui “saggio”
          àâ€žàŽ®àŽ½ » è in realtà àŽ±à¡½àâ€žàŽ®àŽ½ riferito ad Atena, retto da àŽ·à¡½’àŽ´àŽ±
          àâ‚¬àŽµàâ‚¬àŽ½ààŽ¼àŽµàŽ½àŽ¿àâ€š » prima era stato usato in riferimento a Nestore, ora per Telemaco ad evidenziare la
                             sua maturità tanto da paragonarlo ad un grande eroe, anziano ed esperto
                          ÃƒÆ’‚» verso 21 è formulare: “rispose allora giudiziosamente Telemaco”
          à¡¼â‚¬àŽ½àâ€žàŽ¯àŽ¿àŽ½ » avverbio, “di rimando”
          verso 22 » interrogativa diretta aperta dall’anafora di àâ‚¬à¡¿¶àâ€š, “come, in che modo”
          àâ‚¬ààŽ¿àÆ’àâ‚¬àâ€žààŽ¾àâ€°àŽ¼àŽ±àŽ¹ » è un congiuntivo dubitativo inserito in un0interrogativa diretta introdotta da àâ‚¬à¡¿¶àâ€š
                               » esprime la poca esperienza di Telemaco, che non sa neanche come salutare, come
                                  comportarsi davanti ad un adulto di tale importanza, gloria
          àâ€žàŽ¹ » accusativo avverbiale, “affatto”
          àâ‚¬àŽµàâ‚¬àŽµàŽ¯ààŽ·àŽ¼àŽ±àŽ¹ » letteralmente “mi sono esercitato”, quindi significa “essere esperti
          àâ‚¬àâ€¦àŽºàŽ¹àŽ½àŽ¿à¡¿â€“àÆ’àŽ¹àŽ½ » letteralemente “dense, fitte”, qui prende il significato di “sagge, accorte”
          àŽ±à¡¼°àŽ´à¡½¼àâ€š » posizionato all’inizio del verso per conferire enfasi
                 » con l’utilizzo di questo termine Omero ci suggerisce che la mentalità greca conferiva alla
                    figura dell’uomo anziano estremo rispetto e autorità, che derivano dall’esperienza
                 » qui emerge la posizione di Telemaco: chi sono io per rivolgere la parola ad un eroe come lui?
                 » Atena però lo richiama al suo compito, che va oltre a qualsiasi considerazione umana,
                    perché è stato voluto da un dio, ed è stato voluto proprio da Telemaco

APPROFONDIMENTO
Società della colpa e della vergogna
» in greco la colpa si dice àŽ±à¡¼°àŽ´à¡½¼àâ€š, il suo opposto è l’onore, àâ€žàŽ¹àŽ¼àŽ®.
» è un insieme di valori fondamentali collettivamente stabiliti e riconosciuti da tutti
» il valore fondamentale che viene messo a tema è quello derivante dal valore, dalla bravura in battaglia
» più sei valoroso, forte, abile nel combattimento, più onore e stima, autorevolezza, riconoscenza otterrai
» colui che si sottrae da questi valori viene chiamato ࡼ„àâ€žàŽ¹àŽ¼àŽ¿àâ€š, “disonorato”, e viene allontanato dalla comunità
» a colui che è più valoroso viene associata anche una bellezza esteriore, perché per la mentalità greca i due      
   aspetti (interiore ed esteriore) dell’uomo andavano combaciando (àŽºàŽ±àŽ»àŽ¿àÆ’àŽºàŽ±àŽ³àŽ±àŽ¸àÅ’àâ€š = bello e buono)
» l’uomo deve quindi adoperarsi per accrescere le sue abilità guerriere, avendo come scopo di accrescere     
   anche se stesso. Coloro che non ci riescono sono ritenuti di poco conto, ma coloro che si rifiutano di  
   adoperarsi e non accettano questa mentalità addirittura sono ritenuti indegni di essere uomini
» la vergogna è relativa alla comunità, la colpa invece è un rimorso interiore e individuale sebbene derivi da
   una situazione esteriore (i greci non distinguono i due termini, racchiudendoli in un unico concetto)
» l’uomo vero, a cui bisogna tendere (l’eroe) è sempre in rapporto con la collettività, che riconosce ciò che
   sei, la quale determina l’uomo stesso attraverso il parere comune (anche se non è sempre veritiero)
» per i greci un uomo era ciò per cui veniva riconosciuto dalla collettività

          àÆ’ࡿ‡àÆ’àŽ¹ » desinenza eolica del dativo plurale della prima declinazione (in attico àÆ’àŽ±à¡¿â€“àâ€š)
          àŽ±à¡½â€“àâ€žàŽµ » particella che indica che il dialogo tra i due continua, tradurre con “e disse di rimando”
          à¡¼â€šàŽ»àŽ»àŽ± » anafora che sottolinea la decisa avversione della dea nei confronti della poca stima che
                   Telemaco ha di se stesso (lo rassicura e sprona nello stesso tempo)
          àŽ´àŽ±àŽ¯àŽ¼àâ€°àŽ½ » il suo significato principale è quello di “spiritello, demone”, ma qui è “nume, entità divina”
                   » questo “nume” in realtà è Atena, ma non specifica nulla
                   ÃƒÆ’‚» qui Atena rimane molto vaga accennando a Telemaco che è protetto da un dio
          àŽ¿à¡½ àŽ³à¡½°à…àâ€žààŽ±àâ€ àŽ­àŽ¼àŽµàŽ½ » la ripetizione della negazione conferisce forza all’espressione (àŽ¿à¡½ colloquiale)
                                      » anche perché altrimenti significherebbe che anche Odisseo debba essere nato a
                                         dispetto degli dei, contro di loro; lo convince con la pura razionalità
          àâ€žààŽ±àâ€ àŽ­àŽ¼àŽµàŽ½ » infinito aoristo forte di àâ€žààŽ­àâ€ àâ€° con significato intransitivo
          ࡽ­àâ€š » “cos'”
          àŽ¸àŽµàŽ¿à¡¿â€“àŽ¿ » uscita ionica del genitivo singolare al posto di àŽ¸àŽµàŽ¿à¡¿¦; àŽ¸àŽµàÅ’àâ€š è sia maschile che femminile
          à¡¼â€šàŽ³àâ€¦ààŽ¹àâ€š » è la forma eolica dell’attico à¡¼â‚¬àŽ³àŽ¿ààŽ¬
          àâ€¦à¡¼±àŽ¬àÆ’àŽ¹ » dativo plurale di àâ€¦à¡¼±àÅ’àâ€š formato dal tema àâ€¦àŽ¹- con -àŽ±àÆ’àŽ¹ preso dalle eccezioni come àâ‚¬àŽ±àâ€žààŽ¬àÆ’àŽ¹
          àŽºààŽ­àŽ± » ha àŽ± breve
          ࡽ¡àâ€š » introduce una temporale
          àŽ¾àŽµàŽ¯àŽ½àŽ¿àâ€¦àâ€š » vocabolo omerico, in attico è àŽ¾àŽ­àŽ½àŽ¿àâ€š, “straniero, ospite”
          àŽ­àâ€žàŽ±à¡¿â€“ààŽ¿àŽ¹ » sono i compagni d’arme, che erano come una seconda famiglia per la mentalità greca
                   » qui infatti Nestore è si affiancato dai figli, ma circondato dai compagni
          à¡¼â€˜àŽ´ààŽ¹àŽ¬àŽ±àÆ’àŽ¸àŽ±àŽ¹ » in ionico à¡¼â€˜àŽ´ààŽ¹à¡¾¶àÆ’àŽ¸àŽ±àŽ¹; fenomeno della distractio (àŽ´àŽ¹àŽ­àŽºàâ€žàŽ±àÆ’àŽ¹àâ€š), un espediente meccanico
                             per cui si fa tornare il ritmo metrico alterato dalle contrazioni (attuato dai copisti attici
                             antichi) » si scrive davanti alla vocale contratta quella breve corrispondente
          à¡¼â€šàŽ½àâ€°àŽ³àŽ¿àŽ½ »  imperfetto da un verbo à¡¼â‚¬àŽ½àâ€°àŽ³àâ€° costrito sul sostantivo à¡¼â€šàŽ½àâ€°àŽ³àŽ±
          àŽàŽµàÆ’àâ€žàŽ¿ààŽ¯àŽ´àŽ·àâ€š » patronimico tiferito a Pisistrato, “figlio di Nestore”
          àŽ àŽµàŽ¹àÆ’àŽ¯àÆ’àâ€žààŽ±àâ€žàŽ¿àâ€š » era il figlio più giovane di Nestore (aveva circa la stessa età di telemaco)
                             » accostamento tra i due giovani, che si riconoscono compagni e coetanei
                             » nasce subito tra di loro una complicità legata direttamente all’età simile
                             » gli studiosi antichi pensano che sia stata un’aggiunta successiva fatta come
                                propaganda a Pisistrato (tiranno ad Atene nel 561-560 a.C.)
                             » a conferma di questa tesi sta che non lo si ritrova più come figlio di Nestore, né in
                                uno dei due poemi omerici, né in qualsiasi altra composizione poetica o non
                             » viene però accostato in altre opere a Telemaco come segno di amicizia perfetta
          ࡼàŽ½ » anastrofe di àŽºàÅ½àŽµàÆ’àŽ¹àŽ½ che è legato a ࡼàŽ½, c’è inoltre un enjambement si “su morbide pelli di pecora”
          à¡¼â€¢àŽ»àŽµ » in attico è àŽµà¡¼¶àŽ»àŽµ (da ࡼ-àÆ’àŽµ-àŽ»àŽµ)
          ࡼàŽ»àŽ¯à¡¿Æ’àÆ’àŽ¹ » termine traducibile con “mare”, ma la cui radice deriva da à¡¼â‚¬àŽ»àâ€š, à¡¼â‚¬àŽ»àÅ’àâ€š, “sale”
                  » Omero ogni volta che indica il mare ne dà una connotazione particolare differente
          àŽ´à¡¿¶àŽºàŽµ » aoristo mancante dell’aumento (dovrebbe essere ࡼ’àŽ´àâ€°àŽºàŽµ)
          ࡼ’àâ€¡àŽµàâ€¦àŽ± » in attico è ࡼ’àâ€¡àŽµàŽ±, aoristo debole con caduta di àÆ’ originario intervocalico
          àâ€¡ààâ€¦àÆ’àŽµàŽ¯à¡¿³ » è un enjambement riferito a ࡼàŽ½
          àŽºàŽ¿àààŽ·àŽ½ » termine omerico, ionico, in dorico è àŽºàÅ½ààŽ±, in attico è àŽºàÅ’ààŽ·
          àŽ±à¡¼°àŽ³àŽ¹àÅ’àâ€¡àŽ¿àŽ¹àŽ¿ » “egioco”, epiteto di Zeus, che viene caratterizzato dal suo scudo, l’egida, ricoperto con la
                          pelle della capra Amaltea che secondo il mito aveva nutrito con il suo latte Zeus da
                          bambino, una volta che la madre lo aveva nascosto sulla Terra per nasconderlo da Crono