Omelia Funerale di Giacomo Cornara – gennaio 2013

Nei primissimi giorni di gennaio 2013 si celebrano i funerali di Giacomo Cornara, un giovane di diciotto anni, morto il 29 dicembre 2012 durante una gita sulla neve a Macugnaga, mentre faceva snowboard. Si tratta di una famiglia particolarmente colpita, perché a settembre era morto suo padre Gianni di infarto. Anche in quel caso don Savino aveva celebrato i suoi funerali qui http://donsavino.blogspot.it/2016/12/omelia-funerale-gianni-cornara-27.html

Il cuore turbato, il nostro cuore è turbato: un momento di libertà e di felicità come sciare con i propri amici è diventato una voragine di dolore… anche San Paolo (seconda lettura) dice la stessa cosa, pone la nostra domanda “che diremo di queste cose?”.
A queste cose non si può rispondere con un discorso, sono cos’ grandi che Dio stesso non ha risposto con parole ma con una Presenza: è venuto Lui, si è fatto uomo, è nato da una donna come ognuno di noi, come Giacomo da sua mamma Monica.
Giacomo un giorno ha immaginato quello che stiamo vivendo noi adesso: mentre scendeva dalla montagna in auto con la mamma gli è venuto un pensiero “se mio fratello piccolo Emanuele morisse…” ha detto alla sua insegnante: “ho sentito un dolore cos’ grande, indicibile che l’ ho capito che Dio c’è”. Il primo luogo dove Dio prende carne è il nostro stesso cuore: “un dolore cos’ grande che ho capito che Dio c’è”, perché questo dolore è un grido che uno si trova dentro, è il bisogno del Mistero che si fa sentire, che Dio risponda…
Giacomo era mosso dal desiderio che la vita fosse piena, avesse un senso, che tutto fosse per lui come aveva visto in casa sua, dai suoi genitori. Come assimilarne l’esempio?
Un giorno Giacomo incontrò un mendicante, un barbone: ne fu cos’ scosso e mosso alla compassione che intu’ che “la legge della vita è darsi tutto per gli altri”. Per questo si interessava a tutto, in classe, a scuola,con gli amici…. La vita è rispondere… e questo con una gioia inquieta e positiva, un po’ da sognatore “che mi ha cambiato la vita” (cos’ scriveva il necrologio Benny) fino a incuriosirsi dell’esperienza cristiana di GS insieme a Giacomo.
Quando uno vive da uomo non sceglie quello che vuole ma abbraccia tutto quello che gli accade, anche il dolore, anche la prova più grande della morte del papà, che è il primo e privilegiato segno dello scopo della vita, del Mistero che ci aspetta in ogni cosa. Giacomo recentemente a scuola durante una lezione sui Promessi Sposi, legge l’episodio della monaca di Monza, l’insegnante fa notare il giudizio del Manzoni sulla vicenda della monaca: dice il Manzoni che Dio dà in ogni circostanza e situazione gli aiuti necessari per vivere in pace e serenità la propria condizione anche se percepita contraria e avversa a sé… Immediatamente qualcuno in classe dice che non è d’accordo con Manzoni… Giacomo dal fondo della classe alza la mano e dice “con tutto quello che è successo in casa nostra, la perdita del papà ecc.. mia mamma è felice e la nostra casa non è tranquilla come un convento”.
Nel vangelo Gesù dice “vado a prepararvi un posto”. “E del luogo dove io vado voi conoscete la via. Io sono la via,  la strada”. Come riconoscere la strada per essere cos’ come Giacomo, come so papà, come sua mamma? (lettera di Monica).
Dio si fa presente con volti di amici e persone che ci testimoniano lo sguardo che Gesù aveva verso chiunque incontrava. “Nulla può separarci dall’amore di Cristo, dallo sguardo di Cristo”. (San Paolo). “Non c’è amicizia più grande che testimoniarci a vicenda questo sguardo a cui nessuno possa sottrarsi”. (Carron)