Ondina che voleva essere “rapita”

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La storia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia

parte 2 di 7 – torna all’indice della Storia di Ondina Peteani in sette capitoli:

Nella città operaia, nella cellula del Partito Comunista compare il nome di Ondina Peteani. Non si tratta di una militante politica di vecchia data, è una ragazzina che in quell’agosto del 1940 ha da poco compiuto quindici anni. È nata il 26 aprile 1925 a Trieste, è più giovane del regime fascista che combatte, è nata in tempo di dittatura. Ma avere quindici anni non significa non poter essere utili: da tempo uno degli incarichi di Ondina è andarsene in treno a Padova e a Udine per portare tra gli operai copie della “Unità” e del “Avanti”. 
Questa ragazzina cresce per certi versi a “pane e comunismo”, un comunismo non da salotto o da teoria, un comunismo rischioso che porta dritti davanti al Tribunale Speciale. Nel 1942 lavora come operaia al cantiere di Monfalcone, sa usare il “tornio a revolver” una conoscenza che le tornerà utile ad Auschwitz. 
Nei suoi ricordi il ruolo dell’ambiente di lavoro è fondamentale per la crescita politica: “e così, da una parte i colleghi di lavoro e dall’altra un gruppo di studenti che frequentavo a Ronchi, attraverso chiacchierate e discussioni, cominciai ad interessarmi di problemi sociali e politici. Sia alcuni operai del cantiere, sia alcuni studenti, militavano già allora nelle file clandestine dell’antifascismo e quasi tutti erano comunisti ed io mi sentii progressivamente attratta da questi compagni ed infine cominciai a capire quanto eravamo incasermati” (3). Si tratta ancora soltanto di suggestioni e di discorsi, la resistenza armata è ancora qualcosa di distante, di epico e di elettrizzante per l’adolescente Ondina. “Allora in queste terre (soprattutto sul Carso) vi erano già operanti alcuni gruppi partigiani sloveni e parecchi ragazzi di queste località si aggregarono a queste formazioni. I loro familiari dicevano di non saperne niente, che i loro ragazzi erano stati rapiti (ovviamente per cercar di evitare le rappresaglie fasciste nei loro confronti). Da parte nostra, eravamo entusiasti e dicevamo a chi ci raccontava queste cose di dar loro anche il nostro indirizzo per farci “rapire” (4). 
La realtà che circonda Ondina è un presente fatto di guerra continua. Sin dal maggio 1941 il Partito Comunista Italiano e l’Osvoboldilna Fronta (il Fronte di Liberazione sloveno) collaborano nella lotta armata nella Slovenia occupata. L’invasione italo-tedesca della Iugoslavia ha prodotto un cambiamento profondo nei confini orientali italiani: la Slovenia è divenuta una nuova provincia e la vicina Croazia un regno satellite affidato al duca Aimone d’Aosta che ha slavizzato il suo nome in Tomislav II. 
A cavallo tra il Friuli e la Slovenia combattono le formazioni partigiane slovene e vi si affiancano anche i comunisti italiani. Di questi scontri si parla anche nel cantiere di Monfalcone e Ondina sogna di essere rapita, di andarsene in montagna. 
Nel 1942 il Partito Comunista Italiano si pone l’obiettivo di creare delle unità nazionali che, almeno inizialmente, siano di concreto supporto alla ben più organizzata attività slovena. Le trattative tra i comunisti italiani e gli sloveni portarono alla creazione nel marzo 1943 del “Distaccamento Garibaldi”, una piccola unità nella quale sarebbero dovuti confluire tutti i combattenti italiani che si trovavano inquadrati nelle unità partigiane slovene. Si trattava del primo distaccamento partigiano italiano.

(3) Testimonianza di Ondina Peteani conservata presso l’Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei Campi Nazisti di Milano, p. 1.

(4) Testimonianza di Ondina Peteani conservata presso l’Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei Campi Nazisti di Milano, p. 1.

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