POESIA

Vi proponiamo tre composizioni di Elena Cislaghi I A


NON POSSO PIU’

Io non so cosa fare,
senza il tuo amore,
il tuo amore ormai perduto,
come una foglia ormai morta,
come un amore ormai finito,
come senza te,
come io senza te
come il nostro cuore ormai staccato,
come …
come se,
in un grande buco,
in un grande cuore,
in un cuore frantumato
da una spina,
una spina di rosa
in un grande giardino di morti.
Non posso più amare,
amare come una volta,
non più amore,
non ho più lacrime,
ho solo dolore
sofferenza
nel mio cuore,
nel mio animo
da ragazza abbandonata
e sola
che sogna?
Una grande cosa:
la morte.


PUO’ SUCCEDERE

Non so se esiste veramente,
o solo nei miei sogni,
questo non lo so,
però so che può succedere,
però so che uno al mondo esiste
tutti sono sbruffoni, ma lui no
tutti non mi capiscono, ma lui si,
perché lui è speciale,
perché lui è diverso,
forse perché è più maturo,
non lo so,
però io so una cosa
è straordinario,
è dolce, romantico,
però questo non esiste,
non esiste
nel nostro cuore solitario,
nel nostro cuore impossibile
e malato
che nessuno può guarire,
e solo lui può capire,
con la giusta dose di amore,
l’amore che può succedere,
ma che è anche impossibile
e complicato,
come un labirinto
senza uscita,
come un malato
ormai morto
in un grande buco
un buco nero,
come tutti noi, persone
insensibili e
incapaci di vivere
incapaci di essere se stessi
incapaci di amare.
Io lo so,
tutti noi siamo dentro,
però lui no,
lui, con il suo amore,
con la sua dolcezza
e soprattutto,
con la sua sensibilità,
di un ragazzo
normale,
ma diverso,
di un ragazzo
solitario,
che piange per noi
per le nostre colpe
per il nostro cuore di pietra,
avaro nell’amicizia,
e sbruffone nell’amore,
di un ragazzo che sa amare,
di un ragazzo tragicamente solo
che chiede aiuto a noi,
di un ragazzo stanco,
stanco di tutto,
stanco di guerre,
stanco di odio,
stanco di solitudine,
stanco di indifferenza,
indifferenza che è fabbricata da noi,
dal nostro cuore,
dal nostro cuore incapace di capire,
incapace di vedere,
incapace di amare,
perché noi,
siamo in un grande buco nero,
noi siamo nel grande e orrendo buco nero,
buco del nulla.


SOFFERENZA

C’è sempre,
in ogni momento lei c’è.
Arriva, colpisce, scappa.
Ma molte volte ci rimane,
con ferite gravi.
Non si può sconfiggere,
ma si può solo accogliere,
con dolore,
con la morte,
come una grande mano
che accoglie un figlio,
come un Dio,
che accoglie noi,
pecorelle smarrite
in preda al panico
in preda alla morte
che ci circonda
come una grande sofferenza.