Prima prova esame di stato 2007

Esami di Stato 2006-2007

PRIMA PROVA SCRITTA

PROVA DI ITALIANO
(per tutti gli indirizzi: di ordinamento e sperimentali)


Svolgi la prova, scegliendo una delle quattro tipologie qui proposte


TIPOLOGIA A –  ANALISI DEL TESTO

Dante Alighieri, Paradiso, canto XI, versi 43-63 e 73-87: nel cielo del Sole Dante incontra san Tommaso d’Aquino, che gli narra la vita di san Francesco e ne esalta l’opera.

43

«Intra Tupino e l’acqua che discende

Intra Tupino Nocera con Gualdo: ampia descrizione del territorio, tra i fiumi Topino e Chiascio, il monte Subasio (scelto come luogo di eremitaggio dal beato Ubaldo), Perugia, Nocera e Gualdo, al centro del quale sorge Assisi, città natale di san Francesco

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del colle eletto dal beato Ubaldo

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fertile costa dalto monte pende,

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   onde Perugia sente freddo e caldo

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da Porta Sole; e di rietro le piange

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per grave giogo Nocera con Gualdo.

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   Di questa costa, là dov’ella frange

 

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più sua rattezza, nacque al mondo un sole,

un sole, / come fa questo talvolta di Gange: nacque un essere umano pieno di luce e calore, come talvolta ci appare il vero sole appena sorto in Oriente (dalle parti del fiume Gange)

51

come fa questo talvolta di Gange.

52

   Però chi desso loco fa parole,

Però: perciò

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non dica Ascesi, ché direbbe corto,

Ascesi: forma locale antica del nome di Assisi

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ma Orïente, se proprio dir vuole.

 

55

   Non era ancor molto lontan da lorto,

lorto: la nascita (dal latino ortus)

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chel cominciò a far sentir la terra

la terra: al mondo

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de la sua gran virtute ogni conforto;

 

58

   ché per tal donna, giovinetto, in guerra

per tal donnaa cui,la porta del piacer nessun diserra: venne in lite con suo padre a causa di una donna alla quale, come alla morte, nessuno apre volentieri la porta

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del padre corse, a cui, come a la morte,

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la porta del piacer nessun diserra;

61

   e dinanzi a la sua spirital corte

spirital corte et coram patre: davanti alla corte ecclesiastica (il vescovo e il clero) e in presenza del padre

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et coram patre le si fece unito;

63

poscia di dì in dì lamò più forte.

 

 

73

 

  Ma perch’io non proceda troppo chiuso

 

74

Francesco e Povertà per questi amanti

 

75

Prendi oramai nel mio parlar diffuso.

 

76

   La lor concordia e i lor lieti sembianti,

 

77

amore e maraviglia e dolce sguardo

 

78

facìeno esser cagion di pensier santi;

facìeno esser cagion di pensier santi: facevano nascere santi pensieri in altre persone

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   tanto che l venerabile Bernardo

venerabile Bernardo: Bernardo d’Assisi, primo seguace di san Francesco, e quindi primo a vestire come lui, che, imitando gli Apostoli, camminava scalzo

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si scalzò prima, e dietro a tanta pace

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corse e, correndo, li parve esser tardo.

 

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   Oh ignota ricchezza! Oh ben ferace!

 

83

Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro

Egidio Silvestro: anche loro di Assisi e tra i primi seguaci del santo

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dietro a lo sposo, sì la sposa piace.

 

85

   Indi sen va quel padre e quel maestro

Indi sen va: allude agli incontri con i pontefici per ottenerne l’approvazione, e alle future predicazioni di Francesco e dei seguaci in Italia e fuori

 

 

 

86

con la sua donna e con quella famiglia

 

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che già legava lumile capestro»

che già legava lumile capestro: già si cingeva con il rozzo cordone sulla tonaca, tipico dellOrdine francescano

Nel quarto cielo, quello del Sole, Dante, guidato sempre da Beatrice, ha incontrato una corona di dodici «fulgori», che sono le anime di altrettanti celebri sostenitori della fede religiosa. Uno di questi, san Tommaso d’Aquino, gli descrive in particolare le figure di san Francesco di Assisi, fondatore dellOrdine dei Francescani, e san Domenico di Guzman, fondatore dellOrdine dei Domenicani: l’uno e l’altro Ordine di fondamentale importanza nella storia della Chiesa a partire dal secolo XIII. [in realtà c’è un errore, in quanto San Domenico, nel canto successivo, sarà presentato da San Bonaventura, frate francescano, e non da San Tommaso, domenicano] La figura del primo viene presentata, nel discorso di san Tommaso, attraverso una distesa descrizione realistica dei suoi luoghi di origine e una precisa ricostruzione della sua vicenda biografica: giovanetto e figlio di un mercante, rifiutò l’agiatezza della famiglia e pubblicamente, davanti al vescovo della sua città, si spogliò di tutti i beni e dei vestiti per fare voto di povertà e in questo modo subito attrasse a sé altri giovani. Era nato così lOrdine dei frati francescani, riconosciuto poi dall’autorità papale.

1. Comprensione del testo

Individua nei versi riportati le tre parti della ricostruzione dell’evento: l’ambiente geografico, la scena iniziale della dedizione di Francesco alla vita religiosa, l’effetto di trascinamento sugli altri. Fai una parafrasi distinta delle tre parti, in non più di 20 righe complessive.

2. Analisi del testo

2.1. Anche senza dare una precisa spiegazione della descrizione topografica dei versi 43-51, rileva nell’insieme e commenta, per il suo effetto di plasticità e di realismo paesaggistico, la frequenza dei nomi di luogo e dei termini geografici e climatici.
2.2. Per Perugia si nomina, al v. 47, la Porta Sole, così detta perché rivolta a Levante, da dove entrava in città sia il freddo (proveniente dalle vicine montagne nevose d’inverno), sia il caldo (al sorgere del sole). Il sole richiama il vero Oriente geografico (specificato mediante il nome del grande fiume indiano, il Gange) e diventa anche simbolo per indicare la figura del santo, che «nacque al mondo» proprio come un sole. Commenta questo passaggio da una scena di ambiente naturale all’immissione di elementi simbolici.
2.3. Interpreta letteralmente l’espressione dei versi 49-50 «questa costa, là dov’ella frange / più sua rattezza», con la quale si indica la posizione topografica di Assisi.
2.4. Dante usa la forma locale antica del nome di Assisi, cioè «Ascesi». In questo modo, può ricavare dal nome un significato allegorico, derivato da un verbo e da un sostantivo che si adattano chiaramente ai valori della vita del santo: quale verbo e quale sostantivo?
2.5. Nei versi da 58 fino alla fine la scelta della povertà come ideale di vita viene illustrata ripetutamente con una terminologia particolare: individuala e commentala.
2.6. L’ardore ascetico genera anche foga e concitazione di movimenti. In quali versi e con quali termini Dante descrive questo effetto, generato nei seguaci dall’esempio di Francesco? Bada anche al ritmo di alcuni versi e alla presenza di esclamazioni.

3. Interpretazione complessiva e approfondimenti

Nella ricostruzione della vicenda di san Francesco, Dante ha condensato un ampio capitolo di storia religiosa del nostro Medioevo. Né va dimenticato che il poeta ha messo questa ricostruzione in parallelo a quella dell’opera di san Domenico, altro campione di quella storia, e che tutto l’episodio è affidato alle parole di san Tommaso, massimo teologo dell’epoca. Attraverso queste veloci scene ideate dalla sua fantasia, Dante evoca importanti questioni di assetto che andava assumendo al suo tempo la struttura della Chiesa, bisognosa di organismi controllati da regole.
Richiamandoti anche, se lo ritieni, ad illustrazioni figurative del santo, che ricordi, esprimi le tue considerazioni sull’importanza degli ordini religiosi, francescano e domenicano, nella storia della Chiesa e nella diffusione del messaggio evangelico nel mondo.

TIPOLOGIA B  -  REDAZIONE DI UN SAGGIO BREVE” O DI UN ARTICOLO DI GIORNALE”

(puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di saggio breve” o di articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano.

Se scegli la forma del  saggio breve”,  interpreta e confronta i documenti e i dati forniti e su questa base svolgi, argomentandola, la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Da al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro).

Se lo ritieni, organizza la trattazione suddividendola in paragrafi cui potrai dare eventualmente uno specifico titolo.

Se scegli la forma dell articolo di giornale”, individua nei documenti e nei dati forniti uno o più elementi che ti sembrano rilevanti e costruisci su di essi il tuo ‘pezzo.

Da all’articolo un titolo appropriato ed indica il tipo di giornale sul quale ne ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per attualizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarie o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).

Per entrambe le forme di scrittura non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

1.  AMBITO ARTISTICO – LETTERARIO

ARGOMENTO: I luoghi dell’anima nella tradizione artistico-letteraria.

DOCUMENTI

 

Chiare, fresche e dolci acque,

date udïenza insieme

ove le belle membra

a le dolenti mie parole estreme.

pose colei che sola a me par donna;

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

gentil ramo ove piacque

La morte fia men cruda

(con sospir mi rimembra)

se questa spene porto

a lei di fare al bel fianco colonna;

a quel dubbioso passo:

erba e fior che la gonna

ché lo spirito lasso

leggiadra ricoverse

non poria mai in più riposato porto

co langelico seno;

né in più tranquilla fossa

aere sacro, sereno,

fuggir la carne travagliata e lossa.

ove Amor co begli occhi il cor maperse:

F. PETRARCA, Il Canzoniere, CXXVI, 1345

 

 

 

Frate Lorenzo: Tu sei esiliato di qui, da Verona; pazienza, il mondo è grande e vasto.

Romeo: Non esiste mondo fuori delle mura di Verona: non c’è che purgatorio, supplizio, l’inferno stesso.

Essere esiliato di qui, vuol dire essere esiliato dal mondo e l’esilio dal mondo è la morte: l’esilio è dunque una morte sotto falso nome.

W. SHAKESPEARE, Giulietta e Romeo, atto III, scena III

 

 

 

Te beata, gridai, per le felici

désti a quel dolce di Call’iope labbro

aure pregne di vita, e pe’ lavacri

che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma

che da’ suoi gioghi a te versa Apennino!

d’un velo candidissimo adornando,

Lieta dell’aer tuo veste la Luna

rendea nel grembo a Venere Celeste;

di luce limpidissima i tuoi colli

ma più beata che in un tempio accolte

per vendemmia festanti, e le convalli

serbi l’itale glorie, uniche forse

popolate di case e d’oliveti

da che le mal vietate Alpi e l’alterna

mille di fiori al ciel mandano incensi:

onnipotenza delle umane sorti

e tu prima, Firenze, udivi il carme

armi e sostanze t’ invadeano ed are

che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco,

e patria e, tranne la memoria, tutto.

e tu i cari parenti e l’idïoma

U. FOSCOLO, I Sepolcri, 1806

 


 

 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

odo stormir tra queste piante, io quello

e questa siepe, che da tanta parte

infinito silenzio a questa voce

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

Ma sedendo e mirando, interminati

e le morte stagioni, e la presente

spazi di là da quella, e sovrumani

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

silenzi, e profondissima quïete

immensità s’annega il pensier mio:

io nel pensier mi fingo, ove per poco

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

il cor non si spaura. E come il vento

G. LEOPARDI, LInfinito, dai «Canti», 1819

 

 

«Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!…Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, simparò a distinguere dal rumore de passi comuni il rumore dun passo aspettato con un misterioso timoreAddio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio!»

A. MANZONI, I promessi sposi, VIII, 1840

 

Sempre un villaggio, sempre una campagna

Là nelle stoppie dove singhiozzando

mi ride al cuore (o piange), Severino:

va la tacchina con l’altrui covata,

il paese ove, andando, ci accompagna

presso gli stagni lustreggianti, quando

l’azzurra vision di San Marino:

lenta vi guazza l’anatra iridata,

 

 

sempre mi torna al cuore il mio paese

oh! fossi io teco; e perderci nel verde,

cui regnarono Guidi e Malatesta,

e di tra gli olmi, nido alle ghiandaie,

cui tenne pure il Passator cortese,

gettarci l’urlo che lungi si perde

re della strada, re della foresta.

dentro il meridiano ozio dell’aie;

G. PASCOLI, Myricae, 1882

 

 

«si udiva il mare che russava lì vicino, in fondo alla straduccia, e ogni tanto sbuffava, come uno che si volti e rivolti pel letto. Le stelle ammiccavano più forte, quasi s’accendessero, e i Tre Re scintillavano sui fariglioni colle braccia in croce, come Sant’Andrea. Il mare russava in fondo alla stradicciuola, adagio adagio, e a lunghi intervalli si udiva il rumore di qualche carro che passava nel buio, sobbalzando sui sassi, e andava pel mondo il quale è tanto grande che se uno potesse camminare e camminare sempre, giorno e notte, non arriverebbe mai, e c’era pure della gente che andava pel mondo a quell’ora, e non sapeva nulla di compar Alfio, né della Provvidenza che era in mare, né della festa dei Morti; così pensava Mena sul ballatoio aspettando il nonno.»

G. VERGA, da I Malavoglia, 1881

Quella, che tu credevi un piccolo punto della
terra, fu tutto.

Giovinetti amici, più belli dAlessandro e dEurialo,

per sempre belli, difendono il sonno del mio ragazzo.

E non sarà mai rubato questunico tesoro

L’insegna paurosa non varcherà mai la soglia

ai tuoi gelosi occhi dormienti.

di quella isoletta celeste.

Il tuo primo amore non sarà mai violato.

 

 

E tu non saprai la legge

Virginea sé rinchiusa nella notte