REALISMO

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PRIMA METÀ OTTOCENTO

Prevale il romanzo storico, con molte descrizioni e un massiccio intervento del narratore (Scott, Manzoni) oppure il romanzo più ricco di azioni e cronache (Stendhal)

 

SECONDA METÀ OTTOCENTO

È il periodo del romanzo dei naturalisti francesi e veristi italiani, che la realtà deve essere letta con gli occhi di uno scienziato. Il narratore è tendenzialmente un oggettivo indagatore dei meccanismi sociali.

 

DECADENTISMO

Tra ottocento e novecento sembra che prevalgano altre preoccupazioni e generi letterari. Al posto del romanzo realista vi è il romanzo psicologico, simbolico, intimista o addirittura l’antiromanzo, che mette in crisi radicalmente l’idea di un principio ordinatore della realtà. La realtà è un caos non razionalizzabile e non è identica per tutti (vedi il relativismo espresso nel romanzo Uno, nessuno e centomila   di Luigi Pirandello). La realtà si trasforma in una parvenza di realtà, un ricordo labile e frammentario (vedi il narratore inattendibile de La coscienza di Zeno di Italo Svevo)

 

NOVECENTO

Il novecento si trova, sia a livello storico sia culturale, impossibilitato a poter elaborare una nuova teoria o pratica del realismo, e non può far altro che rifarsi alle esperienze passate, tenendo presente anche il ruolo sempre più spiccatamente “commerciale” della narrativa, dal neorealismo di Pavese e Vittorini, alle vie intraprese personalmente da Moravia, Pratolini e Pasolini, fino al post-moderno (Tabucchi e Benni).

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